Senso ed attualità - Di di Diego Torre - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Senso ed attualità - Di di Diego Torre

Spiritualità > Il senso della Milizia
Premessa
Esiste un nemico “totale” con il quale non è possibile in alcuna misura alcun compromesso. Esso è per natura superiore all'uomo e lo odia di un odio tanto feroce ed implacabile, quanto per l'uomo  inconcepibile, come ci ricorda ripetutamente e instancabilmente la Sacra Scrittura.

“Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro cercando chi divorare” (1Pt 5,8).

La sua azione nella storia non è ovviamente un fatto trascurabile se sin dai primi passi dell'uomo sulla terra il suo influsso fu determinante a produrre il disordine nella stessa natura umana, corrotta dal peccato.
Questa presenza nella storia dell'umanità, soprattutto dopo l'incarnazione di N.S. Gesù Cristo,  è solitamente discreta per non suscitare reazioni, ma tende a palesarsi per quella vanità narcisistica che il nemico non sempre controlla e che lo spinge a manifestarsi quale padrone di un'umanità degradata e a lui sottomessa. Tale atteggiamento nella storia si è manifestato infestando, o addirittura suscitando, intere civiltà nelle quali al cannibalismo, all'incesto, alla schiavitù, alla pedofilia e ad altre pratiche ignominiose si accompagnarono manifestazioni magiche e sataniche dinnanzi ad idoli, la cui bruttezza rivoltante ne richiama la matrice diabolica.
Essa va in qualunque caso segnalata e combattuta; ignorarla è il miglior sistema per renderla vincitrice. Sappiamo di trovarci dinnanzi ad un nemico naturalmente più forte, ma ciò non ci scoraggia:“Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra salvezza nel Dio vivente” (1Tm.4,10). Va specificato che il termine “nemico”, frequentemente usato da san Massimiliano, va riferito a chi si oppone oggettivamente a Cristo e alla Chiesa, alla verità ed al bene. Ciò non implica alcuna animosità tendente all’odio verso le persone, bensì, semmai, all’amore. San Massimiliano, un po’ stupito, a proposito di Duns Scoto constatava: “Mi fecero impressione le parole della preghiera di Duns Scoto: Dignare me laudare Te, Virgo sacrata; da mihi virtutem contra hostes tuos. Non pensava qui a pagani od eretici ... e li chiama duramente hostes tuos” (SK 527). I nemici in questione erano sacerdoti e religiosi, avversari di un dogma che sarebbe stato definito soltanto molti secoli dopo, uomini dotti e stimati. E ancora: è nemico dell’Immacolata “tutto ciò che è macchiato di peccato, che non conduce a Dio, che non è amore; è tutto ciò che è prodotto dal serpente infernale, il quale è la vergogna personificata, tutti i nostri difetti, quindi tutte le nostre colpe” (SK 1331).

1. La vita come milizia spirituale
Che l'uomo viva inserito in una realtà spirituale di cui non molto conosce e quasi nulla saprebbe senza la rivelazione divina, è cosa certa. Ne deriva che l'azione dei cristiani e della Chiesa è stata ed è condizionata in tantissimi aspetti, e che la loro presenza sulla terra non può essere affatto pacifica, ma continuamente insidiata, attaccata e violentata da chi è posseduto da un odio preternaturale. Ne scaturisce quella dimensione della vita combattente e militante, brillantemente sintetizzata in Gb. 7,1: “Vita hominis super terram militia est”, che può ben essere considerato il motto araldico della M.I.. Tale dimensione non implica necessariamente scenari guerreschi, ma è riferita a quella condizione dell’essere, a quella continua scelta di campo, in nome della fedeltà, come quella fatta da Giobbe. Una opzione essenzialmente interiore, che si manifesta poi all’esterno con prese di posizione che impegnano dinnanzi al mondo.
Questa condizione belligerante dell'uomo ricorre spesso nella produzione paolina: ”prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi della verità, rivestiti con la corazza della giustizia... tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.” (Ef. 6,13).

2. La vita come milizia sociale
Ma tale condizione non è soltanto intima e personale. S.Agostino così sintetizza l'analisi della storia :”Due amori hanno fatto due città: l'amore di Dio fino al disprezzo di sé la città di Dio. L'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città del diavolo” (De Civitate Dei).
Ciò comporta che tutti i conflitti all'interno del cuore umano e della società terrena sono riconducibili in ultima analisi allo scontro di quelle due città. Infatti, chi o cosa può prescindere da Colui che affermò di essere l'alfa e l'omega della storia, Colui che ricapitolò in sé tutte le cose? E’ per tale ragione  che ha portato non la “pace, ma una spada”(Mt. 10,34)! Dopo la Sua venuta non vi può essere alcun dubbio che tutti gli aspetti della vita umana, personali e sociali, trovano in Lui il parametro di confronto e l'elemento di giudizio, come Egli stesso ci rivela.
E l'antico avversario? L'odio a Cristo, Capo del corpo mistico, sfogato durante la Sua passione, continua feroce contro le membra. “Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda col potere delle tenebre; lotta incominciata sin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno” (Gaudium et Spes 33). Quel leone furente infatti non cessa un attimo di  “far guerra contro il resto della Sua [della Donna] discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Ap.12,17).
E noi? Fu già detto all'inizio dei tempi: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”(Gn. 3,15). Premesso che tale inimicizia è inestinguibile ed inconciliabile, i componenti dei due schieramenti ne sono conseguenzialmente coinvolti, in modo più o meno consapevoli ed in varia misura. A noi militi allora la coscienza, l’onore ed il merito di andare a costituire quel calcagno, umile e valoroso,  per mezzo del quale verrà schiacciata la testa del serpente.  Nessuno può fregiarsi del titolo di milite ed estraniarsi da questo apocalittico scontro che terminerà alla fine della storia con la vittoria di Cristo Re, e, per quanto possiamo giudicare, avrà un suo primo esito nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che la Vergine SS. ci ha promesso a Fatima.

3. La milizia sociale della Chiesa
In questa prospettiva e dinnanzi a tale offensiva, la Chiesa e le società civili ispirate al Vangelo (le cristianità), disposero nel corso dei secoli tutta una serie di strutture di difesa, differenziate per aree d'intervento.
Innanzitutto il magistero dei pontefici si innalzò a difendere la giovane Chiesa contro le eresie che tentarono subito di soffocarla. Non fu un compito irrilevante e la sacra gerarchia continua ad adempierlo fedelmente, conscia che il ruolo di Pietro è quello di confermare nella fede i fratelli. San Massimiliano definì “il suo [del serpente] enorme corpo composto dalle più svariate  eresie dei vari tempi e luoghi” (SK 1330), così ribadendo chi sia  il loro diretto ispiratore.  La lotta contro di esse pertanto non può essere ricondotta a dispute fondate soltanto sulle miserie  umane, come vorrebbe certa storiografia, falsamente ecumenista.  Ma sono le armi mistiche certamente le più importanti: i sacramenti (innanzitutto la S.Messa), le     preghiere, il sangue dei martiri, le penitenze e le buone azioni dei fedeli. Dispiegate in tutti i  tempi ed in tutti i luoghi, mescolate al sangue preziosissimo di Gesù, esse sono la prima garanzia del “non prevalebunt”.   Un grande ruolo svolgono pure gli esorcismi contro le possessioni e le infestazioni diaboliche;   le quali hanno almeno il pregio dell’evidenza del loro sinistro ispiratore.
Contro la malvagità e l'ingiustizia sorse nel cosiddetto medioevo la cavalleria, in difesa degli  umili e della giustizia, calpestati dai prevaricatori e dai violenti. Questa ultima istituzione è uno  dei gioielli più preziosi delle civiltà cristiane e generò un'autentica cultura del valore guerriero, congiunto alla cortesia e alla gentilezza.  Per nutrire ed assistere  i poveri ed i malati sorsero nei secoli numerosi istituti religiosi ed opere  di carità che si prodigarono eroicamente per sostituire la lacunosa carità dei singoli e combattere  l'egoismo, il degrado sociale e la miseria. Su questa linea si mossero altresì le mille intuizioni ed   iniziative suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, nella società civile e nell'autorità politica,  contro la corruzione morale, le strutture di peccato, l'ignoranza scolastica e professionale, la  stessa schiavitù, risorta alla fine del medioevo.  La Chiesa e i cristiani avvertono pure il dovere di farsi promotori della bellezza artistica,   letteraria, architettonica, filosofica, musicale, scientifica e tecnologica, in antitesi a quanto è   istintivo, caotico, barbaro, inelegante, approssimato, animalesco, scientificamente falso.  E quando non vi era pace per la Terrasanta ed i suoi pellegrini, a causa delle persecuzioni degli  infedeli, la Chiesa diede vita a quegli ordini monastico-guerrieri che trovarono il loro principale mentore in San Bernardo di Chiaravalle, che domanda provocatoriamente: “se sono beati coloro  che muoiono nel Signore,  non lo saranno molto di più coloro che muoiono per il Signore?” (De Laude Novae Militiae). Seguendo questa ispirazione, migliaia di uomini spesero la loro vita, non  solo in Palestina, ma anche in Spagna, a Lepanto, e sulle coste e nelle acque del Mediterraneo   contro la pirateria schiavista dei saraceni. Durante il corso dei secoli famiglie, corporazioni, università,comuni, principati, repubbliche,   imperi,culture, civiltà sono state costruite nello spirito del Vangelo, combattendo istinti  materialisti, individualismi sfrenati, eredità negative del mondo pagano, barbarie primordiali,  culture degenerate, ideologie antiumane, strutture di peccato di tutti i tipi. Milioni di cristiani si  sono sacrificati in questo sforzo che aveva come obiettivo la difesa e la piena realizzazione della  persona umana e la costruzione di una società a misura d'uomo.

4.Gli elementi della milizia
In tutte queste modalità d'intervento ricorrono tre elementi:
- un nemico da combattere che trae ispirazione dal principe delle tenebre e dai suoi accoliti terreni, più o meno consapevoli;
- il dovere di carità nella difesa di pauperes e minores;
- la propria santificazione, conseguita in questo servizio.
E’ facile dedurre quindi che nella storia della Chiesa sia fiorente un’autentica vocazione, fondata su questi tre elementi.
Giovanni Paolo II alla scuola di fanteria Cecchignola, dell'esercito italiano, dichiarava il 02.04.89: “Il nucleo stesso della vocazione militare non è altro che la difesa del bene, della verità e soprattutto di quelli che sono aggrediti ingiustamente”. Se tali considerazioni del Sommo Pontefice sono applicabili a soldati a servizio di una patria terrena, a maggior ragione sono riferibili a qualunque milite, arruolato nell’esercito celeste. E se è “vocazione” nel primo caso, tanto più lo sarà nel secondo.

5.La milizia in San Massimiliano
Il nostro san Massimiliano respirò questa spiritualità in famiglia ed in patria sin dalla giovinezza e non è certo casuale che l'ispirazione (che egli attribuì all'Immacolata, come scrive al P.Pignalberi il 27 novembre 1918) a fondare la M.I. gli venne dopo avere assistito alle processioni massoniche del 1917 a Roma. La manifestazione del male che offende il Vicario di Cristo e l'immagine dell'Arcangelo Michele, la visione del popolo cristiano offeso nei suoi valori più alti, si innescano nel suo spirito combattivo come un detonatore nell'esplosivo. Come reagire ad un'offensiva di un esercito da sempre all'attacco, se non creando una truppa scelta della Chiesa, che fosse in grado di conoscere, denunciare, confutare l'errore nemico “studiando contemporaneamente i movimenti anti-religiosi del nostro tempo, le loro fonti, i loro metodi, gli effetti, ecc” (SK. 1327) e convertire l'errante? Una Milizia, appunto? E chi poteva dirigerla se non Colei che ha già schiacciato le eresie del mondo intero e di cui è scritto profeticamente: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”(Gn. 3,15)? Dichiara  il nostro a Cracovia il 20 ottobre 1922: “Noi siamo testimoni di una febbrile attività diretta contro la Chiesa di Dio, di un’attività che purtroppo, non è senza frutti e che ha a disposizione propagatori senza numero”. Prosegue elencando le organizzazioni avverse e le loro attività in Polonia, per poi concludere: “Tutto questo lavoro, però, è soltanto una premessa. Solo dopo queste avanguardie viene il grosso dell’armata nemica: e chi è costui? Di primo acchito potrà sembrare esagerata l’affermazione che il principale, il più grande e il più potente nemico della Chiesa è la massoneria”, che il santo ha visto in azione a Roma, e di cui conosce la filosofia gnostica e gli attacchi condotti contro la Chiesa e le cristianità negli ultimi secoli.  Di ciò è talmente convinto che la conversione dei massoni è uno degli scopi fondanti della M.I..
Ed insiste sul “Cavaliere” del gennaio 1923 : “Su tutta la faccia della terra, in una parte in modo più debole, in un’altra con maggiore accanimento, ferve una lotta contro la Chiesa e la felicità delle anime. Il nemico si manifesta sotto abiti diversi e denominazioni diverse”. E li elenca: socialismo, bolscevichi, materialisti, teosofia, studiosi della sacra scrittura, ed altri protestanti; “un fronte di battaglia compatto contro la Chiesa”. Si! E' proprio una guerra, non ”con l'ausilio di carabine, di mitragliatrici, di cannoni, di aerei, di gas asfissianti; tuttavia è un'autentica guerra”. (SK1075). Certo, essa da parte nostra è condotta “non con creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male” (Ef. 6,12). Ma non vi è dubbio che il nemico ha stretto solide alleanze con tanti uomini, più o meno consapevoli di servirlo; apprendiamo da Ap. 13 che “ha suscitato la bestia del mare “ lo strapotere statale, che ha “ogni potere su ogni razza, su ogni popolo, lingua e nazione”. “Le fu pure concesso di condurre guerra contro i santi e di vincerli” . Egli ha suscitato anche quell’agnello mascherato, il falso profeta, ovvero una falsa filosofia, che si serve anche della scienza, per “trascinare gli uomini ad adorare quella prima bestia”, ovvero ad idolatrare lo stato. Ma la sua connotazione più terribile è che questa guerra passa anche attraverso ciascuno di noi e ci dilania internamente.

6.I mezzi della milizia
Approfondita la natura e la strategia del nemico, cosa dovrà fare una siffatta milizia, se non trovare i mezzi del contrattacco? “Tutte le invenzioni debbono essere innanzitutto al suo servizio e poi per altri scopi: l'arte, la letteratura, il teatro, il cinema, la produzione libraria, il giornalismo, la radio ecc. Ma prima di ogni altra cosa noi stessi, fino al completo annientamento del nostro io, all'olocausto totale senza alcuna riserva o limitazione [la consacrazione]...” (SK 991). Non è forse questa la fedeltà che si chiede ad ogni soldato; ovvero l'assoluta dimenticanza di sé derivante dalla massima adesione alla causa per la quale milita? Non è forse quell'agostiniano“amore di Dio fino al disprezzo di sé”?  “Prendi anche tu la tua parte di sofferenze come un buon soldato di Cristo Gesù. Nessuno, quando presta servizio militare, s'intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato” (2Tm.2).
Il milite inoltre sa “che l'unico mezzo di salvezza contro il dominio di satana, che oggi va espandendosi nel mondo, è l'ardente devozione ed imitazione dell'Immacolata”(SK 1254). Solo nella M.I. il soldato è chiamato a “transustianzarsi” nel suo generale, perché sa che così “debelleremo nel modo più rapido e più perfetto il male nel mondo intero. Ciò avverrà allorché ci lasceremo guidare da Lei nella maniera più perfetta. E' questo il problema più importante ed unico”(SK 1160). E questo rende la M.I. un esercito veramente unico.

7.Gli obiettivi della milizia
E quale sarà la strategia seguita da questa milizia? “Difendere la religione è per noi troppo poco, ma si esce dalla fortezza e fiduciosi nella nostra Duce andiamo fra i nemici e facciamo la caccia ai cuori per conquistarli all'Immacolata” (SK 206). “Non solo difendere la fede, contribuire alla salvezza delle anime, ma con un ardito attacco, non badando affatto a sé stessi, conquistare un'anima dopo l'altra, un avamposto dopo l'altro, inalberare il Suo vessillo sulle case editoriali dei quotidiani, della stampa periodica e non periodica, delle agenzie di stampa, sulle antenne radiofoniche, e sugli istituti artistici e letterari, sui teatri, sulle sale cinematografiche, sui parlamenti, sui senati, in una parola dappertutto su tutta la terra; inoltre vigilare affinché nessuno riesca a rimuovere questi vessilli” (SK 199). E qui viene superata l'audacia e l'ambizione di qualunque soldato: una conquista senza limiti, una fiducia senza pari, un amore illimitato, che non porta alla distruzione del nemico ma alla sua conversione alla verità, che è la maggiore delle carità.

8.Obiezioni
Il linguaggio kolbiano viene ritenuto da taluni duro ed inadeguato. In verità si riscontra in esso tutta l’intransigenza e lo spirito cavalleresco di san Francesco d’Assisi. Il gusto dell’avventura, della conquista, con sfumature da beau geste; ed insieme, la coerenza, la fermezza, la fedeltà, l’abbandono in Dio, la sicurezza della vittoria. E’ verosimile invece che, proprio nel nostro tempo, pigro, lassista e relativista,  tale linguaggio, raro e graffiante, possa scuotere le coscienze. Non è certamente un linguaggio che possa lasciare indifferenti, e, in un mondo che va perdendo tutte le identità, rappresenta un’identità “forte”. Che il non usarlo sia l’ennesima occasione perduta per la M.I.? Che la limitata presenza di giovani nelle nostre fila derivi anche da questo?
Tale linguaggio è in qualunque caso veritiero, è lo stile evangelico del Si Si No No. Perché annacquare, sminuire, adulterare il vino preziosissimo che ci è stato consegnato? Perché ritenere l’umana prudenza superiore alla divina saggezza? Tra il linguaggio del nostro fondatore e quello di Gesù vi sono tantissime affinità: immediatezza, incisività, totale lealtà, misteriosa attrazione dei cuori. In questo tempo di terribile scristianizzazione e conseguente disumanizzazione, questo è il linguaggio più adatto per una nuova implantatio evangelica. Certamente, chiamare pallottola la medaglia miracolosa non serve più. Ma proclamare che è in atto una guerra planetaria contro l’uomo, le sue leggi naturali e la sua dignità e che tale guerra ha origini preternaturali e strategie raffinate ed efficienti, è qualcosa che può rientrare nella percezione anche dell’uomo comune, infelice, insoddisfatto e preoccupato. Ciò va fatto con uno stile vivace, dinamico, quasi giornalistico.  E’ in tal senso che va ripreso il linguaggio-messaggio kolbiano!
Sarebbe triste che tanta “prudenza” e tanto imbarazzo verso di esso, derivassero da conformismo e rispetto umano. Il timore di ferire orecchie delicate o di scontrarsi con giganteschi Golia non può, né deve, tarpare le ali della verità cristiana; né la marcia della M.I.

9.Il futuro della milizia
Scrive P. Simbula: “la M.I. non ha raggiunto quello sviluppo che prometteva ai tempi di P. Kolbe, non è riuscita a risvegliare la vocazione all'apostolato di grandi masse di cattolici e a coagularne l'impegno intorno a sé; in una parola non è riuscita ad esplicitare tutte le potenzialità racchiuse nei principi teologici e spirituali che stanno a fondamento della sua origine. Forse all'Ordine ed ancor più ai militi sono mancati il coraggio, il fervore e l'intelligenza e soprattutto la fede che dimostrò San Massimiliano...” (La Milizia dell'Immacolata – Natura Teologia Spiritualità). Lo stesso santo, dinnanzi alle solite lamentele ammoniva: “Di fronte agli attacchi tanto duri di nemici della Chiesa di Dio è lecito rimanere inattivi? Ci è lecito forse lamentarci e versare lacrime soltanto? No affatto. Ricordiamoci che al giudizio di Dio renderemo strettamente conto non solamente delle azioni compiute, ma Dio includerà nel bilancio anche tutte le buone azioni che avremmo potuto fare, ma che in realtà avremo trascurato. Su ciascuno di noi pesa il sacrosanto dovere di metterci in trincea e di respingere gli attacchi del nemico col nostro petto”. (SK 1023). Pertanto la M.I. deve ritornare alle grandi radici poste dal suo santo fondatore e trovare nella fedeltà ad esse la propria identità di associazione profetica e militante, attenta alla comunicazione e alla cultura di massa, fedele al magistero. Ivi assumerà nuovo slancio e ruolo, rispettando e valorizzando quelle leggi fisiologiche di ogni società umana, basate sulla natura dell'uomo stesso, che ne decretarono il successo dei primi decenni di vita. Infatti “alla base di ogni movimento deve esserci dunque un'idea veramente feconda ed avvincente, un ideale, la cui brama a guisa del cuore, trasmetta un impulso vitale ed irresistibile a tutte le membra” (Pio XII, Al CIF, 14.10.56).
Allora la M.I. sarà vittoriosa!
Diego Torre

 
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