Essere Milite del Card Moreira Neves - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

Milizia Dell'Immacolata di Sicilia

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Essere Milite del Card Moreira Neves

Scritti > Spiritualità > Il senso della Milizia
La prima forma di «milizia » che noi dobbiamo esercitare è una milizia all'interno di noi stessi. Il combattimento all'interno di noi stessi è cioè una lotta e uno sforzo quotidiani per crescere cristianamente e per essere ogni giorno più cristiani, oggi più di ieri e domani più di oggi.

Questa forma di milizia è la prova dell'autenticità di ogni altro combattimento che noi dobbiamo svolgere nella nostra vita. Se non incominciamo con questa lotta all'interno di noi stessi, sarà molto difficile che noi possiamo essere  « militi » di Cristo in altri campi. Leggevo l'altro giorno questo pensiero di un Santo, che mi ha fatto meditare a lungo perché porta in sé tutta una lezione. Diceva: « Anche se noi ci sentiamo ogni tanto scorag­giati perché non possiamo cambiare il mondo, c'è un piccolo angolo di mondo che possiamo sempre cambiare, ed è il nostro cuore». Ebbene, la prima «milizia» per noi consiste esattamente in questo « cambiare il nostro cuore », che nel Vangelo è chiamata «conversione ». Ogni giorno siamo chiamati a gettare uno sguardo pieno, non di paura e di sfiducia, ma di amore e di fede nel Signore, per capire il nostro ideale e sapere dove dobbiamo arrivare; uno sguardo che sia nello stesso tempo stimolo per il nostro cammino per arrivare là dove il Signore ci aspetta.


Ma che cos'è in definitiva questa « milizia » all'interno di noi stessi? Io direi: è una lotta per essere sempre più generosi con Dio, vincendo l'egoismo che tutti noi portiamo dentro, è e mi rivolgo soprattutto ai giovani - un combattimento per essere sempre più puri e casti, in accordo con l'immagine lumi­nosa che ci dà l'Immacolata.
Il Papa Giovanni Paolo I diceva appunto l'altro giorno, rivolgendosi ai giovani: «Bisogna costruire un mondo più pulito, ma più mondo più pulito si fa con uomini più puliti ». Questa dev'essere per noi lotta quotidiana: costruire nel nostro cuore questa «pulizia», questa purezza che è come lo sguardo di Dio dentro di noi. Il Signore dice nel Vangelo che la luce degli occhi è l'immagine della luce del cuore (cf. Mt.: 6,22 s); ebbene, noi siamo invitati a possedere questa luce, questi occhi luminosi per portare in noi stessi la luce di Dio, questa purezza interna, per aiutare il mondo ad essere più puro e più pulito.


Milizia: testimonianza verso gli altri

Questa milizia, questo combattimento all'interno di noi stessi non basta; bisogna che gli altri vedano chiaramente che quei « militi », di cui parla S. Paolo, siamo noi. Ed ecco allora che la milizia interna si fa milizia di testimonianza. Questo è il secondo modo di combattere per Cristo e con Cristo: dare vera ed autentica testimonianza della nostra vita cristiana, non avere né paura né vergogna di dire e di mostrare a tutti che noi cre­diamo in qualcosa, e che per questo qualcosa viviamo e di questo qualcosa vogliamo parlare liberamente, se è opportuno; dimostrare con ogni mezzo lecito e in ogni occasione che la nostra vita si costruisce su questo « qualcosa » in cui ferma. mente crediamo.


Dice un autore francese: « Se noi non viviamo come pensiamo, finiremo per pensare come viviamo ». Cioè: se non eleviamo, se non mettiamo la nostra vita all’altezza del nostro ideale, finiremo per abbassare l'ideale alla piccola statura della nostra vita. C'è quindi bisogno di coerenza, c'è da trasferire nella nostra vita la forza del nostro credo, il potenziale del nostro ideale: questo si chiama testimoniare, cioè dimostrare agli altri la bontà di quello in cui crediamo.


A questo punto non posso evitare una parola forse troppo pronunciata e poco vissuta, ma che rende esattamente la nostra posizione: l'identità cristiana. Il mondo attuale ha bisogno di cristiani responsabili e molto coraggiosi per dimostrare a tutti la propria identità. Dicevo tempo fa a dei giovani in occasione della Confermazione che avevo loro amministrato: « Vi raccomando dal profondo del mio cuore, non fate della vostra fede un fazzoletto sporco che si nasconde in tasca, ma una bandiera che si mostra a tutti con orgoglio ». Il mondo vuole cristiani che non hanno paura e che affermano la loro identità senza compromessi in tutte le circostanze, pagando anche il prezzo della loro testimonianza. Il prezzo sarà ora l'insulto, ora il disprezzo, ora la persecuzione, forse anche fisica; sappiamo che in tanti;paesi i cristiani pagano di persona, ma è proprio di questi che il nostro mondo ha bisogno. P. Kolbe ce lo insegna.


E non mi dite che viviamo in un mondo pluralistico e per­ciò autorizzati ad essere cauti. Io rispondo: no! Il mondo pluralistico è quello in cui ognuno rispetta le credenze dell'altro e professa la propria fede; altrimenti non c’è pluralismo, ma un mondo in cui tutti fanno finta di non credere in niente per non offendere gli altri. Rispettando le convinzioni degli altri non debbo rinunciare a dimostrare chiaramente la mia fede, la mia identità cristiana: in questo solo modo possiamo accettare il pluralismo. Purtroppo non sempre i cristiani si comportano così, poiché, in nome di un comodo pluralismo, spesso nascondono e falsano la loro identità.

Milizia » invece vuoI dire testimoniare; quindi, dimostrare con franchezza la propria fede, annunciare il Vangelo come hanno fatto Maria e gli Apostoli.


Milizia: arte del combattere

« Milizia » significa anche saper combattere e lottare per la propria fede. E in questo senso sono stato colpito da una frase degli  Statuti », che dice press'a poco così: « Nella M.I. noi impariamo dalla Madonna che ha saputo sempre combattere, non combattere le persone, che anzi dobbiamo amare, ma l'er­rore » (cf Statuti, 7). Non possiamo tuttavia agire da farisei, denunciando continuamente gli errori degli altri e dimenticando i propri difetti; per questo si è detto già che la nostra prima milizia è: combattere noi stessi. Quando dalla Parola di Dio e dal Magistero della Chiesa noi abbiamo imparato la sacrosanta Verità rivelata, non possiamo tradirla andando a braccetto con l'errore. Dobbiamo invece, al momento giusto e con la parola giusta, saper dire: questo non s'addice a un cristiano, tale punto non va d'accordo con il Vangelo. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare l'errore ovunque si trovi: nell'ingiustizia sociale, nell'oppressione degli altri, nella ricchezza sfrenata di alcuni, nello sfruttamento dei poveri, nella pornografia, nella droga, ecc. Dobbiamo saper combattere con gioia in nome della Verità, rivelata da Cristo e custodita dalla Chiesa.

Questo tipo di « milizia » però costa, perché saremo attaccati. A volte ci accuseranno di fariseismo e di accondiscendenza esagerata all'autorità; altre volte ci diranno: «voi siete degli arretrati, perché il mondo è già cambiato », come se il cambia mento del mondo volesse significare che la menzogna può divenire verità. E' vero che il mondo cambia, ma la verità non cambia; perciò, in questo mondo, come in tutti i mondi avvenire, la verità sarà sempre verità. Però la verità ha sempre bisogno di coloro che sanno conoscerla; perciò dobbiamo studiare, aggiornarci, catechizzarci, per poi difenderla con umiltà e saggezza, affidati al Signore nella preghiera. Per quanto riguarda noi, dobbiamo essere consapevoli che siamo peccatori, ma anche convinti che Dio è con noi, se denunciamo l'errore e la menzogna là dove essi si trovano.

Roma, 5 settembre 1978  -
Card. Moreira Neves

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