Le radici francescane della M.I. - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

Milizia Dell'Immacolata di Sicilia

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Le radici francescane della M.I.

Scritti > Spiritualità > Il senso della Milizia
 
Per capire pienamente la M.I. è necessario portare il nostro sguardo anche al ricco patrimonio teologico-spirituale del francescanesimo, all'interno del quale crebbe e operò San Massimiliano. Si può constatare come siano numerosi gli elementi francescani disseminati nella M.I. La stessa mariologia del Kolbe trova profonde radici in quella di San Francesco. Di conseguenza, se si ignorasse l'aspetto francescano della M.I. si finirebbe per impoverirla, come, d'altra parte, il francescanesimo può e deve trovare nella M.I. un rinnovato stimolo apostolico.
 
 
1.  I principi ispiratori della vita cristiana in P.Kolbe
 
Padre Kolbe concepì la Milizia dell'Immacolata come una particolare via alla santità e all'apostolato, in cui la Vergine Immacolata è presa come modello e forza ispiratrice. L'Immacolata risponde perfettamente a questo compito di modello perchè realizza in modo eccellente gli scopi originari della creazione divina. "Il vertice della creazione che torna a Dio è l'Immacolata... in Lei avviene il miracolo dell'unione di Dio con la creazione..."
 
La Vergine Immacolata come ideale di vita trinitaria in noi; come modello di una profonda unione interiore con lo Spirito Santo e in lui con il Padre e il Figlio. Per meglio realizzare questo ideale P.Kolbe crede necessario l'affidarsi all'Immacolata, mettendosi nelle sue mani come cosa, strumento, proprietà, fino ad identificarsi con lei. La povertà e l'obbedienza sono mezzi indispensabili ed efficaci per raggiungere ed esprimere la perfetta consacrazione alla Immacolata. Scorgiamo in questa ispirazione di fondo la matrice francescana.
 
1.1 La vita trinitaria e mariana in San Francesco
 
L'affinità tra Kolbe e San Francesco è presente innanzi tutto nel motivo ispiratore della vita cristiana: la comunione con le tre persone divine, ad immagine di Maria, "Vergine fatta Chiesa". L'ideale per San Francesco è una vita secondo il vangelo, il che corrisponde ad avere " Lo Spirito del Signore e le sue opere". La perseveranza in questo spirito equivale a costruire in noi una dimora alla Santissima Trinità:
 
" E tutti coloro che faranno tali cose e persevereranno fino alla fine riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed Egli ne farà la sua dimora, e saranno figli del Padre celeste di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi, quando per lo Spirito Santo l'anima fedele si unisce a Gesù Cristo. Siamo fratelli suoi, quando facciamo la volontà del Padre suo che è in cielo. Siamo madri sue, quando lo portiamo nl cuore e nel nostro corpo con l'amore e con la pure e sincera coscienza..."
 
Anche in San Francesco il modello più perfetto della vita trinitaria è la Madonna. Nel saluto alla Vergine la colloca subito in un contesto trinitario: "Ti saluto, Signora santa, Regina santissima, Madre di Dio, Maria, che sempre sei Vergine, eletta dal santissimo Padre celeste e da lui, col santissimo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata"
 
Gli studiosi hanno fatto osservare che pregare la Madonna in contesto trinitario e col titolo di Sposa dello Spirito Santo è una creazione geniale della pietà francescana. In San Francesco manca il privilegio dell'Immacolata concezione, perchè ai suoi tempi era una dottrina ancora sconosciuta, tuttavia è particolarmente esaltata la santità della Vergine. In ogni caso all'interno della famiglia francescana ben presto viene accolta la dottrina dell'Immacolata concezione, fino a farne un ideale di vita e di impegno.
 
 
2.L'Immacolata: ecco il nostro ideale
 
Innanzitutto è ideale di santità. P. Kolbe in una famosa pagina scrivendo descriveva così questo ideale: "Avvinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale"
 
2.1 L'Immacolata la tesi francescana
 
La scelta di Maria Immacolata come proprio ideale è sostenuta dalla tradizione francescana. Lo sottolinea lo stesso P.Kolbe quando riconosce "nella causa dell'Immacolata tutta la nostra tradizione" , " la tesi francescana per eccellenza" e nell'impegno teologico per la difesa dell'Immacolata Concezione vede l'aureo filo di tutta la storia dell'ordine serafico. Questo filo d'oro conduce fino alla M.I. in quanto ogni epoca, in una ideale continuazione con le epoche passate, deve offrire il proprio contributo alle grandi cause dell'umanità e, nel nostro caso, della vita cristiana. In questo contesto la M.I. e il suo impegno apostolico per diffondere la conoscenza e l'amore alla Vergine, sono visti come conseguenza e sviluppo della tradizione francescana; una ideale seconda pagina della storia dell'ordine, per certi versi una pagina più importante della precedente: "Si apre la seconda pagina del nostro ordine, vale a dire seminare questa verità nei cuori di tutti coloro che vivono e vivranno sino alla fine dei tempi, e curarne l'incremento e i frutti di santificazione..."
 
San Massimiliano prevede che anche questa seconda pagina sia lunga ma nello stesso tempo fa di tutto perchè l'ordine cammini in questa direzione auspicando la riunificazione di tutti i francescani sotto il vessillo dell'Immacolata.
 
 
3. Dalla devozione all'affidamento all'Immacolata, attraverso l'obbedienza e la povertà per raggiungere il Cristo.
 
L'eccezionale devozione di P. Kolbe all'Immacolata si concretizza nell'affidamento a Maria: più uno ama, più totale sarà la sua appartenenza. Anche la dottrina della consacrazione a Dio attraverso l'Immacolata trova ragioni sufficienti all'interno della spiritualità francescana. Essa rappresenta una reinterpretazione in chiave mariana dei voti, in modo particolare di quelli di obbedienza e povertà.
 
3.1 Obbedienza e affidamento
 
Pochi attribuiscono all'obbedienza tanta importanza e valore quanto San Massimiliano Kolbe. In essa egli pone il fondamento della M.I.
 
" La M.I. è iniziata e si sviluppa attraverso la santa Obbedienza... Annientare se stessa e diventare Lei (l'Immacolata). L'elemento fondamentale di una simile trasformazione consiste nel conformare, nel fondere, nell'unificare la nostra volontà con la Sua. "
 
P. Kolbe afferma ripetutamente che mezzo sicuro per conoscere la volontà di Dio è l'obbedienza: " Da quale fonte conosceremo noi la Volontà della nostra Regina, della nostra Condottiera? Su questa terra vi è un solo modo sicuro: la santa obbedienza ai rappresentanti di Dio" .
 
Attraverso l'obbedienza il nostro apostolato diventa efficace perchè essa ci porta a compiere la volontà di Dio e dell'Immacolata. Partendo da questa logica P. Kolbe avvertì l'esigenza di andare oltre quanto prescritto dalla Regola, circa l'obbedienza. Il cap XII della regola bollata limita l'autorità dei superiori quando si tratta di inviare i religiosi tra gli infedeli. In questi casi si richiede la domanda o almeno il previo consenso dell'interessato. P. Kolbe crede che le esigenze del Regno di Dio e lo spirito della consacrazione esigano un quarto voto di piena disponibilità per qualsiasi missione. Questa visione dell'obbedienza che sfocia nella consacrazione trova radici nella dottrina e nell'esperienza concreta di San Francesco e del francescanesimo. L'obbedienza per S.Francesco rappresenta il vertice della povertà e la più alta espressione dell'amore, la via più breve per accedere a Dio.
 
Per P. Kolbe l'obbedienza deve essere soprannaturale cioè vedere nei superiori i rappresententi di Dio: "I superiori possono sbagliare, ma noi obbedendo non sbaglieremo mai. Vi è una sola eccezione, qualora il superiore ordinasse chiaramente qualcosa che fosse peccato, anche se minimo" .
 
3.2 Povertà e affidamento
 
Assieme all'obbedienza, nel carisma kolbiano la povertà riveste un ruolo importante: "L'Immacolata come fine e la povertà come capitale: ecco le due cose che Niepokalanow non può affatto, sotto nessun aspetto, abbandonare" . L'insistenza con cui p. Kolbe richiama all'ideale della povertà ha chiaramente una matrice francescana : " la s. Povertà ! Con questa caratteristica strettamente francescana Niepokalanow può misurarsi con le tasche piene dei leccapiedi di satana; unicamente la cassa senza fondo della Divina Provvidenza può coprire le colossali spese della battaglia per la conquista del mondo intero all'Immacolata" .
 
Sia in San Massimiliano che in San Francesco la povertà è materiale e interiore insieme. La povertà materiale è così descritta : " Rinuncia a ciò che non è necessario... Accontentati delle cose peggiori. Non lamentarti per la mancanza di quelle necessarie" .
 
Più importante della povertà materiale è quella interiore. Identica è poi la finalità per cui viene ricercata e praticata la povertà in ambedue i santi: per poter raggiungere una maggiore attenzione e disponibilità alle esigenze del Regno di Dio. Proprio per questa finalità apostolica la povertà non viene intaccata dall'uso di mezzi costosissimi.
 
È importante approfondire il rapporto tra povertà e offerta di se stessi all'Immacolata: " Tutti noi abbiamo deposto nelle mani dell'Immacolata la completa offerta di tutto ciò che possedevamo, anzi persino l'offerta della nostra stessa persona, consacrandoci totalmente alla sua causa".
 
Questo fa supporre che San Massimiliano possa essere giunto all'idea e alla prassi dell'affidamento all'Immacolata anche a partire dalla concezione francescana della povertà, presentata come il vivere " sine proprio" . In tale contesto l'affidamento a Maria rappresenta il vertice della povertà francescana.
 
Fonte:
– Liberamente tratto da “ Giuseppe Simbula, La Milizia dell'Immacolata; Natura, teologia, spiritualità. Editrice nazionale milizia dell'immacolata. Roma 2001”
 
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