Maria Madre di Dio e dell’Eucarestia. - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Maria Madre di Dio e dell’Eucarestia.

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Fin dall’eternità Maria è stata pensata come Madre di Dio ma il suo essere madre trascende la dimensione umana e sconfina nell’infinito; Ella ha cooperato con Dio alla procreazione  concependo e generando l’Uomo-Dio.
 
Nell’estasi contemplativa dello Shemà per la “piena di grazia” si realizza il mistero dell’amore di Dio e, la Parola, pervadendo le fibre più profonde del suo essere, genera intimità con lo Spirito vitale e dischiude nel suo grembo la vita. Nel prodigio di quel sì, l’atteso si fa carne e diventa figlio di Maria. L’ineffabile evento così viene mirabilmente descritto da Sant’Agostino :

“Farsi carne significa farsi vera carne, perché non sarebbe carne una carne non vera. Vera carne fu quella di Maria, vera carne quella di Cristo che da lei egli assunse, vera carne quella del Cristo che fu preso flagellato torturato crocifisso, vera carne che morì, che fu sepolta, vera carne anche quella che risorse da morte”. (Discorso 362)

E’ vero che l’inebriante mistero fa “ girare la testa”, ma non scoraggia (“la testa gira … quasi sopra Iddio, come la madre è sopra i figli ed essi devono riverirla”SK 508) il nostro San Massimiliano che in modo ineccepibile spiega come sia possibile tutto ciò:
 
“E come la carne e il sangue di Cristo è quello di Maria così Maria è vera madre di Dio infatti: “una madre non si chiama e non è madre di una parte del figlio, né un padre è padre di una parte soltanto di esso, ma sia il padre sia la madre sono genitori di tutto intero il figlio. Così anche la Madre Ss. si chiama ed è Madre di tutto Gesù, Uomo – Dio, perciò è anche Madre di Dio”. (SK 508)
 
Ma nel dono di amore della maternità divina si svela un altro grande dono d’amore e un’altra maternità: quella eucaristica. Infatti se con l’Incarnazione è diventata Madre di Gesù al contempo è diventata madre dell’Eucarestia. Nella parola fatta carne di Gesù troviamo la carne verginale di Maria e la Parola fatta carne si offre all’uomo come Eucarestia.

Nella notte attonita del ricordo il verbo incarnato si fa pane e cibo dei forti fino alla fine del mondo. In quel pane un’altra attesa trova compimento per l’umanità: la salvezza.
 
Il legame inscindibile tra Maria e l’Eucarestia trascende la stessa dimensione umana della figliolanza e sconfina nella “dimensione sacrificale “dell’offrirsi. Tutta la sua vita è un continuo donarsi e nel breve accenno di un sì, il battito di un piccolo cuore diventa melodia di riscatto per l’umanità. Dal dinamico risuonare dei passi frettolosi di giovane madre tra le montagne di Giudea fino alla stasi dello Stabat del monte Golgota, Maria, da tabernacolo di una incontenibile gioia  diventa ostensorio vivente di indicibile dolore e di immenso amore.

“Amore che Gesù manifestò nel presepio, lungo tutta la sua vita, sulla croce, nell’Eucarestia e nel darci per madre  la sua stessa madre”. (S.K. 1331)

Proprio nell’acme della partecipazione al mistero pasquale si manifesta il dono più grande del Figlio crocifisso all’uomo: il dono della Madre. Un dono che si rinnova giorno dopo giorno nell’Eucarestia.
Vivere nell'Eucaristia il memoriale della morte di Cristo implica anche ricevere continuamente questo dono. Significa prendere con noi – sull'esempio di Giovanni – colei che ogni volta ci viene donata come Madre. Significa assumere al tempo stesso l'impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei. Maria è presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche. Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibile, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Eucaristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Celebrazione eucaristica è unanime, sin dall'antichità, nelle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente. (EE 57)

Chissà quale dolcezza e sollievo Maria doveva provare quando partecipava alla fractio panis della prima comunità apostolica! Sembra quasi riveder la tenerezza che le accendeva lo sguardo quando riaccoglieva in grembo quel cuore che aveva battuto all'unisono col suo e riviveva ciò che aveva sperimentato in prima persona sotto la Croce. (EE 56)

Allora a distanza di 2000 anni alziamo gli occhi alla madre “donna eucaristica, con l’intera sua vita” e  “con l' umile disposizione che la Santa Vergine Maria ebbe nel momento dell' Annunciazione: Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo quello che mi hai detto” e con la stessa luce che le illumina lo sguardo apprestiamoci a ricevere Gesù nella S. Comunione e ad accoglierlo tutto dalle Sue mani. (SK 587)
 
                                                                                                                                  Concetta Sorci
 
 
 
 
 
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