Lourdes: piccolo assaggio di paradiso - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Lourdes: piccolo assaggio di paradiso

Scritti > Testi di S. Massimiliano Maria Kolbe > Maria Immacolata
È sul far del giorno che prende avvio il nostro pellegrinaggio verso la meta mariana per eccellenza: Lourdes.

 
È difficile cogliere le note dell’anima e modulare un canto di quell’itinerario spirituale della mente prima che percorso fisico sulle orme della veggente di Lourdes che, con il suo farsi messaggera di Aquerò, da quell’11 febbraio 1858 continua a richiamare nella grotta di Massabielle milioni di fedeli.

 
Tutto infatti iniziò quel dì, quando gli occhi di Bernardette Subirous videro il cielo in una grotta. Andare a Lourdes significa, anche adesso, risentire il fruscio di quelle bianche vesti, alzare gli occhi a quel “cielo”, ascoltare il suono delle parole della bella Signora: “Que soy era Imacolada Councepciou” che svelano nella sua identità, la sintesi più alta del mistero divino, non ultimo è riscoprire il Vangelo e cambiare prospettiva di vita.

 
Ma Lourdes è per me anzitutto, rivelazione della dimensione mariana e miliziana della mia fede.

 
Tutto nei luoghi della cittadina del Gave parla di Lei ed è segno della sua presenza: i luoghi, la liturgia, i gesti. Il santuario di Lourdes diventa un luogo privilegiato d’incontro con la Parola e il Pane spezzato. All’interno delle celebrazioni eucaristiche officiate nella Basilica superiore, nella Grotta e nella Basilica di san Pio X, la riflessione sulla figura di Maria è condotta attraverso tre racconti evangelici - Annunciazione, Visitazione e Nozze di Cana - ove è mostrata come Colei che aderisce pienamente al progetto di Dio e che, nonostante i dubbi e interrogativi affioranti, non manca di accogliere pienamente la volontà di Dio.

Questo atteggiamento si mantiene costante durante tutto l’arco della sua vita e non solo nell’Annunciazione ma anche nella Visitazione dove l’incontro diventa “canto di rivelazione” e di fede che sgorga dal cuore di due madri che hanno detto di “si” a Dio e svela il mistero dell’amore nella semplicità e nell’umiltà del servizio.

 
Ma il “” alla volontà del Padre trova il suo culmine a Cana di Galilea dove la donna è chiamata a ridivenire madre della chiesa quando si compirà l’ora del Figlio. Trascinati dalla sua testimonianza anche i discepoli di ogni tempo sono chiamati a partecipare alla missione salvifica di Cristo.

 
Ogni singolo atto compiuto in questi tre giorni intensi mi riporta al ricordo indelebile del suo apparire e all’essenza più profonda del suo messaggio. Lourdes si svela come luogo per eccellenza volto alla preghiera e alla guarigione dell’anima! Sia la partecipazione alle celebrazioni eucaristiche che il passaggio alla cappella della riconciliazione, o i luoghi dell’umile fanciulla scelta per la sua povertà, ci immettono nel circuito della frequentazione amorosa con Maria da cui non si può uscirne che rinnovati. Come non rimanere colpita dalla misera e fredda stanza del Chachot dove Bernardette viveva con la sua famiglia nella più nera indigenza ma nella fermezza della fede, o come non risentire i suoi passi concitati davanti alle vestigia di quella porta per la comunicazione tanto attesa dall’abate Peraymale ovvero il nome della bella Signora!

 
Uno tra i momenti più autentici vissuto a Lourdes è la processione dei flambeaux, appuntamento serale tanto atteso dai pellegrini di ogni dove. All’imbrunire una fiumana di gente, carrozzelle e lettighe con ammalati affollano la piazza e seguono l’Immacolata racchiusa in un’urna di vetro: in essa c’è tutto il microcosmo di un’umanità orante e sofferente che affida “a Maria situazioni e persone per le quali trepidiamo e soffriamo” e che in questo luogo trovano sollievo e speranza. Corale si innalzano la preghiera del rosario e i canti a Maria e al contempo ridiscendono pervadendo le fibre più intime dell’essere e andando a lenire le ferite dell’anima e del corpo. Il movimento circolare dei pellegrini confluisce nel piazzale antistante la basilica e si dispone attorno alla statua di Maria mentre le fiaccole tremolanti illuminano la sera. L’immagine ultima che mi si imprime nella mente scorge tanti occhi lucidi, tanta gioia nel cuore mentre le mani si toccano in un abbraccio di pace.
 
Ma Lourdes è anche luogo dove la sete di Dio si calma, dove l’arsura del cuore trova ristoro nell’acqua zampillante dalla sorgente inesauribile della Madre che dal 25 febbraio 1858 ci invita “a bere e a lavarci” anzitutto per vivificare il cuore e per accogliere una vita basata sull’amore e plasmata dallo Spirito. E dalla fede scaturisce il vero miracolo dell’acqua di Lourdes ovvero l’incontro con Colui che è fonte di acqua viva e latore di vera salvezza.
 
Ma farsi pellegrina a Lourdes significa essere attirata dall’Immacolata e unitamente rivivere la suggestione del passaggio del grande innamorato di Maria: Massimiliano Maria kolbe. Era il 30 giugno del 1930 quando i suoi passi risuonarono nei luoghi intrisi della presenza di Maria, il quale così riferisce al fratello: “ho già celebrato la s. Messa nella basilica di Lourdes ma … la basilica è graziosa, bella, ma è costruita dalla mano dell’uomo; nella grotta, invece, si riconosce l’azione dell’Immacolata e qui si prega incessantemente”. (S.K. 231)

 
Proprio a Lourdes trova l’ispirazione per la sua contemplazione e la riflessione sul concepimento immacolato di Maria. Ivi Massimiliano Kolbe riconosceva che la Signora vestita di bianco “quasi per confermare il dogma definitivo, dichiarava “Io sono l’Immacolata Concezione”… Con ciò Ella determina non solo il fatto dell’Immacolata Concezione, ma anche il modo con il quale questo privilegio Le appartiene. Perciò, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della sua stessa natura”. (S.K. 486) Queste parole indicano per il santo con la massima precisione e nel modo più essenziale chi Ella è.

 
Ma l’evocazione di queste parole ha la forza di sospingerlo in alto verso l’ascesi da dove può contemplare il grande mistero e da cui scaturiscono sublimi rivelazioni, proprio il giorno 17 febbraio 1941 in cui p. Massimiliano fu arrestato dalla Gestapo:

 
Chi sei, o Immacolata Concezione?
 
Non Dio poiché Egli non ha principio, non un angelo, creato direttamente dal nulla; non Adamo, plasmato con il fango della terra; non Eva, tratta da Adamo; e neppure il Verbo incarnato, il quale esisteva fin dall’eternità ed è “concepito” piuttosto che “concezione”. Prima della concezione i figli di Eva non esistevano, perciò possono meglio chiamarsi “concezione”, tuttavia Tu differisci anche da loro, poiché sono concezioni contaminate dal peccato originale, mentre Tu sei l’unica Concezione Immacolata”… (S.K. 1318)

 
E Massimiliano Kolbe è ancora vivo e operante attraverso l’impegno dei suoi frati nella cittadina pirenaica! La casa dell’Immacolata è un punto di approdo per chi vuole conoscere la figura del santo e la missionarietà insita nel suo stile di vita, inoltre è una vera oasi per i giovani che vivono le difficoltà dei nostri giorni. L’accoglienza di fra’ Daniel è stata unica e lì noi militi, insieme al nostro assistente spirituale Don Giovanni, abbiamo respirato aria di casa anzi nel segno di Maria e del suo “appassionato innamorato” ci siamo sentite piccoli frammenti di una grande anima.

 
Ma il prodigio più grande di questi tre giorni di sosta nel silenzio interiore e nella preghiera è il restare a tu per tu con Maria e rinvigorire nell’ascolto di Lei, l’incontro con il Figlio. Lourdes diventa così itinerario prescelto dell’incontro con sé e con l’altro che compie la nostra stessa decisiva esperienza e ancor più un piccolo angolo di paradiso ogniqualvolta l’Immacolata prende totalmente possesso del nostro cuore.
 

Nel momento del ritorno, la consapevolezza di essere diversi rispetto all’arrivo e protesi verso nuove mete comunque e ovunque …
 
                                                                                                         Concetta Sorci
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