Il destino di una donna la salvezza dell'umanità - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Il destino di una donna la salvezza dell'umanità

Maria Immacolata
di Fabio Varchi  
Dal Vangelo secondo Luca (2, 35-22) Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.  Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele". Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
Quante volte nella storia della salvezza attraverso le pagine della Sacra Scrittura, ci rendiamo conto che il destino dell'intera umanità è posto nelle mani di poche persone. E spesso (o meglio quasi sempre) Dio Padre onnipotente si serve dei ramoscelli più fragili e indifesi per salvaguardare la vita della Grande Quercia.  Fin dell'inizio dei tempi, quando il caos regnava sull'universo, nel suo misterioso e meraviglioso disegno,   il Padre conosceva già ogni minimo aspetto della Storia  prossima ventura.
Aveva preordinato tutto, ma non si creda che tutto fosse pronto e indicato per essere compiuto senza nessun cambiamento. Nella storia della mitologia e nelle leggende dei vari popoli, gli dei gestiscono la vita dei loro sudditi quasi essi fossero delle semplici pedine in una scacchiera dall'esito già definito. Salgono e scendono dal loro Olimpo e prendendo sembianze umane muovono e indicano i passi e gli eventi della vita altrui a loro piacimento. Certo, a volte anche gli uomini scrivono il loro nome nella storia, ma si tratta di semidei o figli diretti del dio o eroi di immensa forza e di alto lignaggio. Nel Cristianesimo, invece, Dio affida alte missioni ai poveri e ai sofferenti: i patriarchi ad esempio non vivono in palazzi principeschi adornandosi di abiti lussuosi, ma vivono i loro giorni nel sudore del lavoro e nella preghiera. Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè non godono certo del favore degli "alti papaveri" del tempo.  
Quanto dolore, strazio, paura e abbandono, quanta alterigia e cattiveria da parte degli altri ad ogni loro minimo errore:eppure sanno che lassù nell'alto dei cieli, il loro Dio ha bisogno della umana partecipazione. Ora, a mente serena, ogni essere umano riconosce quanto a volte sia difficile vivere la propria giornata: qualunque sia il suo luogo di nascita, che viva in una megalopoli, o in una sperduta landa del pianeta, che svolga il suo lavoro in un ufficio o vaghi per ore in una favela alla ricerca del minimo indispensabile, l'uomo sa che quotidianamente il proprio arrabbattarsi sia a tratti difficile come scalare la montagna più alta ed impervia. Per questo è inesplicabile come, ad esempio, Mosè abbia deciso di condurre il popolo ebreo fuori dall'Egitto, attraverso il deserto e poi nella sofferta "traversata" dei 40 anni, guida di una generazione fattasi abbindolare dal Vitello d'Oro, e destinata a fermarsi fuori dalle porte della Terra Promessa, lui stesso compreso. Nessuna impresa può essere compresa fra quelle enumerate nelle pagine della Sacra Bibbia, se non ci si rifà a quel piccolo grande dono della SS Trinità, che chiamiamo Fede…
La fede e l'intelligenza Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo "per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare". "Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione". Così i miracoli di Cristo e dei santi le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità "sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza", sono "motivi di credibilità" i quali mostrano che l'assenso della fede non è "affatto un cieco moto dello spirito".  [Catechismo della Chiesa cattolica 156].
Campionessa di fede dunque, a pieno merito, definiamo Maria SS., Vergine Immacolata, madre nostra santa: Colei che fin dal primo momento ha creduto al progetto del Padre, annunziatole dall'Angelo, essere madre del Redentore, di quel Messia atteso da sempre, di quel Salvatore generato non creato dal Padre prima di tutti i secoli. Cosi in quella piccola e silenziosa casa di Nazareth, quella voce che sa di cielo parla alla dolce fanciulla che ha dinanzi… "Ave, per Te la gioia risplende; Ave, per Te il dolore s'estingue. Ave, salvezza di Adamo caduto; Ave, riscatto del pianto di Eva. Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto; Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli. Ave, in Te fu elevato il trono del Re; Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene. Ave, o stella che il Sole precorri; Ave, o grembo del Dio che s'incarna. Ave, per Te si rinnova il creato; Ave, per Te il Creatore è bambino. Ave, Sposa non sposata"
Solo la fede, l'immensa fede temprata in quel fragile corpo dai suoi genitori e dalla preghiera permetterà a Maria di incamminarsi per quella via crucis da percorrere negli anni della vita di suo Figlio: solo la fede e l'amore l'aiuteranno a proteggerlo mentre è in fasce, a custodirlo ed allevarlo
quando è ancora un bambino, a capirlo, consigliarlo ed aiutarlo quando intraprendera' "la via del Padre Suo". Seduta sulla soglia della sua casa Maria ascolterà le voci su di Lui, sulle sue azioni, sulle sue parole, sui suoi miracoli: voci tenere, innamorate, ma a volte più cattive e angoscianti.
E quel giorno a Gerusalemme, dopo anni di cammino, lungo le vie di Israele, a parlare al cuore del popolo, particolarmente rivolto ai poveri e ai derelitti, quell'uomo entrato trionfalmente a cavallo di un asinello fra gli ulivi e le palme, quel figlio di Dio che tanti avevano nel loro cuore compreso ed amato, l'uomo delle Beatitudini e della moltiplicazioni dei pani e dei pesci, quell'uomo adesso camminava curvo sotto il peso della croce. E quel cuore materno, che tante cose aveva serbato dentro, ora soffre e comprende…
Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium 56 Il Padre delle misericordie ha voluto che l'accettazione da parte della predestinata madre precedesse l'incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario della madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l'uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito resa nuova creatura. Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazaret è salutata dall'angelo dell'annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale "piena di grazia" e al celeste messaggero essa risponde "Ecco l'ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. […]. Per cui […] "il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede" e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria "madre dei viventi" e affermano spesso: "la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria". Adesso Maria, ai piedi della Croce, ha ben chiaro il significato delle parole del vecchio Simeone, di "quella spada che trafiggerà l'anima". Quel figlio che lei ama più di sé stessa è qui "per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione". E Maria pur nel doloroso strazio realizza quello che il Padre voleva. E la sua fede, che è pura grazia dal cielo inviata,le farà compiere l'ultimo stupendo passo, quello che troverà compimento tre giorni dopo, quando le donne giunte davanti al Sepolcro lo troveranno vuoto. Il miracolo è avvenuto, il cerchio si è chiuso, il male e la morte sconfitti.
Da allora sono trascorsi oltre duemila anni: e mille e mille volte Maria si è fatta sentire da chi sa e vuole ascoltarla. Nubi nere e minacciose stanno per apparire all'orizzonte dell'umanità; ma ancora una volta la mano della Madre cercherà di fermare il flagello destinato a colpire per sanare peccati e blasfemie.  Un conflitto più catastrofico dei tanti che l'hanno preceduto; Lei ha chiesto dal monte slavo la recita straordinaria di un Santo Rosario riparatore. Sapremo ascoltarla?
O ancora una volta, il Male porrà la sua impronta sulle vicende umane?
La Mamma celeste ama i suoi tanti figli obbedienti e ribelli che siano:e noi che in Lei crediamo, bramiamo nel nostro cuore che le Sue parole accendano i cuori e le menti gelidi, affinchè dopo la tempesta, il sole illumini un nuovo giorno e le genti si radunino sull'immenso prato sotto la grande montagna,e da lì ancora una volta, il Figlio dell'Uomo farà sentire la Sua voce dolce e delicata che parla agli uomini di buona volontà…
" Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il
regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli "   (Matteo 5,3-12)
E guardando quel popolo, silenzioso e speranzoso, in cui gli ex potenti della terra stanno insieme ai poveri e derelitti, Maria Ss ripeterà le parole pronunziate alle nozze di Cana.  Con amore e tenerezza dirà a tutti.
"FATE QUELLO CHE LUI VI DIRA' "                                                                                                                                             Fabio Varchi



 
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