La Santa povertà - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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La Santa povertà

Testi di S. Massimiliano Maria Kolbe
La santa povertà, è il capitale che permette a noi di misurarci con le più grandi potenze finanziarie dei vari protestanti, settari, atei, ecc, e del loro capo, la masso­neria, perché la santa povertà è la cassa  senza  fondo  dello  Divina Provvidenza.
Noi lo sperimentiamo vivamente qui in Giappone. Se dovessimo permetterci una como­dità di qualsiasi genere, saremmo addirittura impediti nell'attività. L’lmmacolata come fine e la povertà come capitale:
ecco le due cose che Niepokalanów non può affatto, sotto nessun aspetto, abbandonare. Senza tale fine essa cesserebbe di essere "Niepokalanów", tradirebbe la sua missione. Mentre, senza la povertà e senza il fare affidamento sulla Divina Provvi­denza, non si può parlare di slancio, di offensiva" (SK 299).
Non abbiamo intenzione di gestire uno stabilimento industriale: non sarebbe conforme allo spirito religioso in genere e in particolare allo spirito del nostro Ordine Francescano, che sin dalle origini si fonda sulla povertà e sulla fiducia nella Provvi­denza (SK 180). Abitiamo in baracche di legno, viviamo di elemosina e ci pri­viamo perfino delle comodità che sono a maggior portata di mano; siamo noi stessi - oltre alle pratiche della vita religiosa che compiamo -ad affaticarci per la pubblicazione della rivista, lavorando talvolta al di sopra delle nostre forze, nello spirito della nostra vocazione, pur di conquistare il maggior numero possibile di anime immortali all'Immacolata e così sollevarle e renderle felici nel modo più autentico.
Un membro di Niepokalanów per imitare l'Immacolata, allo stesso modo come Ella ha imitato Gesù, e per imitare il Padre s. Francesco come egli ha imitato Gesù, limita le proprie necessità personali alle cose strettamente indispensabili, non cer­cando né comodità né divertimenti, ma di tutto egli si serve solo in quan­to gli è necessario e sufficiente, allo scopo di conquistare al più presto possibile il mondo intero e tutte le anime all'Immacolata. In una parola, egli rende possi­bile la stampa di una quantità maggiore di copie del Rycerz e la loro diffusione nel mondo, pagando appunto con le proprie comodità e con i propri diverti­menti. E desidera limitare al mas­simo le proprie esigenze quanto all'abitazione, al vestiario, al nutri­mento, purché il maggior nume­ro possibile di copie de Rycerz possa diffondersi nel mondo. Vale a dire, la santa povertà, ma anche nella luce dell'Immacolata. Di conseguenza, colui che non ama l'Immacolata tanto da aspi­rare a sacrificare per Lei ogni cosa (povertà) e tutto se stesso (obbedienza),  ossia  a  consacrarsi a Lei senza alcuna restrizione, per essere uno strumento nelle Sue mani, abbandoni piuttosto Niepokalanów" (SK 339).
Ogni mezzo, ogni ultima invenzione nel campo delle macchine o dei si­stemi di lavoro siano messi innanzi tutto a servizio dell'opera di santifica­zione delle anime attraverso l'Imma­colata. In effetti, limitando al massi­mo le necessità personali, condu­cendo una vita nella più estrema povertà, noi utilizzeremo mezzi modernissimi. Vestiti di un abito rattoppato, con scarpe rappezzate ai piedi, a bordo di un aereo dì ultimo tipo, se ciò sarà necessario per salvare e santificare il maggior numero di anime: questo ri­mane il nostro ideale (SK 1218).
Altra cosa molto importante è lo scopo dell'editoria, cioè che esso sia sem­pre la sollecitudine per conquistare all'Immacolata il mondo intero ed ogni singola anima che esiste ed esi­sterà, sino alla fine del mondo, e mai quella maledetta "rendita" come - ti dicevo - si immaginava uno dei nostri padri: "Non svilupparsi oltre, ormai le macchine sono più che sufficienti; d'ora in poi avremo la nostra rendita". Ecco, in questo modo si scambia il mezzo con il fine e il fine con il mezzo. Evidentemente, la prima conseguenza immediata è "non svilupparsi oltre": si perdano pure le anime, la stampa del diavolo si svilup­pi pure in modo spavente­vole e semini la miscreden­za e il sudiciume morale, "noi avremo la nostra rendita"! Ecco un piccolo latifondo, anche se in diversa forma. È ovvio che, in questo caso la maledizione del Padre s. Francesco dovrebbe precipi­tare anche su questo genere di fabbrica che garantisce una esistenza tranquilla, come molto tempo addie­tro i latifondi per i "signori" (così ci chiamavano in Ita­lia) Francescani. La benedizione del cielo sarebbe allora la distruzione di questa fab­brica o la confisca dell'ignobile potere, affinchè i "signori" frati diventino poveri Frati Minori e si mettano al lavoro per la salvezza delle anime, magari con lo spaurac­chio di non avere neppure un pezzetto di pane, qualora ci venisse meno l'ideale dell'amore di Dio e della salvezza del maggior numero possibile di anime attraverso l'Im­macolata" (SK 137).
Se l'Immacolata volesse il crollo di Nie­pokalanow, allora tutti noi dovremmo darci da fare per aiutarla in questo nel modo più efficace, perché è Lei la Proprietaria e ha il pieno diritto, se cosi vuole, di dire: ora basta! Ma se lei non vuole, allora non dobbiamo avere paura di nulla (SK 436).
La Provviden­za divina mi dà tutto, ed anche più di quanto mi sia necessario (SK 47).
Se noi non saremo infedeli alla causa dell'Immacolata e non mescolere­mo ad essa altri scopi, potremo guardare con serenità verso l'avve­nire, poiché l'Immacolata non ces­serà di condurre avanti la propria opera. Qualora noi venissimo meno al nostro impegno, ma nello stesso tempo Ella non togliesse ancora la Sua opera dalle nostre mani, allora per Sua misericordia, Ella ci farebbe comprendere la necessità di ritornare sulla retta via mediante una riduzione delle offerte (SK 544)


 
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