Scheda 1317 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1317  -  Le apparizioni di Lourdes   Niepokalanow, 5-20 VIII 1940  

“ Venendo avanti lungo il canale... Si ritrasse nella sua nicchia e scomparve” (p. 28-30)1.  “Seguendo il consiglio della signora Millet e della signorina Peyret... poi scosse leggermente la testa” (p. 39-40)2.  Le parole umane non sono in grado di parlarci di Lei in modo adeguato, poiché Ella è immacolata, tutta bella, mentre le nostre parole non sono immuni da imperfezioni; anzi non sono senza macchia neppure le realtà create dalle quali viene tratto il loro significato.  Il linguaggio umano deve solo aiutare l'anima ad avvicinarsi a Lei, perché sarà Lei stessa a manifestarsi in modo sempre più chiaro all'anima, la quale, nella preghiera, intrattenendosi frequentemente ed affettuosamente con Lei, La comprenderà in modo sempre più perfetto, rimarrà affascinata dalla Sua divina immacolatezza e si infiammerà di amore verso di Lei fino alla totale consumazione di se stessa.  Noi La chiamiamo Madre, tuttavia una madre terrena non è immune da imperfezioni, per cui le istituzioni umane trattano pure dei diritti dei figli nei confronti dei genitori; questa Madre, invece, è una Madre senza macchia, immacolata, e qualsiasi riserva da parte del figlio sarebbe per Lei, e giustamente, causa di un dispiacere e un torto indicibili, poiché racchiuderebbe l'ipotesi che non è affatto impossibile in Lei la presenza della più piccola ombra di macchia.  Anzi, il figlio che si affida a Lei desidera che Ella si serva di lui e lo consumi, desidera consumarsi per Lei.  Noi La chiamiamo Signora, ma tale concetto allontana dal cuore materno.  Noi La chiamiamo: Regina, ma anche qui è necessario aggiungere che Ella è Regina dei cuori, Regina d'amore.  La Sua legge è l'amore, la Sua forza è l'amore materno.  Questi e altri simili chiarimenti, tuttavia, anche se di numero infinito, non dicono ancora neppure in parte ciò che un'anima, consumata dall'amore di Lei, sente.  Tale anima sperimenta in se stessa che l'Immacolata le appartiene sempre di più sotto ogni aspetto e si rende conto che tale esperienza è solo l'inizio della conoscenza e dell'amore a Lei.  Direttamente al Suo Cuore attingerai maggiore scienza riguardo a Lei e ti infiammerai maggiormente di amore per Lei, più di quanto ti potrebbero insegnare tutte le parole umane messe insieme.  La sera del 24 marzo3, mentre si trovava insieme con i familiari, Bernardetta informò i genitori dell'ispirazione interiore che aveva ricevuto e parlò, come di cosa certa, della felicità che il giorno seguente l'attendeva alla grotta.  Profondamente presa da questo pensiero, andò a dormire, ma il sonno non riuscì a farle chiudere le palpebre.  La notte le parve lunga; le sue labbra sussurrarono molte "Ave Maria" del rosario.  Non appena la prima luce del giorno ebbe fatto capolino nella casa dei Soubirous, Bernardetta lasciò il letto, si vestì sollecitamente e, senza badare all'asma che aveva ripreso a tormentare il suo debole organismo, con un passo veloce e snello si incamminò in direzione della grotta di Massabielle. Giuntavi, quale sgomento la colse!  La nicchia era già illuminata e la Signora l'attendeva!... "Ella era tranquilla - afferma Bernardetta - sorridente e aveva lo sguardo rivolto verso la folla, come una madre piena di tenerezza guarda i propri figli".  La veggente aggiunse:  “Allorché mi inginocchiai davanti alla Signora, La pregai di perdonarmi per il ritardo nel giungere a Massabielle. Sempre tanto buona verso di me, mi fece cenno con il capo che non mi dovevo scusare affatto. Le manifestai allora tutti i miei sentimenti di amore, la mia profonda venerazione e la felicità che mi era concessa di rivederla ancora.  “Mi trattenni a parlare con Lei di tutto ciò che il mio cuore sentiva, quindi presi la corona del rosario tra le mani. Mentre stavo immersa nella preghiera, mi venne alla mente l'idea di chiedere alla Signora il suo nome.  
Questo pensiero mise in disparte tutti gli altri che affollavano la mia mente.  Temevo di essere importuna nel ripetere una richiesta che era sempre rimasta senza risposta; qualcosa, tuttavia, mi spingeva a parlare.  Finalmente, prodotte da una specie di agitazione che non riuscivo a dominare, uscirono delle parole dalle mie labbra e supplicai la Signora di esser così buona da dirmi chi era.  “Allora, come alle stesse domande rivoltele nelle precedenti occasioni, la Signora chinò il capo, sorrise, ma non rispose nulla.  Non sapevo il perché, ma in quel momento mi sentivo più coraggiosa e tornai a chiederle la grazia di rivelarmi il suo nome.  “La Signora sorrise di nuovo, si inchinò verso di me con tanta amabilità, tuttavia non mi rivolse alcuna parola neppure questa volta.  “Rinnovai la domanda per la terza volta, con le mani giunte e con la sincera convinzione di non essere degna della grazia che domandavo”.  Giunta a questo punto del racconto, la giovinetta continua a parlare tutta presa dalla commozione:  “La Signora stava in piedi al di sopra del cespuglio di rose selvatiche; si mostrava nello stesso atteggiamento con il quale viene raffigurata nella medaglia miracolosa.  Alla mia terza domanda Ella assunse un atteggiamento grave e profondamente umile...  Dopo di che congiunse le mani e le sollevò all'altezza del petto... volse lo sguardo verso il cielo...; quindi, allargando lentamente le mani e chinandosi verso di me, mi disse con voce tremante: IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!”.  Pronunciando le ultime parole, Bernardetta piegava il capo imitando il gesto della Signora sovraterrena.  Il grande mistero della grotta era finalmente svelato!  E in quale giorno!...  Esattamente nell'anniversario di quel giorno, tre volte benedetto, in cui l'arcangelo Gabriele era venuto, per incarico dell'Altissimo, ad annunciare l'imminente venuta nel mondo del Redentore promesso e a salutare Maria con le parole: "Piena di grazia", vale a dire "Immacolata", la donna predestinata che, secondo la promessa fatta ai nostri progenitori nel paradiso terrestre, avrebbe schiacciato la testa del serpente infernale.  Quale coincidenza! E per noi quale gesto carico di speranza!  Nel pomeriggio del 25 marzo (non ricordo le circostanze che avevano dato origine a quella occasione), inaspettatamente Bernardetta fece visita a me e a mia sorella!  Se un angelo fosse entrato in casa non ci avrebbe procurato una gioia più profonda e più viva di quella che sperimentammo alla vista della veggente.  Bernardetta era un angelo vero, che spandeva attorno a sé il profumo di una rosa mistica. Indubbiamente il lettore indovina i pensieri che ci tennero occupati in quei momenti.  La nostra conversazione con la giovinetta si svolse esclusivamente sull'argomento dei fatti avvenuti alla grotta.  Dopo aver dato il benvenuto4 alla nostra piccola amica, ci affrettammo ad interrogarla sui dettagli più circostanziati della mirabile visione di quel mattino.  Un'atmosfera di felicità avvolse la persona di Bernardetta che senza indugio incominciò a raccontare i fatti di cui eravamo già a conoscenza.  La nostra veggente descrisse l'atteggiamento e i gesti della Vergine Immacolata con tale accuratezza e con tale commozione che avemmo l'impressione che la stessa visione celeste apparisse ai nostri occhi. Verso il termine del racconto la giovinetta fu colta da una forte emozione; trattenne per alcuni istanti la voce... poi... con le lacrime agli occhi e un tremito nella voce, piena di fascino serafico, ci ripeté la risposta dell'Immacolata, che non dimenticheremo mai più: “JE SUIS L'IMMACULÉE CONCEPTION! IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!”.  Descrivendo questa scena non ho avuto l'intenzione di soffermarmi soltanto su un ricordo che mi è caro, ho voluto in primo luogo presentare un'altra prova della sincerità di Bernardetta.  La povera fanciulla non riusciva a pronunciare in modo giusto il termine “conception” (concezione), ma diceva: “concheption”. Inoltre, ella non conosceva il significato di quelle parole dell'Immacolata: Io sono l'Immacolata Concezione.  Allorché Bernardetta ebbe terminato il racconto, mia sorella corresse il termine “conception”, che Bernardetta aveva storpiato.  
La giovinetta comprese; dopo di che si rivolse a mia sorella e chiese con semplicità e con un certo imbarazzo: “Ma, signorina, che cosa significano queste parole: Io sono l'Immacolata Concezione?”.  Dopo una simile domanda, chi poteva dubitare della veracità di Bernardetta?  Si mentisce con espressioni che si conoscono, non certo con espressioni il cui senso è nascosto.  “Le dissi allora... si sollevò verso la volta della grotta e scomparve” (p. 40)5.  “La Signora mi disse... ed ecco apparve all'improvviso” (p. 67).  “La Signora mi disse... compì secondo l'intenzione dei peccatori” (p. 71).  “Non so perché sia entrata in me... sorrise e scomparve” (p. 99-100).  “Non sapevo che cosa significassero quelle parole - scrisse in seguito al Pontefice Pio IX - prima di allora; in effetti non le avevo mai sentite” (p. 101).  “La madrina di battesimo... agli occhi spuntarono perfino le lacrime” (p. 43).  “Quando sorrideva, sembrava un angelo che stesse parlando a tu per tu con il Signore; quel suo sorriso colmava il cuore di una profonda emozione” (p. 43 - Estrade).  “Vedendo in tal modo sua figlia... subito verso la sua parte” (p. 44 - Estrade).  Il dottor Dozous, medico di Lourdes: “Quando lasciai cadere la sua mano... prega per i poveri peccatori” (p. 47-48).  “Quella Signora - disse la fanciulla alla sua amica, Giovanna Védère - mi ripete continuamente che bisogna pregare con fervore per la conversione dei peccatori” (p. 48).  “Senza badare a noi... cose incredibili!... incomprensibili!... divine!...” (p. 61-63 - Estrade).  Il conte de Bruissard: “Ero a Cauterets, nel momento... Vivo continuamente con quel sorriso della Ss. Vergine Maria” (p. 155-157).    

Nota 1317.1 In nota p. Massimiliano spiega: “Cudowny ywot Bernadety jasnowidzacej z Lourdes La mirabile vita di Bernardetta, la veggente di Lourdes di Saverio Marchet, trad. di Iza Platerowna, Ed. PP. Gesuiti, Cracovia 1935".  
Nota 1317.2 Idem.  
Nota 1317.3 Per i due lunghi brani che seguono si veda SK 1316, nota 1 .  
Nota 1317.4 Qui p. Massimiliano traduce erroneamente: "Pure, restituendo la visita".  
Nota 1317.5 Le citazioni che seguono sono tratte dal volume citato alla nota 1, ad eccezione di quelle che p. Massimiliano indica come provenienti dal volume di Estrade (SK 1316, nota 1)


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