Scheda 1267 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1267  -  Il rosario 1    Niepokalanów, 18 VIII 1933

Nelle case cattoliche è possibile trovare una corona del rosario e talvolta si possono anche vedere dei cattolici che pregano con essa, sia in casa, sia in chiesa, sia durante un funerale.  Tale corona è molto simile a quella che i bonzi tengono tra le mani, ma i grani sono più piccoli e più numerosi, inoltre sono infilati su una cordicella oppure tenuti insieme con una catenella.  È fatta di 5 parti, ognuna delle quali è composta da un grano più grosso e da dieci più piccoli. Quando si giunge ai grani più grossi si recita la cosiddetta “orazione domenicale”, o preghiera del Signore, poiché Gesù Cristo in persona ha comandato di recitarla:  “Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen” [Mt 6, 9-13].  Ai grani più piccoli, invece, si recita una preghiera a Maria, la Madre di Cristo:  “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del seno Tuo [Lc 1, 28, 42], Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen”.  A ciascuna parte del rosario, composta di un “Padre nostro” e di dieci “Ave Maria”, si collega inoltre la riflessione su uno dei misteri della fede, e cioè: l'annunciazione alla Ss. Vergine Maria, la visita della Madre Divina a s. Elisabetta, la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme, il ritrovamento di Gesù nel tempio di Gerusalemme, Gesù che suda sangue nell'orto degli ulivi, la flagellazione di Gesù, la coronazione di spine di Gesù, Gesù che porta la pesante croce sul monte Calvario, la crocifissione e la deposizione di Gesù nel sepolcro, la risurrezione di Gesù, l'ascensione di Gesù, la discesa dello Spirito Santo sulla Madre Ss. e gli Apostoli, l'assunzione della Ss. Vergine Maria, l'incoronazione della Ss. Vergine Maria come Regina del cielo e della terra.  Il rosario, dunque, è una preghiera facile, poiché non è difficile ripetere le preghiere riportate sopra, tuttavia è altresì una preghiera assai sublime, poiché recitandola si riflette sui misteri della fede. Inoltre, quanto più uno è intelligente e competente nelle questioni di fede, tanto più profondamente può riflettere su tali misteri ed ha la possibilità di scoprire in essi un numero sempre maggiore di suggerimenti pratici per la propria vita.  Ma un pagano può recitare il rosario?  E perché no?  Anzi, in tal caso egli approfondisce più agevolmente le verità della nostra fede e, pregando, ottiene con maggior facilità la grazia di conoscere la verità nei problemi religiosi e la forza di accettare questa religione, che riconoscerà come vera, senza badare alle difficoltà e ai giudizi degli altri che ancora non conoscono i problemi della fede.  Nel mese di ottobre i cattolici hanno la consuetudine di venerare la Madre Santissima recitando il rosario nelle chiese o nelle case private; anzi l'Immacolata stessa, apparendo a Lourdes nell'anno 1858, si mostrò con il rosario in mano, per invogliare a recitarlo, con il suo stesso esempio.  Quando recitiamo il rosario, quindi, facciamo di certo un gran piacere alla Madre Divina e attiriamo grandi benedizioni da parte di Dio su noi stessi e sulle nostre famiglie.    Kolbe

Nota 1267.1 Confrontando tra loro il presente scritto, 1267, con il 1171, il 1268 con 1176 e il 1279 con 1203, ci si può rendere conto della strada che un articolo di p. Kolbe doveva percorrere prima di giungere alla pubblicazione sul Kishi: p. Massimiliano lo scriveva in polacco, successivamente lo traduceva in italiano, in latino, in francese o in tedesco, dopo di che lo consegnava ad un amico giapponese affinché lo traducesse nella sua lingua. Anzi, nei primi tempi dell'attività giapponese, p. Massimiliano non aveva neppure la possibilità di verificare se il suo pensiero era stato riprodotto fedelmente, dato che conosceva assai poco quella lingua.  Nota 1267.2 Adattamento giapponese del cognome di p. Massimiliano.  
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