Scheda 527 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 527 - A p. Domenico Tavani, Roma A bordo della nave sul mare agitato, 9 18 IX 1933

Maria!   * Reverendissimo Padre Generale!  Come Lei mi ha detto, ho parlato coi diversi Padri che si occupano della M.I. in Italia. In genere tutti credono opportuno che si instituisca un centro solo per tutta l'Italia (e l'emigrazione), cioè per la lingua italiana.  Convengono anche che il luogo non dovrebbe appartenere a nessuna delle province d'Italia, per evitare le nocive emulazioni.  Poi riconoscono la persona di P. Vivoda Antonio, di Padova, come atto per questo ufficio.  Dunque, mi pare che sarebbe bene, per adesso almeno, instituire questo centro in Assisi.  E dare l'ufficio di direttore nazionale ed anche di redattore del Cavaliere dell'Immacolata al P. Vivoda. P. Sartorello, rettore del seminario teologico, lo vedrebbe volentieri come suo vicerettore (mi proponeva lui stesso).  Così anche l'organo della M.I. in Italia verrebbe unificato1 e l'azione intensificata.  A Roma resterebbe, come finora, la Primaria della M.I., che è una cosa per tutto il mondo e non soltanto per l'Italia. Cosi potrebbe uscire per il mese di dicembre un numero unito. [P. Vivoda] avrebbe consiglio dei Padri Sartorello e Stella.  Riguardo alle Indie, mi pare di non aver detto ancora alcune ragioni, che scrivo adesso.  Mi pare che, strettamente parlando, non può più essere aperta la questione dell'accettazione, perché da parte del Provincialato era già stata inviata all'Ordinario la domanda ufficiale del “consensum in scriptis”, la quale domanda presuppone la decisione da parte della Provincia.  Se poi le formalità erano state fatte o no e perché, questo non importa e non deve importare all'Ordinariato nelle Indie.  Sono cose nostre interne.  Avendo dunque l'Arcivescovo con suo consiglio dato il richiesto “consensum in scriptis” secondo il diritto, lui non aspetta altro che “il beneplacito apostolico”.  Ed è nel diritto.  Quanto più a lungo toccherà a lui di aspettare, tanto più facilmente potrà credere che abbiamo qualche difficoltà nella Congregazione, il che nuoce alla riputazione dell'Ordine nostro davanti agli altri.  Anche se metteremo come ragione della dilazione dei passi giuridici la mancanza, per adesso, dei soggetti, questo non potrà togliere il detto sospetto coi suoi effetti anche molto dannosi in generale e per la nostra azione in Nagasaki in speciale, perché proprio servendosi di questa ragione ci volevano alcuni cacciare via da Nagasaki2.  Mi pare, dunque, che sarebbe bene finire i passi giuridici ottenendo il “beneplacito apostolico” e poi, finita la parte giuridica, far sapere all'Arcivescovo che, compiuti questi passi, cioè ottenuto il “beneplacitum apostolicum” ci prepariamo alla occupazione del convento.  L'Arcivescovo stesso ha scritto che i primi fondatori dovrebbero sapere l'inglese in quanto possibile, dunque anche questo studio dovrà appartenere alla preparazione di quelli che dovranno partire. Fra due anni la occupazione sarà attuata, finite le preparazioni.  E veramente avremo dei nuovi sacerdoti che desiderano ivi andare.  All'Arcivescovo non preme l'occupazione, perché la chiesetta non è parrocchiale, ma soltanto per l'asilo ci andrà lì qualche prete con la Messa.  A noi però preme - mi pare - di finire presto i passi giuridici, perché come è facile ottenere dalla Congregazione [di Propaganda Fide] qualche territorio, così è difficile aprire un convento nel territorio altrui.  Lo so dall'esperienza e dall'osservazione.  E l'Arcivescovo di adesso deve essere sostituito da un altro.  E, come ho detto sopra, per la riputazione dell'Ordine intero (le opinioni si fanno in generale sempre) è sommamente nocivo trattare leggermente gli atti ufficiali riguardo agli altri, anche se avessero delle mancanze (le quali non importano agli altri), perché così cessano di essere sicuri della fermezza e del valore degli atti dell'Ordine, il che non può non recare gravi danni all'Ordine.  Così mi pare. Faccia quello che l'Immacolata le ispirerà.  
Ancora una parolina per aprire quello che penso.  Mi fecero impressione le parole della preghiera di Duns Scoto: “Dignare me laudare Te, Virgo Sacrata; da mihi virtutem contra hostes Tuos”3.  Non pensava qui ai pagani o eretici, ma a quelli che avevano duecento argomenti per provare la loro tesi.  E però, quando si tratta dell'Immacolata, non domanda lui né prudenza né amore, ma “virtutem” e questo “contra”, e li chiama duramente, prima di vedere i loro argomenti, “hostes Tuos”.  Non sarebbe, dunque, opportuno che Lei, Rev.mo Padre Generale, scriva nel Commentarium Ordinis del mese di dicembre dell'anno corrente - che è 75 dell'apparizione a Lourdes e 1900 dalla donazione della Madonna a noi come Madre sotto la croce - una lettera a tutti, sviluppando il bel pensiero detto al nostro Capitolo Provinciale: “Amare Immaculatam quam maxime et istum amorem propagare quam maxime debemus, quia Franciscani sumus”4, per indicare chiaramente la via a quelli che dubitano, non sanno o non vogliono saperlo. Certamente, benché inconsciamente, lo spirito che sorge contro l'Immacolata sotto qualsiasi coperchio non può essere che di quegli di cui Essa ha schiacciato la testa e lui “insidiaberit calcaneo eius” [cf. Gen 3, 15]. E questo mi dicevano anche gli altri.  Scusi della brutta scrittura, perché la nave anche si muove e scrivo giacendo, ed anche dello stile. Ma scrivo apertamente come a Padre Generale.  Ci benedica  fr. Massimiliano  con fr. Cornelio      Scusi per la brutta scrittura, ma il mare muove abbastanza.  


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