Scheda 1331 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

Vai ai contenuti

Menu principale:


SK 1331 - Atto di consacrazione all'Immacolata Niepokalanów, 5-20 VIII 1940
 
Noi ci possiamo donare1 all'Immacolata in vari modi e questa donazione di noi stessi la possiamo formulare con diverse parole, anzi è sufficiente perfino un atto interiore della volontà, poiché in questo appunto è racchiusa l'essenza della nostra donazione di noi stessi all'Immacolata.  Per maggior facilità, tuttavia, esiste una breve formula che contiene lo spirito della Milizia dell'Immacolata:  “O Immacolata, Regina del cielo e della terra, rifugio dei peccatori e Madre nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l'intera economia della misericordia, io, indegno peccatore, mi prostro ai Tuoi piedi supplicandoTi umilmente di volermi accettare tutto e completamente come cosa e proprietà Tua, e di fare ciò che Ti piace di me e di tutte le facoltà della mia anima e del mio corpo, di tutta la mia vita, morte ed eternità.  “Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso senza alcuna riserva, per compiere ciò che è stato detto di Te: "Ella ti schiaccerà il capo" [Gen 3, 15], come pure: "Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero" [ufficio della B.V.Maria], affinché nelle Tue mani immacolate e misericordiosissime io divenga uno strumento utile per innestare e incrementare il più fortemente possibile la Tua gloria in tante anime smarrite e indifferenti e per estendere, in tal modo, quanto più è possibile il benedetto Regno del Ss. Cuore di Gesù.  Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia della conversione e della santificazione, poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani, dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.  “V. Concedimi di lodarTi, o Vergine Santissima.  “R. Dammi forza contro i Tuoi nemici”.    Quest'atto di consacrazione consta di tre parti:  1) un'invocazione,  2) una domanda affinché Ella ci voglia accettare in proprietà,  3) una domanda affinché Ella voglia servirsi di noi per conquistare altre anime a Sé.    Nell'invocazione diciamo innanzi tutto:  “O Immacolata”.  Noi ci rivolgiamo a Lei con questo titolo, poiché Ella stessa a Lourdes volle dichiarare così il Suo nome: “Immacolata Concezione”.  Immacolato è Dio e ciascuna delle tre Persone divine, tuttavia Dio non è concepito.  Immacolati sono gli angeli, ma neppure in essi vi è una concezione. Immacolati furono i nostri progenitori prima del peccato, però neanche loro furono concepiti.  Immacolato e concepito fu Gesù, tuttavia Egli non era una concezione, poiché, in quanto Dio, esisteva già da prima e a Lui si riferivano le parole che avevano rivelato a Mosé il nome di Dio: “Io sono Colui che sono” [Es 3, 14], cioè Colui che esiste sempre e che non ha principio.  Tutte le altre persone sono una concezione, macchiata tuttavia dal peccato.  Unicamente Lei è non solo concepita, ma Concezione e per di più Immacolata.  Questo nome contiene molti altri misteri che col tempo saranno svelati.  Esso indica, infatti, che l'Immacolata Concezione appartiene in certo qual modo all'essenza dell'Immacolata.  Questo nome deve esserle caro, poiché indica la prima grazia ricevuta nel primo istante della Sua esistenza, e il primo dono è sempre il più gradito.  Questo nome, poi, si è realizzato lungo tutta la Sua vita, poiché Ella è stata sempre senza peccato.  Perciò fu altresì piena di grazia e Dio fu con Lei [cf. Lc 1, 28] sempre e con Lei fino al punto che Ella divenne la Madre del Figlio di Dio.    
“Regina del cielo e della terra”.  
In una famiglia i genitori che amano i loro figli appagano, nei limiti delle loro possibilità, i desideri dei loro bambini, purché tali desideri non siano loro di danno.  Tanto più Dio, Creatore e Prototipo dei genitori terreni, vuole soddisfare la volontà delle sue creature, purché questa non rechi loro danno, vale a dire a condizione che tale volontà sia conforme alla Sua volontà.  L'Immacolata non si scostò mai in nulla dalla volontà divina. In ogni cosa amò la volontà divina, amò Dio, perciò è giustamente chiamata: “Onnipotenza supplice”, esercita la propria influenza su Dio stesso, sull'universo intero, è la Regina del cielo e della terra. In paradiso tutti riconoscono la sovranità del Suo amore.  Invece, quella parte dei primi angeli che non volle riconoscere la Sua regalità, perdette il proprio posto in paradiso2.  Ella è Regina altresì della terra, per il fatto che è Madre di Dio.  Però Ella desidera, e ne ha il diritto, di essere riconosciuta spontaneamente da ogni cuore, di essere amata quale Regina di ogni cuore, affinché questo cuore sia purificato sempre più attraverso Lei, divenga immacolato, simile al Suo Cuore e sempre più degno dell'unione con Dio, con l'amore di Dio, con il Ss. Cuore di Gesù.    “Rifugio dei peccatori”.  Dio è misericordioso, infinitamente misericordioso, tuttavia è pure giusto, infinitamente giusto, così che non può tollerare neppure il più piccolo peccato e deve esigerne la completa riparazione. La dispensatrice del preziosissimo Sangue di Gesù, che ha un valore infinito e che lava questi peccati, è la misericordia divina personificata nell'Immacolata.  A buon diritto, quindi, noi La invochiamo “Rifugio dei peccatori”, di tutti i peccatori, anche se i loro peccati fossero i più gravi e i più numerosi possibile, anche se essi avessero l'impressione di non meritare mai più misericordia.  Anzi, ogni purificazione dell'anima è per Lei una nuova conferma del Suo titolo di “Immacolata Concezione”, e quanto più un'anima è sprofondata nei peccati, tanto più si manifesta la potenza della Sua immacolatezza che rende tale anima pura come la neve.    “Madre nostra amorosissima”.  L'Immacolata è la Madre di tutta la nostra vita soprannaturale, poiché è la Mediatrice delle grazie, anzi la Madre della grazia divina, perciò è nostra Madre nella sfera della grazia, nella sfera soprannaturale.  E, inoltre, una Madre amorosissima, poiché non c'è una Madre così amante, così amorevole, così di Dio, come l'Immacolata, tutta divina.    “Cui Dio volle affidare l'intera economia della misericordia”.  In una famiglia talvolta il padre si rallegra allorché la madre, con un proprio intervento, trattiene la sua mano che vorrebbe castigare il figliolo, poiché in tal caso vien data soddisfazione alla giustizia e si manifesta pure la misericordia.  Non è senza ragione, infatti, che la giustizia viene sospesa.  Allo stesso modo anche Dio, per non castigarci, ci offre una madre spirituale, alla cui intercessione non si oppone mai.  Ecco perché i santi affermano che Gesù ha riservato a sé l'economia della giustizia, affidando all'Immacolata l'intera economia della misericordia3.    Nella seconda parte dell'atto di consacrazione noi diciamo: “Io, indegno peccatore”.  Riconosciamo, a questo punto, di non essere immacolati come Lei, ma peccatori.  Tanto più che nessuno di noi potrebbe affermare di esser vissuto fino al giorno d'oggi senza commettere alcun peccato, ma si sente colpevole di molte infedeltà.  Diciamo pure “indegno”, poiché, in effetti, tra un Essere incontaminato e uno deturpato dal peccato vi è, in certo qual modo, una differenza infinita.  Perciò, con tutta verità noi ci riconosciamo indegni di rivolgerci a Lei, di pregarLa, di cadere ai Suoi piedi per chiederLe di non diventar simili al superbo Lucifero.  Per questo motivo noi diciamo pure:    
“Mi prostro ai Tuoi piedi supplicandoTi umilmente di volermi accettare tutto e completamente come cosa e proprietà Tua”.  Con queste parole noi preghiamo, supplichiamo l'Immacolata di volerci accogliere e ci offriamo a Lei completamente e sotto ogni aspetto quali Suoi figli, Suoi schiavi d'amore, Suoi servi, Suoi strumenti, sotto ogni aspetto, sotto ogni denominazione che qualsiasi persona in qualunque tempo potrebbe ancora formulare.  E tutto questo come cosa e proprietà a Sua completa disposizione, perché Ella si serva di noi e ci sfrutti fino alla nostra completa consumazione.    “E di fare ciò che Ti piace di me e di tutte le facoltà dell'anima mia e del mio corpo, di tutta la mia vita, morte ed eternità”.  A questo punto noi consegniamo a Lei tutto il nostro essere, tutte le facoltà dell'anima, vale a dire l'intelletto, la memoria e la volontà, tutte le facoltà del corpo, cioè tutti i sensi e ciascuno singolarmente, le forze, la salute o l'infermità; consegniamo a Lei l'intera nostra vita con tutte le sue vicende piacevoli, tristi o indifferenti.  Consegniamo a Lei la nostra morte, in qualsiasi momento, luogo e modo essa ci capiterà.  Le consegniamo perfino tutta la nostra eternità.  Anzi, noi abbiamo la ferma speranza che solo in paradiso potremo appartenere a Lei in un modo incomparabilmente più perfetto.  In questa maniera noi formuliamo il desiderio e la preghiera che Ella ci permetta di diventare sempre più perfettamente Suoi sotto ogni aspetto.    Nella terza parte dell'atto di consacrazione noi La supplichiamo:  “Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso senza alcuna riserva, per compiere ciò che è stato detto di Te: "Ella ti schiaccerà il capo" [Gen 3, 15],  come pure: "Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero" [ufficio della B.V. Maria]”.  Nelle statue e nei quadri dell'Immacolata vediamo sempre ai Suoi piedi un serpente che avvolge il globo terrestre tra le sue spire e al quale Ella, con il piede, schiaccia il capo.  Egli, satana, macchiato di peccato, si sforza di insozzare con esso tutte le anime sulla terra, odia Colei che è stata sempre incontaminata.  Pone insidie al calcagno di Lei nei Suoi figli, ma nella lotta con Lei Ella gli schiaccia sempre il capo in ogni anima che a Lei ricorre.  La preghiamo di volersi servire anche di noi, se vuole, come di uno strumento per schiacciare nelle anime infelici l'orgogliosa cervice del serpente.  Continuando il versetto già riportato, la sacra Scrittura aggiunge: “E tu porrai insidie al suo calcagno”, e in effetti lo spirito del male insidia in modo particolare coloro che si consacrano all'Immacolata, poiché vuole offenderla almeno in essi.  Tuttavia i suoi tentativi contro le anime sinceramente consacrate finiscono sempre in una sconfitta ancor più ignominiosa; perciò il suo furore impotente diviene ancor più violento.  Le parole: “Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero”, sono tratte dall'ufficio divino che la Chiesa impone ai sacerdoti di ripetere a proposito di Lei.  La Chiesa parla di “eresie”, non di “eretici”, perché Ella, Maria, li ama e proprio per questo amore desidera liberarli dall'errore dell'eresia.  Dice ancora: “tutte”, senza alcuna eccezione. “Tu sola”, poiché basta Lei; Dio, infatti, appartiene a Lei con tutti i tesori di grazia, grazie di conversione e di santificazione delle anime. “Sul mondo intero”: nessun angolo della terra qui è escluso.  In questo tratto dell'atto di consacrazione noi La supplichiamo di volersi servire di noi per distruggere tutto il corpo del serpente, vale a dire le più diverse eresie che tengono avvinto il mondo.    “Affinché nelle Tue mani immacolate e misericordiosissime io divenga uno strumento utile per innestare e incrementare il più fortemente possibile la Tua gloria in tante anime smarrite e indifferenti”.  Sulla terra noi vediamo tante anime infelici, traviate, che non conoscono neppure lo scopo della loro vita, che amano diversi beni caduchi anziché l'unico bene, Dio.  Molte di esse, inoltre, sono indifferenti nei confronti dell'amore più sublime.  
Noi desideriamo “innestare e incrementare il più fortemente possibile la gloria” dell'Immacolata in queste anime e La supplichiamo di renderci strumenti utili nelle Sue mani immacolate e misericordiosissime, di non permetterci di opporci a Lei; di costringerci pure con la forza, qualora non volessimo obbedirLe.    “Per estendere, in tal modo, quanto più è possibile il benedetto Regno del sacratissimo Cuore di Gesù”.  Il Sacratissimo Cuore di Gesù è l'amore di Dio verso gli uomini.  Il Suo Regno è il dominio di questo amore nelle anime degli uomini, amore che Gesù manifestò nel presepio, lungo tutta la vita, sulla croce, nell'Eucaristia e nel darci per madre la sua stessa Madre; ed Egli desidera accendere questo amore nei cuori degli uomini.  Innestare e incrementare la gloria dell'Immacolata, conquistare anime a Lei, vuol dire conquistare anime alla Madre di Gesù, la quale introduce in esse il Regno di Gesù.    “Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia della conversione e della santificazione, poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani, dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi”.  L'Immacolata è la “onnipotenza supplice”.  Ogni conversione ed ogni santificazione è opera della grazia, ed Ella è Mediatrice di tutte le grazie.  Perciò Ella sola basta per implorare e distribuire tutte le grazie, qualunque grazia.  Durante la manifestazione della medaglia miracolosa, la beata Caterina Labouré vide dei raggi che si sprigionavano dagli anelli preziosi che l'Immacolata portava alle dita delle mani.  Tali raggi simboleggiano le grazie che l'Immacolata elargisce generosamente a tutti coloro che le desiderano.  Pure il Ratisbonne, nella visione da lui avuta, parla dei raggi di grazie.    “Concedimi di lodarTi, o Vergine santissima; dammi forza contro i Tuoi nemici”.  Narra una tradizione che il francescano Duns Scoto, mentre si stava recando alla disputa durante la quale doveva difendere, nell'università della Sorbona, a Parigi, il privilegio dell'Immacolata Concezione, passò accanto ad una statua della Madre Santissima e Le rivolse la predetta invocazione.  La Madre Santissima piegò il capo in segno di approvazione.  Nella prima parte di questa preghiera, Duns Scoto si rivolge con umiltà alla Madre di Dio e Le chiede la grazia di poterLa lodare, poiché riconosce di essere grandemente indegno di un'opera così sublime, qual è la glorificazione della Madre Santissima.  Riconosce, altresì, che tale grazia dipende da Lei e che è sufficiente che Ella gliela conceda, perché il successo possa coronare i suoi sforzi.  La seconda parte è forte, risoluta, coraggiosa.  Egli chiede la forza per sconfiggere il serpente, per essere uno strumento nella mano di Lei.  Ma chi è il nemico di Lei?  È tutto ciò che è macchiato di peccato, ciò che non conduce a Dio, ciò che non è amore; è tutto ciò che proviene dal serpente infernale, il quale è menzogna, e da lui solo: tutti i nostri difetti, quindi, tutte le nostre colpe.  La preghiamo di darci forza contro di essi.  Soltanto per questo, infatti, vi sono tutte le devozioni, per questo vi è la preghiera, per questo vi sono i santi sacramenti, vale a dire per ottenere la forza di superare tutti gli ostacoli che si frappongono nel nostro cammino verso Dio, in un amore sempre più ardente, nel divenire simili a Dio, nell'unirsi con Dio stesso.  Come siamo usciti da Dio per mezzo della creazione, così pure ritorniamo a Dio; tutta la natura ci parla di questo e dovunque volgiamo lo sguardo, noi vediamo che ad un'azione corrisponde una reazione uguale e contraria, quale eco dell'attività di Dio, anche della Sua attività nella creazione. Su questa via di ritorno della reazione, una creatura dotata di libera volontà si imbatte in difficoltà e contrarietà, che Dio permette per accrescere ancor di più l'energia con la quale questa creatura tende verso di Lui.  Per ottenere la forza sufficiente per raggiungere tale scopo, tuttavia, questa creatura deve pregare, deve implorare tale forza da Colui che è la fonte di ogni energia e che guarda con amore gli
sforzi della propria creatura e desidera che essa voglia sinceramente giungere a Lui e non le risparmia l'aiuto.  Ed anche se a questa creatura, a questo suo caro figlio, capitasse di inciampare lungo il cammino, di cadere, di insudiciarsi, di imbrattarsi, questo Padre amorevole non può starsene a guardare la sua sventura. Manda il proprio Figlio unigenito, il quale con la Sua vita e con la Sua dottrina gli indica una via chiara e sicura.  Con il Suo Sangue santissimo, che ha un valore infinito, lava il sudiciume e cura le ferite.  E affinché l'anima non perda la speranza a causa della paura, per aver violato la giustizia divina, Dio manda Colei che è la personificazione del proprio amore, la Sposa dello Spirito di amore materno, l'Immacolata, tutta bella, senza macchia (pur essendo figlia di una creatura umana), sorella degli esseri umani, e La incarica di distribuire con generosità tutta la propria misericordia nei confronti delle anime.  La costituisce Mediatrice della grazia meritata dal Figlio Suo, Madre della grazia, Madre delle anime rinate mediante la grazia, rigenerate e incessantemente rigenerantesi in una sempre più perfetta divinizzazione.




Torna ai contenuti | Torna al menu