Scheda 1248 nota 16 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1248 - La M.I.   Cracovia, 15 XI 1919 J.M.J.Fr.

Durante la precedente riunione vi ho parlato brevemente della storia e della natura del nostro piccolo circolo; ora, invece, vorrei illustrarvi, anche se in breve e senza troppe pretese, lo scopo, la natura, i mezzi, le difficoltà e la ricompensa che ci è riservata.
I. [Lo scopo della M.I.]  La natura di ogni cosa è modellata in conformità allo scopo per cui esiste, perciò anche per conoscere la natura della M.I. è necessario esaminarne lo scopo.  Ogni cosa, inoltre, ha un duplice scopo: ultimo e immediato.  Lo scopo ultimo di ogni creatura è la gloria esterna di Dio; le creature intelligenti offrono questa gloria in modo perfetto, poiché non sono solamente un'immagine delle perfezioni divine, ma conoscono altresì e riconoscono tale immagine.  Di qui l'omaggio, l'adorazione, il ringraziamento e l'amore della creatura verso il Creatore.  Noi dobbiamo amare Dio in modo infinito, poiché Egli ci ha amato in modo infinito ed ha manifestato tale amore scendendo Lui stesso su questa terra, per sollevare, illuminare, fortificare e redimere l'uomo colpevole, perfino mediante la morte più ignominiosa in mezzo ai più orrendi tormenti; rimanendo qui tra noi sino alla fine dei tempi, anche se è tanto abbandonato e insultato da persone ingrate; donandosi, infine, a noi come nutrimento, per divinizzarci con la sua divinità.  Tuttavia, essendo noi delle creature limitate, non siamo in grado di rendere a Dio una gloria infinita. Diamogliene almeno quanta più possiamo.  Perciò lo scopo ultimo della M.I. è proprio la gloria di Dio, e non soltanto una maggior gloria, ma la massima possibile.  Lo scopo immediato, invece, è quello verso il quale si tende direttamente e che2 serve come mezzo per raggiungere lo scopo ultimo.  La manifestazione delle perfezioni divine è il fine dell'intera creazione, mentre lo scopo dell'uomo è conoscere, riconoscere e perfezionare liberamente in se stesso l'immagine divina, corrispondendo alle grazie divine e unendosi, in tal modo, sempre più strettamente con Dio mediante l'amore e, per dir così, divinizzandosi.  La M.I. ha come scopo immediato la sollecitudine per la conversione di tutti gli acattolici, in particolar modo di quei poveretti, i massoni, che, accecati dal fanatismo, sollevano la mano scellerata addirittura contro il loro ottimo Padre; e tutto ciò sotto la protezione e per la mediazione della Beata Vergine Maria Immacolata.  Sotto la Sua protezione, cioè quali strumenti nelle Sue manine immacolate, e per la Sua mediazione, cioè utilizzando i mezzi che Ella mette a nostra disposizione e pregando affinché Ella ottenga misericordia.  La volta precedente ho ricordato il motivo per cui noi ricorriamo alla Santissima Vergine Maria sotto il titolo di Immacolata Concezione3.    
II. [La natura della M.I.]  Questo è il nostro scopo, secondo il quale deve essere modellata l'intera associazione.  Dalla filosofia noi veniamo a sapere che la natura di ogni cosa è composta di materia e di forma, unite insieme.  Nella M.I., come in ogni associazione, la materia sono i membri; e questi possono essere, senza eccezione, tutti coloro che desiderano raggiungere lo scopo esposto sopra: giovani e anziani, religiosi, sacerdoti e secolari, uomini e donne, scienziati e illetterati, in una parola tutti coloro che desiderano rendere a Dio la più grande gloria possibile, senza limitazioni, attraverso l'Immacolata.  
La forma, invece, ossia ciò che unisce i membri nel tendere al conseguimento dello scopo e che costituisce l'essenza di ogni associazione, nella M.I. è la totale, illimitata donazione di sé alla Santissima Vergine Maria Immacolata, affinché Ella si degni di realizzare in noi e per mezzo nostro ciò che è stato scritto di Lei: “Ella ti schiaccerà il capo” (Gen 3, 15) e “Tu sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero” (Ufficio della B.V.M.); in una parola, affinché Ella si degni di santificare noi e di unire gli altri, per mezzo nostro, a Dio con l'amore più stretto possibile.  Il segno esterno di questa consacrazione, inoltre, è la medaglia miracolosa4, per il fatto che ci è stata consegnata proprio da Lei; [il portare tale medaglietta] costituisce una parte integrante della M.I.  Sia l'attuazione concreta dello spirito della suddetta donazione sia il portare la medaglia miracolosa non obbligano sotto pena di peccato, neppure il più piccolo; l'unico motivo dell'esistenza e dell'attività della M.I. è solamente l'amore, un amore senza limiti verso il Sacratissimo Cuore di Gesù, allo scopo di offrire a Lui il maggior numero possibile di anime e di unirle a Lui nel modo più stretto.    
III. I mezzi [della M.I.]  Noi5 siamo uno strumento nelle amorosissime mani dell'Immacolata e solo così possiamo raggiungere il nostro scopo ultimo: la gloria di Dio, non solo una gloria maggiore, ma la più grande possibile. Tutta la nostra sollecitudine, dunque, deve essere: lasciarci condurre6, affinché non facciamo nulla di nostra testa, ma tutto ciò che Ella desidera e come Ella lo gradisce.  Ma da quale fonte conosceremo noi la Volontà della nostra Regina, della nostra Condottiera?  Su questa terra vi è un solo modo sicuro: la santa obbedienza ai rappresentanti di Dio, la volontà del quale è tutto ciò che desidera l'Immacolata, con questa differenza, però (se umanamente ci si può esprimere così), che Dio dirige ogni cosa secondo giustizia, mentre la Santissima Vergine7, proprio per il fatto che ci è stata data per Madre, può metterci al riparo, annullando i colpi della giustizia, sotto il Suo materno manto di misericordia.  Per questo anche s. Bernardo afferma che Dio ha riservato a sé l'economia della giustizia, mentre ha affidato la misericordia alla Ss. Vergine Maria8.  Inoltre, talvolta noi possiamo conoscere le Sue intenzioni anche per mezzo delle ispirazioni interiori, ma da soli noi non siamo quasi mai in grado di assicurarci se esse provengano da Lei oppure dal nostro amor proprio o da satana, il quale, con lo splendore di un angelo, è capace di insinuare talvolta delle cose pur santissime in se stesse, ma che saranno buone per qualcun'altra persona, mentre da noi Dio può non volere quella determinata cosa.  Anche se ci apparisse la Ss. Vergine Maria in persona e ci affidasse la missione più sublime, da dove potremmo avere la sicurezza che è effettivamente Lei a parlarci e non una qualche illusione o un inganno del demonio?  Sappiamo, infatti, che satana apparve a s. Caterina da Siena (se non erro) perfino sotto le sembianze di Gesù crocifisso e per un certo tempo la trasse in inganno.  Ebbene, anche in questo caso9 la prova più sicura è l'obbedienza, ossia la manifestazione di ciò che sentiamo al superiore nel rispettivo “foro”, interno o esterno, e l'esecuzione cieca dei suoi comandi.  Se egli proibisce, ma l'Immacolata vuole, allora Ella, come nella manifestazione della medaglia miracolosa, saprà raggiungere il proprio scopo.  Talvolta, tuttavia, Iddio permette simili ostacoli proprio allo scopo di consolidare la propria opera; ma se l'ispirazione non proviene da Lei, crolli al più presto!  Dunque, non solamente per mezzo degli ordini dei superiori, ma anche per mezzo dell'autorizzazione a porre in atto le ispirazioni interiori, noi veniamo a conoscere comandi della nostra Regina. Tutta la nostra vita, ogni pensiero, parola e azione sono nelle Sue mani: diriga Ella ogni cosa come Le piace.  In diversi tempi la Ss. Vergine Maria è venuta in aiuto dei propri figli e ha offerto svariati modi per raggiungere più facilmente la salvezza e la liberazione degli altri dal giogo di satana.  Adesso, nell'era dell'Immacolata Concezione, la Ss. Vergine ha consegnato all'umanità la medaglia miracolosa, la quale, per mezzo di innumerevoli miracoli di guarigioni e soprattutto di conversioni, conferma la propria provenienza celeste.
Manifestandola, l'Immacolata stessa promise moltissime grazie a tutti coloro che l'avrebbero portata; e poiché la conversione e la santificazione sono grazie divine, la medaglia miracolosa è il mezzo migliore per raggiungere il nostro scopo.  Essa, perciò, costituisce l'arma migliore della “Milizia”; è la pallottola con cui il fedele “milite” ingaggia la battaglia con il nemico, cioè il male, salvando in tal modo i malvagi. “E soprattutto la medaglia miracolosa”.  Sulla medaglia, poi, è impressa la giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a Te ricorriamo”.  L'Immacolata stessa mette sulla nostra bocca questa preghiera, rivelandocela e raccomandandoci di recitarla. Mettiamo in pratica, quindi, anche questa raccomandazione. Inoltre, dato che vi sono pure taluni che non ricorrono a Lei, noi aggiungiamo: “e per quanti a Te non ricorrono”.  E poiché nei nostri tempi il capo10 degli acattolici, la testa del serpente infernale - si può ben dire - è la massoneria, noi ricordiamo in modo particolare coloro che si lasciano sedurre da essa.  In tal modo, perciò, ogni giorno noi sferriamo un assalto contro il drago infernale in tutte le sue membra, ma soprattutto nella testa11.  Noi non vediamo ora i risultati di questo lavoro, o piuttosto della preghiera, tuttavia dopo la morte potremo constatare quanto sono vere le parole del Salvatore: “Chiedete e otterrete” [Gv 16, 24]; in questo caso, infatti, possiamo esser sicuri che ciò che chiediamo non è sicuramente contrario alla volontà di Dio.  “Ogni mezzo, purché lecito, che lo stato, le condizioni e le circostanze permettono, e che si raccomandano allo zelo e alla prudenza di ciascuno”. Qui si apre un vastissimo campo di lavoro, poiché diversissimi sono “gli stati, le condizioni, le circostanze” e numerosi i modi d'azione.  Tra i modi d'azione12, tuttavia, si possono distinguere due categorie generali: individuale (di una singola persona) e sociale (comune).  Nel lavoro individuale ogni singola persona può fare molte cose, a seconda dei talenti che Dio le ha dato e dell'amore ardente e fiducioso nella preghiera; tuttavia possono verificarsi sempre delle situazioni alle quali da solo uno non sarà capace di far fronte; la stessa cosa avviene nella preghiera: Gesù stesso, infatti, affermò: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” [Mt 18, 20]. Con forze comuni, perciò, si può pregare e lavorare con maggior efficacia.  A13 questo proposito, tuttavia, la natura dei rapporti sociali deve diversificarsi a seconda del variare degli “stati, condizioni, circostanze”.  Comune a tutti è soltanto la tendenza ad un più perfetto e facile raggiungimento dello scopo14, che nel nostro caso è la salvezza e la santificazione più elevata del maggior numero possibile di anime.  Come ho già ricordato, tutti i mezzi, individuali soltanto o anche sociali, devono essere adoperati secondo l'obbedienza, l'unico criterio sicuro, su questa terra, della Volontà di Dio e, conseguentemente, dell'Immacolata. “Si raccomandano allo zelo e alla prudenza” (ben inteso senza obbligare minimamente sotto pena di peccato)15, solo che nell'altro mondo ciascuno riceverà la ricompensa in base a quanto avrà fatto.  Solamente16 appoggiandoci su questa roccia incrollabile noi possiamo essere incrollabili come Dio, poiché siamo sicuri della Sua Volontà per mezzo dell'Immacolata, e anche se l'obbedienza oggi ci dicesse “sì” e domani “no”, oggi facciamo “sì” e domani “no”, ma non diremo mai di aver sbagliato se in precedenza avevamo operato in modo diverso; andava bene come avevamo fatto prima e va bene adesso; allo stesso modo come Dio è immutabile, anche se oggi fa cadere la pioggia e domani no.    
IV. [Le difficoltà della M.I.]  Natura del lavoro, caratteristiche (la serenità).  Sopraggiungeranno, tuttavia, anche difficoltà e contrarietà da superare.  Qualunque cosa buona è avvenuta su questa terra, infatti, quanto più era grande e buona, tanto maggiori sono state le difficoltà sperimentate.  È sufficiente dare uno sguardo alla storia.  Anche noi, perciò, dobbiamo aspettarci qualcosa di simile.  
E non dico questo soltanto “a priori”, poiché io stesso ho visto con i miei occhi e ho sentito dire come la M.I. di Roma si è purificata nel fuoco.  Ma da dove possono venire tali contrarietà?  Bisogna essere preparati a riceverle da qualsiasi parte. Non parlo qui della fatica che sperimentiamo in ogni lavoro e neppure della lotta che ingaggeranno con noi proprio coloro per la cui salvezza eterna combatteremo: a volte interpretando male le intenzioni e i propositi migliori (e in qualche occasione questo capita a bella posta) e lanciando le più false calunnie, secondo la loro parola d'ordine, pronunciata, per quanto ricordo, da Voltaire: “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”.  Voglio parlare, invece, di quella persecuzione alla quale ci possono sottoporre persone assennate, prudenti e perfino devote e sante (fors'anche iscritte nelle schiere della M.I.), e che magari si comportano in quel modo con la migliore delle intenzioni.  In verità, ciò che fa soffrire maggiormente (se non si confida unicamente in Dio attraverso l'Immacolata) è il vedere che qualcuno, per la maggior gloria di Dio e con il più grande fervore di cui è capace, ci taglia tutte le strade, rovina e cerca di distruggere ciò che costruiamo e perfino, dopo di essersi avvicinato lui stesso alla causa della Milizia, in seguito distoglie anche gli altri, insinuando il dubbio, seminando la sfiducia e l'indifferenza.  E, come se ciò non bastasse, anche noi siamo incostanti: quel che oggi accettiamo con entusiasmo, domani ci sembra banale; quel che oggi ci attrae con il suo fascino, domani ci scoraggia per la quantità e la durezza dei sacrifici17.  Su18 quale fondamento ci si deve basare in tali casi?  Perché un fondamento possa essere incrollabile, deve avere qualcosa di stabile, di immutabile, in una parola qualcosa di divino, che per noi è unicamente la santa obbedienza cieca all'Immacolata, la quale manifesta la propria volontà attraverso i superiori.  Posto su un tale fondamento, quindi, egli non teme alcuna tempesta.  Tutti i cattivi e i buoni insorgano contro di lui con la parola e l'azione, il corpo appesantito poltrisca di fronte alla fatica, l'intelletto si offuschi, la volontà sia titubante e si scoraggi, dentro e attorno tutto congiuri contro di lui, l'inferno vada su tutte le furie, il mondo intero si capovolga e ogni cosa in esso sia in subbuglio: egli disprezza tutto ciò, non fidando affatto in se stesso, bensì illimitatamente in Dio attraverso l'Immacolata, è19 sicuro di agire nelle Sue mani onnipotenti.  Questa davvero e unicamente questa è la roccia granitica contro la quale si infrangono tutti i flutti spumeggianti.  Posso affermare, non solo in teoria, ma per esperienza mia e di altri, di aver visto, con mia grande meraviglia, il modo con cui taluni, senza scomporsi, son riusciti a superare tutte le difficoltà, del resto assai comprensibili e dettate dalla prudenza, tendenti addirittura all'annientamento della M.I. nelle sue stesse radici: “rationes humanae”..., e quel che entrava per un orecchio, svaniva già dall'altro20.  Tutte queste contrarietà sono assai utili, necessarie e perfino indispensabili, poiché chiariscono l'intera causa, irrobustiscono e abituano la volontà alla fatica e divengono sorgente di meriti per il paradiso.  In tal modo, infatti, molte cose si sono chiarite “de facto” già a Roma in quel fuoco, in particolare il fondamento e i principi di tutta la Milizia; proprio come avviene anche nella santa Chiesa, dove le eresie sono uno stimolo per lo sviluppo e la chiarificazione della verità.  La volontà, inoltre, già grazie alla stessa conoscenza della forza e dell'immutabilità della verità osteggiata, è sollecitata a mantenerla; quando le difficoltà superate svaniscono, prende coraggio, si rianima e, messa alla prova mediante la sofferenza - pur facilitata dalla speranza e perfino dalla sicurezza della vittoria, dato che il fondamento è incrollabile - si impegna in battaglie più dure, più rischiose e che la possono far soffrire di più.  In conseguenza di ciò, otterremo pure una ricompensa assai maggiore di quella che avremmo ottenuto se tutto ci fosse andato liscio, una ricompensa tanto più grande e meravigliosa, quanto più ardua sarà stata la fatica, più dolorosa la sofferenza, più ardente l'amore che avremo dimostrato esclusivamente a Dio attraverso l'opera di salvezza e di santificazione delle anime.    
V. [La nostra ricompensa]  

Allo scopo di attirarci sempre più a sé, di incoraggiarci al lavoro, Dio, nella sua bontà infinita, talvolta ci fa assaporare ancora qui sulla terra un po' di quella felicità, la cui pienezza dovrà essere la nostra corona. Impegnandoci con tutte le forze nel corrispondere il più fedelmente possibile alla grazia divina e nel diffondere in noi stessi e negli altri la gloria di Dio attraverso l'Immacolata, talvolta gusteremo la gioiosa serenità del fanciullo il quale, abbandonandosi senza riserva alcuna nelle mani della propria madre, non si preoccupa di nulla, non ha paura di nulla, fiducioso nella saggezza, nella bontà e nella forza della sua buona genitrice.  Talvolta infurierà attorno a noi la bufera, cadranno i fulmini, ma noi, consacrati in modo così illimitato all'Immacolata, saremo sicuri che non ci succederà nulla, finché la nostra ottima Mammina non lo permetterà, e ci riposeremo piacevolmente lavorando e soffrendo per la salvezza delle anime.  Qualche altra volta le croci si abbatteranno pesantemente su di noi, ma la grazia di Dio riscalderà i nostri cuori infiammandoli di un amore tale che arderemo dal desiderio della sofferenza, di una sofferenza senza limiti, di umiliazioni, di scherni, di dimenticanza; avremo con ciò la possibilità di dimostrare il nostro amore verso il Padre, verso il nostro amico carissimo, Gesù, e verso la Sua dilettissima Madre, l'Immacolata.  La sofferenza, infatti, è scuola, alimento e forza dell'amore.  “Afflitti, ma sempre lieti” [2 Cor 6, 10].  Ecco, questa è una vita spesa per un ideale.  E allora, anche se da una parte un'intera falange di accaniti nemici congiurerà contro di noi, troveremo dall'altra anche degli autentici amici, i quali, uniti a noi con sincero amore nell'unità di un comune ideale, ci conforteranno nella tristezza e ci soccorreranno nella caduta, affinché non abbassiamo mai le mani, ma combattiamo con tenacia e con fermezza fino alla morte, confidando unicamente in Dio attraverso l'Immacolata.  Tutto questo, però, è solo una piccola particella della ricompensa che ci spetta, e non sempre essa ci accompagnerà: solamente quando la nostra Mammina, vedendo la nostra debolezza vorrà rafforzarci, allora manderà a noi, suoi figlioli, queste caramelle, che dovremo accettare con la massima gratitudine e umiltà, allo scopo di rimetterci volentieri al lavoro, dopo esserci irrobustiti.  Tuttavia, ci arricchiremo maggiormente di grazie quando, nell'oscurità esteriore e interiore, pieni di afflizioni, spossati dal lavoro, sofferenti, senza consolazioni, perseguitati ad ogni passo, in mezzo a continui insuccessi, abbandonati da tutti, derisi, scherniti, soli... come Gesù sulla croce, ci sforzeremo di pregare per tutti, di attirare tutti con ogni mezzo (come fece Gesù all'ultimo istante perfino con il ladrone) a Dio attraverso l'Immacolata e di unirli a Lui il più intimamente possibile.  Ma questa vita passerà e allora inizierà la nostra vera ricompensa.  Nulla, nemmeno la più piccola fatica, nemmeno la più piccola sofferenza, abbracciata per la gloria di Dio sfuggirà ad una abbondante ricompensa, e questo per l'eternità intera...  Come vediamo dalla storia, Dio ricompenserà non soltanto quello che avremo fatto, ma anche quello che avremmo desiderato fare, pur senza aver avuto la forza sufficiente per portarlo ad effetto. Desiderare, dunque, ma desiderare senza limiti!...  Ed Egli - bontà infinita! - permette spesso a coloro che lo amano di poter appagare i loro desideri perfino dopo la morte, di svolgere un'azione su questa terra, di pregare e di lavorare per la salvezza e la santificazione delle anime; è proprio da qui che vengono più di una volta le buone ispirazioni e perfino i miracoli.  Suor Teresa di Gesù Bambino diceva: “Se sapessi che in paradiso, dopo la morte, non potrò più lavorare per la salvezza delle anime, preferirei rimanere su questa terra sino alla fine del mondo”21 (si deve intendere con l'incertezza della propria salvezza) e promise di far discendere dal cielo una pioggia di rose, cioè di grazie.  E realmente, nel breve periodo di tempo trascorso dalla sua morte, ella ha guadagnato per Iddio moltissime persone su tutta la faccia della terra, come dimostrano i miracoli pubblicati nelle ultime edizioni della sua biografia.  Ugualmente Gemma Galgani è già conosciuta perfino in Cina e va ovunque alla caccia di numerose anime.  Allo stesso modo, anche noi possiamo nutrire la speranza che, se ora, imitando queste persone sante morte in questi ultimi tempi, arderemo dal desiderio di salvare le anime, dopo la nostra morte l'Immacolata completerà la propria opera servendosi di noi, anzi solamente allora potremo
consolare il Ss. Cuore di Gesù molto più di quanto avremo fatto su questa terra, dove, porgendo una mano agli altri, dobbiamo far bene attenzione a non cadere noi stessi. Mentre era in punto di morte, Gesù stesso, tra tutte le persone amiche che aveva, vide sotto la croce solamente la Ss. Vergine e il discepolo prediletto; gli altri suoi discepoli, invece, erano fuggiti tutti, uno lo aveva rinnegato con giuramento, mentre Giuda lo aveva venduto ai giudei.  Perciò, non dobbiamo affliggerci troppo, se non riusciamo a vedere su questa terra i frutti del nostro lavoro.  Può essere volontà di Dio che li raccogliamo dopo la nostra morte e che qualcun altro li veda in questo mondo.  La nostra prima ricompensa, dunque, è la possibilità e la facilità di “pescare” anime nel modo più efficace, perfino dopo la morte.  Immaginiamo, inoltre, quanta riconoscenza nutriranno nei nostri confronti tutte quelle innumerevoli schiere di anime alle quali avremo spalancato le porte del paradiso o la cui gloria avremo aumentato anche di un solo gradino!  Quanto ci ringrazieranno per tutta l'eternità!  Ma anche noi saremo riconoscenti verso di loro, poiché, affaticandoci in loro favore, ci saremo preparati anche per noi stessi una corona in paradiso.  Di quale amore, inoltre, essi arderanno verso Colei che si è degnata di servirsi di noi quali strumenti per liberarle dalle catene del demonio!  Noi, poi, non finiremo mai più di rendere omaggio alla Sua bontà, per essersi degnata di scegliere noi, tanto indegni, poveri e incapaci, perché fossimo i Suoi soldati alla conquista dei cuori a Lei. Infine, quale inno di adorazione, di gloria e di ringraziamento eleveranno tutti gli abitanti del cielo al Cuore di Gesù, per averci dato una Mamma così tenera, affinché, di fronte ai giusti colpi della giustizia divina, potessimo ricorrere a Lei e nasconderci sotto il suo manto materno22; Egli, infatti, non volendo castigarci, ma perdonarci, ha voluto offrire a noi una Mediatrice, una Protettrice, una Mamma carissima ed ha affidato a Lei l'intera economia della misericordia, riservando a sé la giustizia; Egli, poi, L'ha creata così buona che Ella non è capace di abbandonare neppure il peggiore dei peccatori che ricorre a Lei, e così potente che basta un Suo desiderio per piegare subito il Cuore infinito di Dio. E così tutti, insieme con l'Immacolata, ringrazieremo e adoreremo in eterno la misericordia, la bontà, la sapienza, la potenza e la giustizia di Dio, nel possesso della ricompensa che Egli ci aveva promesso.  E allora, mentre formeremo la schiera delle Sue guardie del corpo e saremo vicinissimi a Dio, appunto perché staremo accanto a Lei, raggiungeremo lo scopo ultimo della M.I., ossia la massima gloria possibile di Dio attraverso l'Immacolata.

Nota 1248.1 P. Massimiliano tenne una prima relazione ai chierici francescani conventuali di Cracovia il 18 IX 1919, parlando della cronistoria della M.I.; la seconda relazione, la presente, la tenne il 15 XI dello stesso anno. Oltre che nel manoscritto originale, steso da p. Massimiliano, si conserva un'altra redazione del presente testo, curata da p. Alfonso Kolbe (Notatki o M.I., pag. 18-28), il quale afferma, nella premessa, di averlo trascritto dall'originale "poiché la relazione letta oggi mi è piaciuta molto". In questa seconda redazione vi sono diverse varianti e aggiunte, che vengono segnalate nelle note che seguono.
Nota 1248.2 Variante di p. Alfonso: "... e che deve servire come mezzo".
Nota 1248.3 Aggiunta di p. Alfonso: "... Concezione (poiché è un titolo veramente moderno, ecc.).".
Nota 1248.4 Aggiunta di p. Alfonso: "... miracolosa (sospesa al collo) per il fatto...".  Nota 1248.5 Variante di p. Alfonso: “Diventiamo uno strumento...".
Nota 1248.6 Aggiunta di p. Alfonso: "... condurre dalla nostra Signora, affinché...".
Nota 1248.7 Variante di p. Alfonso: "... Vergine ci è stata data per Madre affinché, rifugiandoci sotto il Suo materno manto, otteniamo la Sua misericordia e così annulliamo i colpi della giustizia divina. Per questo...".

Nota 1248.8 Tale concetto, caro a diversi teologi scolastici, è ripreso da s. Bernardo da Chiaravalle, s. Bonaventura e s. Tommaso d'Aquino, il quale afferma che Maria chiese per sé una parte del Regno di Dio, così che Ella divenne regina di misericordia e Gesù re di giustizia (cf. Opera Omnia, vol. 31, Parigi 1889, pag. 333). Dal punto di vista teologico tale concetto non è del tutto esatto, per il fatto che Cristo, per la natura stessa della propria mediazione, ci manifesta la misericordia più sublime e ci ama in modo perfettissimo. Le espressioni sopra citate sulla divisione del Regno di Cristo debbono essere intese unicamente nel senso che Cristo ha fatto della propria Madre una collaboratrice nelle opere della propria misericordia, escludendo quelle della propria giustizia (concetto, questo, espresso più volte da p. Massimiliano nei suoi scritti). Cf. J. H. NICOLAS, Mèdiation mariale et maternitè spirituelle, in Rapports doctrinaux de VIII Congrès Marial National, Lisieux 5-9 juillet 1961, Parigi 1962, pag. 76-77.

Nota 1248.9 Variante di p. Alfonso: "... in questo caso l'unico banco di prova è l'obbedienza".

Nota 1248.10 Variante di p. Alfonso: "... il capo di questi ultimi, cioè gli acattolici...".
Nota 1248.11 Variante di p. Alfonso: "... nella testa, e anche se noi non vediamo ora gli effetti di questo colpo, siamo tuttavia sicuri che esso esiste e che dopo la morte...".
Nota 1248.12 Aggiunta di p. Alfonso: "... d'azione nella M.I., tuttavia...".
Nota 1248.13 Variante di p. Alfonso: “Tuttavia, la natura del lavoro non solo individuale, ma anche sociale, ossia comune, deve adattarsi agli "stati, condizioni...
Nota 1248.14 Variante di p. Alfonso, che sostituisce tutta la conclusione del capoverso: "... dello scopo, ossia di guadagnare le anime per Iddio ".
Nota 1248.15 Aggiunta di p. Alfonso: "... di peccato), dobbiamo ricordare soltanto che nell'altro...".

Nota 1248.16 P. Alfonso trasferisce questo intero capoverso più avanti, ossia dopo il quinto capoverso del seguente capitolo, subito prima di: "Posso affermare...". A conclusione di questo terzo capitolo, p. Alfonso inserisce il presente testo: “Occorre ancora richiamare l'attenzione a una differenza essenziale tra il nostro modo di lavorare e quello dei servi dell'inferno. Questi ultimi distruggono, mentre noi edifichiamo;di conseguenza essi non hanno bisogno della grazia di Dio, mentre noi non possiamo farne a meno. Ad essi basta introdurre la confusione, il caos, dato che satana pesca nell'acqua torbida, mentre noi dobbiamo portare la serenità e l'ordine, perché Dio regna nella pace. Essi ardono di odio, di vendetta, mentre noi lottiamo con l'amore, perfino nei confronti dei nemici; noi odiamo e combattiamo solo il male, per amore dei cattivi. Essi sfruttano tutti i mezzi, anche i più abietti: la menzogna, la calunnia, il pugnale, mentre noi - non riconoscendo che lo scopo giustifica i mezzi - ci limitiamo solo ai mezzi di agire leciti. Essi confidano nelle proprie forze e forse (anche senza forse) nell'aiuto dell'inferno, mentre noi, non confidando affatto in noi stessi, poniamo tutta la nostra speranza in Dio attraverso l'Immacolata. Essi, infine non sono certi di una vittoria totale, o piuttosto sono certi di un crollo, mentre a noi nessuno, neppure la morte, è in grado di far cadere dalla mano la palma della vittoria".

Nota 1248.17 In calce al foglio dell'originale p. Massimiliano scrisse: "Amor proprio".
Nota 1248.18 In p. Alfonso il capoverso inizia: “E come combattere tutte queste difficoltà? Su quale fondamento...".
Nota 1248.19 Variante di p. Alfonso: "... è sempre sicuro di agire bene, poiché è strumento nelle Sue mani immacolate. Questa davvero...".
Nota 1248.20 Aggiunta di p. Alfonso: "... dall'altro, senza che ne rimanga neppure una traccia ".
Nota 1248.21 S. TERESA DI GESU' BAMBINO, Gli Scritti, Lettera del 24 II 1897 al chierico Bellière, Roma 1970, pag. 714. A proposito della "pioggia di rose", cf. IDEM, Novissima Verba, 9 giugno, pag. 324.
Nota 1248.22 Sul margine sinistro p. Massimiliano aggiunse: "Il posto accanto all'Immacolata".  








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