Scheda 1205 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1205 - La religione dell'amore Mugenzai no Seibo no Kishi, III 1936, p. 2 e seguenti  

L'odio divide, separa e distrugge, mentre al contrario l'amore unisce, dà pace ed edifica.  Nulla di strano, quindi, che solo l'amore riesca a rendere sempre gli uomini perfetti.  Perciò, solamente quella religione che insegna l'amore di Dio e del prossimo può perfezionare gli uomini.  La religione di Gesù Cristo è realmente questa religione dell'amore, dell'amore perfetto, e ciò è evidente nelle sante parole di Gesù Cristo.  S. Matteo, uno dei Dodici che vissero in compagnia con Gesù, ci narra nel suo Vangelo (22, 35-40) il seguente fatto:  “E uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?".  Gli rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.  E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.  Da questi comandamenti dipende tutta la legge e i profeti"”.  Uno degli apostoli, s. Giovanni, che fu testimone oculare della passione e della morte in croce di Gesù, ci ha lasciato la descrizione delle dolci istruzioni che Egli diede agli apostoli durante l'ultima cena.  S. Giovanni non solo partecipò a quell'ultima cena, ma, essendo il discepolo prediletto, stava accanto a Gesù e poté comprendere nel modo migliore il significato delle parole di Cristo.  Prendiamo alcuni passi dal vangelo scritto dallo stesso Giovanni: “Figlioli, ancora per poco sono con voi...  Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13, 33-34).  “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.  Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.  Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.  Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.  Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.  Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.  Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” (Gv 15, 9-17).  Al termine della cena, Gesù rivolse al Padre suo celeste una preghiera, alla fine della quale pronunciò le seguenti parole:  “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.  Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa.  Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.  E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.  Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.  E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (Gv 17, 18-26).  
Risulta evidente, quindi, che Gesù desiderava vivamente che un amore sincero regnasse tra gli uomini.  Gli apostoli compresero bene il desiderio di Gesù a questo proposito.  E per questo s. Pietro scrive in una sua lettera: “Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati” (1 Pt 4, 8).  Nella sua prima lettera s. Giovanni scrive così: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi.  Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16).  “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato” (1 Gv 3, 23).  “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama Dio è generato da Dio e conosce Dio” (1 Gv 4, 7).  È lecito affermare che se questa religione si diffondesse nel mondo intero, esso diventerebbe un paradiso.    Kolbe   __________ Traduzione dal giapponese.      



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