Scheda 1026 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1026 - La Chiesa e il socialismo Rycerz Niepokalanej, II 1923, p. 17-21
  
Talvolta si può ascoltare la seguente domanda: “Perché la Chiesa condanna il socialismo?”. Non molto tempo fa anche a me è stata posta una simila domanda.  Promisi di dare una risposta sul Rycerz; eccomi, dunque, a mantenere la promessa.  Le colonne ristrette di un breve articolo non mi permettono di analizzare in lungo e in largo gli inizi, l'essenza, lo sviluppo e i vari fenomeni che caratterizzano il socialismo; perciò mi limito soltanto ad una presentazione sommaria dei suoi principi fondamentali nei loro rapporti con la Chiesa. Ogni sistema, sia politico sia economico sia, in definitiva, sociale, deve basarsi su di un effettivo e reale stato di cose e non rendere omaggio ad asserzioni senza fondamento e ad illusioni di una fantasia troppo effervescente.  E purtroppo il socialismo è ammalato proprio di questo.  Asserzioni senza fondamento sono le frasi ripetute all'infinito e mai dimostrate, le quali affermano che non esiste né Dio né un'anima immortale, né una vita oltre la tomba, né il paradiso né l'inferno e così via.  Queste cose, al dire di Mussolini, sono ormai un anacronismo per i nostri tempi, ma continuano a permanere forzatamente nelle menti di vaste masse di popolazione; e proprio su questi principi si eleva il socialismo.  Ascoltiamo i maestri. Bebe: “Non sono stati gli dei a creare gli uomini, ma gli uomini a creare gli dei e Dio stesso” (Die Frau, 426). Liebknecht: “Quanto a me, mi sono sbarazzato della religione già da un pezzo. Son nato in un periodo storico in cui gli studenti tedeschi venivano istruiti molto presto sui principi dell'ateismo” (Volksblatt 1890, n. 281).  Hoffmann considera il mistero della santissima Trinità, la divinità di Gesù, l'immortalità dell'anima e la salvezza eterna come le più utopistiche tra le utopie. Dietzgen: “Se la religione si fonda sulla fede in esseri ultraterreni, al di là del nostro mondo, e in forze superiori, in esseri spirituali e nella divinità, allora la democrazia deve essere senza religione”.  Dal canto suo l'amico di Marx, Leone Franke, scrive nel proprio testamento: “Non credo né al paradiso né all'inferno né al premio né al castigo” (Vorwats 1896, p. 81).  E nella seduta parlamentare del 31 dicembre 1881, Bebe aveva affermato chiaramente: “In campo politico noi miriamo alla repubblica, in campo economico al socialismo, mentre in quello che si chiama campo religioso miriamo all'ateismo”.  Lo sguardo di un socialista, dunque, il quale sia consapevole del proprio scopo, non va al di là della bara mortuaria, non si libra al di sopra di un mondo puramente materiale.  Avvolto nella materia come all'interno di un bozzolo, vede tutta la propria felicità in un uso animalesco del mondo, mentre uno più idealista forse pensa allo studio e all'arte.  Non è forse troppo poco tutto questo per un uomo, il cui pensiero penetra nell'atmosfera e tra le stelle e corre tra gli spazi del firmamento? la cui ragione, continuamente bramosa di conoscere le cause, giunge fino alla causa prima e al fine ultimo dell'universo? il cui cuore, desideroso di possedere la gloria, la felicità, quanto più ne conquista tanto più ne brama e sente che nulla di circoscritto, anche se vastissimo, ma sempre con un limite, lo riempie?  Egli desidera il bene, ma un bene infinito!  Chiediamo a noi stessi se vogliamo imporre alla nostra felicità i vincoli dei confini?  E queste persone che hanno una mente tanto ristretta, invischiati in un materialismo grossolano, osano annunciare all'umanità la felicità?  Ma saranno poi capaci di rendere felice l'umanità con dei mezzi materiali?  Riusciranno a coprire ogni uomo di oro, a circondarlo di gloria e a dargli la possibilità di godere qualsiasi piacere?  Illusioni di una fantasia malata!  Ho già rilevato che tutto quello che il mondo può dare, non basta ancora per l'uomo.  
Tutti questi beni hanno i loro limiti, deludono e suscitano il desiderio di una felicità più grande e più duratura, e quando essa viene meno l'anima si sente invadere dal tedio, dalla noia e da una specie di tenebra.  Se è ancora capace di riflettere, ella sente di aver sbagliato la strada verso la felicità.  Ma forse il socialismo sarà in grado di procurare fino alla sazietà almeno questo bene terreno? No, neppure questo.  Libertà, uguaglianza, fraternità: sono bei principi, ma il socialismo, dopo di aver violato la natura umana, la quale brama orizzonti più vasti e tende all'infinito, non è capace di procurarle queste realtà; sono troppo nobili e troppo sublimi.  La libertà. Il socialismo sopprime la proprietà privata, o almeno la proprietà dei mezzi di produzione.  È il governo, quindi, che stabilisce il tipo di lavoro, il governo che lo valuta, il governo che lo retribuisce.  E questo deve essere libertà.  Ricordo, a questo proposito, una conversazione avuta con un contadino di Zakopane; ritornato dalla prigionia in Russia, egli si era lasciato affascinare dal principio bolscevico di andare dai ricchi a prendere la loro roba.  Però, quando gli ho chiesto che cosa sarebbe successo allora del suo pezzetto di terra, argomentava che l'avrebbe coltivata lui.  “Ma se lei in seguito non avesse più voglia di lavorarla?”, gli chiesi.  “Allora gli altri hanno il dovere di costringere (a questo punto si interruppe), ... ma io preferisco il mio piccolo pezzetto di terra e preferisco poter fare quando, che cosa e come mi piace, piuttosto che qualcuno debba porsi al di sopra di me”.  Ecco l'impulso naturale della libertà innata che i socialisti, in nome della libertà (?!), vogliono schiacciare.  E l'uguaglianza?  Di fronte a Dio siamo tutti uguali, poiché siamo tutti opera delle sue mani, tutti redenti dal sangue dell'Uomo-Dio, tutti abbiamo questo Dio come fine ultimo, tutti viviamo soltanto per dargli la dimostrazione della nostra fedeltà e così meritare di possederlo eternamente dopo la morte. In tutto questo c'è uguaglianza.  Ma è possibile che su questa terra vi sia un'uguaglianza sotto ogni aspetto?  Ciò sarebbe possibile solamente se potessimo esistere tutti insieme nel medesimo tempo, nel medesimo luogo e nelle medesime condizioni, sia di natura sia di ambiente. Ma questo è fisicamente impossibile.  Noi ci diversifichiamo per età, per luogo di nascita, per capacità, per tendenza, per condizioni di salute, per laboriosità, per avvedutezza, per i diversi avvenimenti che capitano durante la vita e per le varie attività.  Tutto ciò dipende dalla natura stessa delle cose; di conseguenza non lo si può cambiare.  Inoltre ci debbono essere sia i genitori che i figli, sia i superiori che i sudditi.  La fraternità, la nobile fraternità, tanto raccomandata da Cristo Signore.  Fiorisce essa, forse, nel socialismo?  Ho qui sotto mano una relazione di un corrispondente, da Sopot, del Kurier Warszawski [Il Corriere di Varsavia], il quale scrive tra l'altro: “I locali cabaret russi sono calcolati in base al pubblico, il quale non va per il sottile in fatto di denaro.  Per esso ci sono gamberi di mare freschi, ananas e pesche con ghiaccio e champagne, uva, dolciumi, gelati con tazzine di punch bollente.  E il pubblico? In questi cabaret russi ci deve essere un pubblico che conosce quella lingua. Quindi, si tratta prevalentemente di ebrei.  Ai tavoli migliori e presso le bottiglie del bar vi sono bolscevichi, vestiti delle nuovissime divise di Danzica con la stella bolscevica sul bavero, con al dito un grosso anello con una pietra preziosa che reca inciso il candelabro di Salomone...  A Sopot gli alti funzionari sovietici non misurano il denaro.  Alla ricerca di un riposo, dopo aver abbandonato le città coperte dai cadaveri delle persone morte di fame e dopo aver depredato le chiese ortodosse dei loro tesori, buttano il denaro nel gioco, nello champagne e in ogni forma di divertimento”.  
A fianco c'è pure il brano di una lettera giunta da Odessa, pubblicata in Dziennik Wołyński [Il Giornale del Wołyń]: “Che importa se guadagno 300.000 rubli al giorno, se un sacco1 di farina ne costa 12.000.000, uno di farina di frumento 20.000.000, una libbra di pane 300.000, una di pane bianco 500.000, una libbra di burro 1.500.000, una di lardo pure 1.500.000, le uova 100.000 l'uno e così via. L'epidemia sta assumendo dimensioni spaventose.  In passato talvolta i cadaveri delle persone morte di fame rimanevano per parecchi giorni stesi sui marciapiedi delle strade...  Attualmente, oltre a quelli, rimangono abbandonati anche i cadaveri di coloro che muoiono di colera, di tifo petecchiale, di peste bubbonica, ecc.  E le persone vengono sepolte in terra come i cani, nudi, poiché la bara meno costosa, non levigata, costa 10.000.000 di rubli.  I tuoi figli hanno un gran desiderio di Te, vogliono farsi strada, vogliono volare verso la Patria.  Ma la pesante mano sovietica tiene ben salde, tra le proprie dita, delle forbici grandi e affilate, con le quali taglia le ali di coloro che hanno una gran voglia di spiccare il volo.  Abbiamo contratto tutti il tifo petecchiale e, dopo aver superato una malattia così grave, è indispensabile, come tu sai, nutrirsi a sufficienza, ma da dove attingere i mezzi per farlo?  In caso contrario ci attende la ricaduta nel tifo, ma sappiamo che essa porta con sé la morte.  Tuttavia, preferisco una morte causata da malattia contagiosa, allorché l'uomo muore nel delirio febbrile, anziché spegnermi lentamente a causa della fame...”.  Sarà proprio questa la fraternità e l'uguaglianza proclamate dai bolscevichi?  Sarà proprio questo il paradiso sognato da Marx?  La strada non va da quella parte!  Si deve riconoscere che la classe operaia è stata in gran parte trascurata, che il socialismo ha preso le sue difese, ma bisogna deplorare il fatto che esso abbia colpito la Chiesa, che stia facendo di tutto per strappare all'operaio, e perfino al bambino, il preziosissimo tesoro della fede e gli ideali più sublimi ed innati.  Avviatosi in tal modo lungo una strada sbagliata, esso genera unicamente la schiavitù e la tirannia del governo sui cittadini e misconosce le aspirazioni della nobile e libera natura umana.  Queste deviazioni, tuttavia, non sono qualche cosa di accidentale; sono l'attività metodica dei “Fratelli” del martello e della cazzuola2, i quali sfruttano ogni occasione allo scopo di attuare il motto da essi decretato nell'anno 1717: “Distruggere ogni religione, soprattutto quella cristiana”.  I rapporti sociali si sviluppano e si perfezionano.  Molte cose esigono un accomodamento, però tale accomodamento non si otterrà mai in una maniera che risulti incompatibile con la verità e con la natura umana.  Di fronte a questi dati di fatto è ancora necessaria una risposta alla domanda: perché la Chiesa proibisce ai suoi figli di essere socialisti?    
Rycerz Niepokalanej
 
Nota 1026.1  Il termine polacco indica una misura di 40 libbre, circa 16 chilogrammi.

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