Festa di San Massimiliano Kolbe - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Festa di San Massimiliano Kolbe

di P. Raffaele Di Muro
Finiva un luglio ardente, cominciava l’agosto. Una sera, un prigioniero del reparto 14 non rispose all’appello. Il suo nome venne ripetuto nel silenzio agghiacciante. Nulla fu chiaro: era fuggito. Subito cominciò la caccia, subito cominciò il terrore per gli uomini del reparto. Cominciarono le maledizioni, le preghiere, la speranza che il fuggiasco fosse ripreso. In questo caso, lui solo avrebbe pagato. Nel caso contrario avrebbero pagato per lui i suoi compagni…

E fu così. La sera del giorno dopo, poiché il fuggitivo non era stato ripreso, dieci uomini del reparto 14 furono prescelti per morire. E la morte a cui erano destinati era atroce, nella sua spaventosa semplicità: niente cappi, né fruste, né strumenti di tortura. I condannati sarebbero stati chiusi là dentro e semplicemente abbandonati. Niente acqua, niente cibo. Nulla. La morte per fame e per sete.

Ad uno ad uno – chi tremante, chi impavido, chi rassegnato – i dieci innocenti uscirono dai ranghi. “Viva la Polonia” gridò uno di loro; ma altre grida echeggiarono, strazianti: “Mia moglie! I miei figli! … “, un condannato singhiozzava nel silenzio terribile del cortile. Tutti lo guardavano…

E lo guardò Padre Kolbe. E decise subito. E quietamente, compostamente uscì dal gruppo dei compagni, ed avanzò calmo fin davanti al comandante del campo – l’uomo che, poco prima, aveva personalmente prescelto i condannati, e che vedendo un prigioniero farsi verso di lui, balzò indietro, estraendo la pistola. Le guardie avevano alzato i fucili. Ma erano stupefatte. Nessuno aveva mai osato uscire dai ranghi…

Padre Kolbe si tolse il cappello, in un meraviglioso atto di umiltà e disse: - Vorrei prendere il posto di uno di quelli – ed accennò al gruppo dei condannati. Possiamo immaginare la stupefazione del comandante; la sua incredulità, il suo smarrimento. Lo sforzo con il quale domandò: - “Ma…perché? Perché sono vecchio, debole. Non servo più a nulla, ormai. Vecchio, debole, inutile. Erano tre buone ragioni per essere ucciso.”

-“E di chi vuoi prendere il posto?”

Padre Kolbe indicò il prigioniero che piangeva: “Di quello”.

“Ma tu… chi sei?”

“Un prete cattolico”.

Anche questa era una buona ragione per essere ucciso.

Il comandante rispose: “Sta bene. Accetto”.

10 uomini si sfilarono i loro zoccoli di legno e si avviarono a piedi nudi per il loro ultimo tragitto. Da quel giorno i condannati non ricevettero più alcun cibo. Padre Kolbe era sempre sereno, non domandava nulla, non si lamentava mai; cercava solo di far coraggio agli altri. Passarono così due settimane.

14 agosto 1941 : con un’iniezione di acido fenico, Massimiliano Kolbe muore.

Era la vigilia dell’Assunzione di Maria al cielo.






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