Premessa alla conferenza sull’Eutanasia della Presidente - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Premessa alla conferenza sull’Eutanasia della Presidente

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Questa conferenza nasce dalla necessità di comprendere, sotto diverse  sfaccettature, dal punto di vista: medico, giuridico, ecclesiastico il significato di eutanasia e le sue conseguenze. Questo tema oggi comincia a prendere consensi anche nelle aule dei tribunali ed anche in un immediato futuro, sarà oggetto di  dibattito parlamentare aprendo così la strada alla cultura della morte. Lo stesso linguaggio, che circola sempre più frequentemente, che la definisce “la dolce morte”, termine questo, strategico, si insinua nella nostra  cultura, e si propaga a macchia d’olio, facendo leva sul pietismo e la compassione, sul cosiddetto “diritto” di morire dell’ammalato,  privo, invece, di qualsiasi fondamento giuridico. Anche Il Papa emerito, si è espresso a questo proposito: “ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente; nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto ed all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.”
 
 
La cultura materialista, nella quale siamo immersi, non concepisce un individuo improduttivo, il malato è considerato un peso economico per la società e quindi ne favorisce la sua eliminazione tout court ed il problema così non sussiste più.  La possibilità di aiuto, di conforto, di sostegno, di accompagnare nel dolore diventano fantascienza poiché non si crede più nella vitalità dell’anima umana che sostiene con la sua linfa, tutto il nostro essere, in una sorta di osmosi o vasi comunicanti tra corpo e anima. L’anima è vissuta come un optional o non esiste completamente.  A questo proposito, il medico santo ed insigne scienziato, che seppe coniugare scienza e fede, S. Giuseppe Moscati ha tanto da insegnarci: “il dolore va trattato non come un guizzo, o una contrazione muscolare, ma come il grido dell’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità.” Il medico santo, infatti, non ha trattato il malato come un numero, ma come un fratello da soccorrere con la precisione della scienza che egli stesso seppe innovare, e la profondità della fede. Non gli bastava infatti curare il corpo, il suo compito non finiva lì, doveva salvare la sua anima e spesso invitava a confessarsi e nutrirsi dell’Eucarestia. S. Giuseppe Moscati ci fa riscoprire, la grandezza e la bellezza dell’umanità.
 
La sofferenza , non è fine a se stessa, difronte al  malato,  si scatena  una gara di solidarietà, di amore , di attenzione. Diverse volte si incontrano dei buoni samaritani, sensibili verso chi soffre che si commuovono per la disgrazia del prossimo e si prodigano per lui. Chissà quante volte, nella nostra esperienza personale, ne abbiamo incontrati!
 
Nella lettera apostolica “Salvifici doloris”, S. Giovanni Paolo II afferma: “l’uomo non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.” Buon samaritano è l’uomo capace appunto di tale dono. La nostra stessa vita è un dono prezioso che riceviamo gratuitamente e che a nostra volta va donata, altrimenti non avrebbe senso il nostro vivere. In questo S. Massimiliano Kolbe, come sappiamo, ci dà  la sua preziosa testimonianza !
 
Le istituzioni sono importanti ed indispensabili ma nessuna istituzione da sola, sostituisce il cuore umano, la compassione, l’amore, l’iniziativa umana.
 
Il malato, fino alla fine, ci insegna la dignità della sopportazione, della rassegnazione, dell’offerta di sé, ci proietta alla vita eterna, dandoci l’ultima lezione di vita.  E non soltanto, non pensando a se stesso, ci dà le ultime raccomandazioni, in uno slancio finale d’amore.
 
Come possiamo non ammirare chi ci lascia così per raggiungere la casa del Padre?
 Ma vediamo brevemente, a volo d’uccello, cosa sta succedendo nel mondo :  purtroppo il suicidio assistito è legale in Svizzera, negli stati di Washinton, Oregon, Vermont e Montana, California degli Usa; mentre l’eutanasia passiva  è ammessa in India. In Belgio ed in Olanda, l’eutanasia era, all’origine, per i malati terminali con il loro consenso , ed in pochi anni, a poco a poco, si è arrivati ad uccidere depressi, persone in stato di fragilità mentale, malati mentali di alzheimer, alcolizzati e persino bambini  sotto i 12 anni.
 
In Olanda nel 2016 si è avuto il primo caso su un minore di 17 anni che soffriva di dolore fisico insopportabile
 
Anche in Canada prima erano eutanizzati i malati terminali, poi quelli con poche settimane di vita, successivamente quelli con pochi mesi, ed ora anche quelli che non hanno una prospettiva di morte a breve e medio termine. Un’evoluzione verso la morte che procede molto veloce. Quest’ultimo caso, è un esempio concreto di quello che può succedere ovunque venga legalizzata l’eutanasia o il suicidio assistito. In Canada c’è chi si è fatto tatuare sulle braccia: “non uccidetemi, io sono contrario al suicidio assistito ed all’eutanasia”.
 
Questa nuova cultura, che apre a diverse categorie umane, potrebbe portare ad un’ecatombe.
 
Il popolo della vita, quale noi siamo, non può permettere che passi questo tipo di cultura , c’è bisogno di gridare dai tetti la verità sull’uomo.
 
 S. Giuseppe Moscati ci sollecita a combattere e dai suoi scritti leggiamo:” ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”.

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