Parigi sangue e satira - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Parigi sangue e satira

Notizie dalla Stampa

Un omicidio è un omicidio. Ed una strage indiscriminata è ancora più orribile. E’ pertanto da condannare, senza nessun tipo di giustificazione, l’uccisione dei vignettisti francesi. Ma se ci dichiariamo tutti Charlie, pensando o gridando in piazza che l’opposto del fondamentalismo islamico è un foglio carico di volgarità, blasfemia, disprezzo per ogni religione ed ogni anelito trascendente dell’uomo… facciamo proprio il gioco degli assassini. Non favorisce certo il dialogo col mondo islamico l’identificazione dell’occidente con la blasfemia, bensì ad attirarcene il disprezzo e a “motivare” il terrorismo assassino. E non siamo i soli a pensarlo. Opinioni simili esprimono il “New York Times”, il “Financial Times” , il “Washington Post, il “Die Zeit” fino all’italico “Fatto Quotidiano”: «questo tipo di libertà non può considerare immondizia milioni di musulmani. Si può sorridere graffiando, ma graffiare non vuol dire aggredire con la scompostezza che umilia cultura e religione di chi abita le nostre città». Certo, sarebbe stato bello (ma così non è stato!) che questa stessa stampa, ma anche governi e partiti, fosse intervenuta dinnanzi alle vignette che mostrano la Madonna violentata o Benedetto XVI in pratiche omosessuali o la SS. Trinità che compie azioni sodomitiche irriferibili. Siamo dinnanzi ad una satira carica d’odio, oscena e blasfema, che non può essere frutto di quella libertà che il cristianesimo ha annunciato al mondo partendo dal rispetto dovuto a Dio e all’uomo; una satira a servizio di una filosofia di vita anarchica e libertaria, espressione ultima del relativismo. L'avvocato del magazine francese, Richard Malka, parlando del numero successivo alla strage (16 lingue, con una tiratura di tre milioni di copie contro le 60 mila normali), ha ricordato che "lo spirito di "jeSuisCharlie" significa anche "diritto alla blasfemia". 
Il cardinale Bagnasco ha ricordato il “valore della libertà” che “rischia di essere messo in discussione da questi attacchi assurdi che tutto il mondo deve assolutamente condannare”. “La libertà è un grandissimo valore che ha le radici nel cuore dell’uomo e nel Vangelo che ha assunto l’umanità dell’uomo e l’ha elevata e perfezionata in Gesù. Non è l’invenzione di qualche cultura ma è radicata nel Vangelo, una libertà per tutti, senza classi, senza censo, senza distinzione di cultura. La libertà è un valore che deve essere rapportato con altri valori come il bene, la giustizia, il rispetto, la dignità di ciascuno, il diritto alla propria religione nel rispetto di tutti gli altri”. Per questo, ha felicemente concluso Bagnasco, “il mondo occidentale deve essere molto attento a coltivare i veri valori perché una libertà senza valori è una libertà vuota”. E’ la soluzione opposta a quella indicata dal laicismo che vede nella eliminazione di Dio dalla vita pubblica (come sta avvenendo in Europa, in Francia in particolare) il fondamento ….della pace.
Dobbiamo quindi piangere la morte degli umoristi di Charlie Hebdo massacrati dal fanatismo fondamentalista come ci indica Papa Francesco: «Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato». Ma il diritto di satira non può equivalere al diritto di offesa come ricordava Benedetto XVI incontrando nel 2006 l’ambasciatore del Marocco: “È necessario e urgente che le religioni e i loro simboli siano rispettati e che i credenti non siano l'oggetto di provocazioni che feriscono le loro iniziative e i loro sentimenti religiosi”.
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In contemporanea alla strage parigina, circa 2000 nigeriani venivano massacrati dalle milizie del califfato africano di Boko Haram, ma la cosa non ha fatto rumore. Perché si trattava di poveri, di africani, di cristiani? Qualcuno si è dichiarato “nigeriano”? E dinnanzi alla mattanza quotidiana di cristiani nel mondo quanti capi di stato, quanti cortei si muovono? Ogni volta che i nostri fratelli vengono sterminati in Corea, Iraq, India, Pakistan, Nigeria etc quante veglie di preghiera in loro suffraggio? Quali aiuti alle loro famiglie? Dov’è l’ONU, il mondo cristiano o il mondo musulmano? Solo silenzio in confronto alla mobilitazione mediatica e di piazza avvenuta in questi giorni per la strage francese! Vittime atee di serie A e cristiane di serie B?
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“Certamente non tutti i musulmani sono terroristi, tuttavia è con dolore che affermiamo che la maggior parte dei terroristi nel mondo sono musulmani”. Non l’ha scritto un islamofobo, ma un musulmano onesto, Abd al-Rahman al-Rashed, saudita ed ex direttore della televisione satellitare Al Arabiya, a seguito della strage di Beslan (quotidiano arabo internazionale Asharq al-awsat, 4.9.2004). L’Islam ha certamente un problema al suo interno con la violenza e la tolleranza, che deve affrontare con coraggio. L’aveva già detto Benedetto XVI con la sua straordinaria acutezza a Ratisbona il 12.09.2006, ed era stato aggredito perché islamofobo da quella stessa stampa che oggi piange le vittime francesi. "La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima"… “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”… Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza”. Questo è il problema irrisolto dell’Islam:il rapporto fra fede e ragione.
Simili concetti, in termini più concreti, li ha espressi appena il 28 dicembre scorso all’università al-Azhar del Cairo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ai leader religiosi della massima istituzione sunnita. Egli ha detto che il mondo musulmano non può più essere percepito come “fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione” per il resto dell’umanità. E le guide religiose dell’Islam devono “uscire da loro stesse” e favorire una “rivoluzione religiosa” per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una “visione più illuminata del mondo”. ..“È mai possibile che un miliardo e 600 milioni di persone possano mai pensare di riuscire a vivere solo se eliminano il resto dei 7 miliardi di abitanti del mondo? No, è impossibile”.
Ma la difficoltà è nella radice stessa dell’Islam. La Bibbia si interpreta (lo fa la Chiesa con il suo magistero); il Corano si osserva; anche alla lettera. E nel mondo islamico tutte le “osservanze” sono legittime non essendovi un’unica autorità magisteriale che le giudichi.
Bisogna partire da premesse comuni per intendersi. Papa Francesco lo ha indicate chiaramente ai capi islamici nel suo recente viaggio ad a Istanbul: "In qualità di capi religiosi, abbiamo l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche".
Sapranno gli islamici superare una simile prova? Sapranno realizzare quanto indicato in Dignitatis Humanae, ovvero che “la libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione”? E sapranno i cristiani mostrare loro gli splendidi frutti della loro civiltà, che nulla hanno a che vedere con l’avanzante dittatura del relativismo laicista, detestata dagli stessi musulmani? Si mostra ciò che si possiede con fierezza. Le imprese ardue quindi sono due! Diego Torre



 
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