MI: SALOTTO ? OSPEDALE DA CAMPO? - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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MI: SALOTTO ? OSPEDALE DA CAMPO?

Spiritualità > Il senso della Milizia
 

 
Certo, non è male il salotto. L’ambiente è sereno ed ovattato. Incontri persone gradevoli con le quali si concorda (o si fa finta di concordare) su tutto. Si sta attenti a non urtare la suscettibilità altrui e si festeggiano tante ricorrenze. Ci si può anche rendere protagonisti: con un’ accorata preghiera, con un bell’intervento, con una felice sorpresa. Infine si mangia e si beve. Si può anche pregare. Tutto ciò può anche starci, ma è proprio questo ciò che Massimiliano voleva nelle riunioni della sua Milizia?

 
1. “Essa conduce più oltre l’educazione dell’uomo, fino a fargli raggiungere la piena realizzazione di sé stesso, delle sue possibilità morali. La M.I.  … mira a far sì che tutti diventino santi” (SK1220). Quindi non solo formazione continua, educazione, catechesi, ma anche piena valorizzazione delle sue capacità naturali e sovrannaturali. E ancora, sopratutto: la santità, senza sconti e senza eccezioni. Che tale fine possa inquietare le anime addormentate, che esso possa sembrare massimalista ed eccessivo è un autentico insulto a Chi ci ha ordinato: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”(Mt.5,48). Quante volte si sente l’obiezione: “ma io non sono degno!” Ma lo stesso, Gesù,   alla vista dei nostri limiti e delle nostre miserie, ci ricorda che «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc. 18,27). La MI quindi è una grande scuola di formazione; innanzitutto per i militi.

 
 
2. “Si chiama pure Milizia, Cavalleria,  poiché coloro che si consacrano all’ Immacolata … in qualità di cavalieri desiderano conquistare all’Immacolata, al più presto possibile, il mondo intero e ogni singola anima, senza alcuna eccezione(SK 1327).
 
E’ un’autentica urgenza di conversione, di ogni persona e della società tutta, a muovere Massimiliano alla creazione di un’associazione che lavori incessantemente al Regno del sacro Cuore, attraverso la Massima Gloria di Maria. La MI  è un movimento teso a quella che oggi, con termine più moderno, chiamiamo rievangelizzazione; una missione ormai costantemente richiamata da tutti i pontefici del nostro tempo. Rievangelizzare le anime per mezzo di Maria! Rievangelizzare la società per mezzo di Maria! Cercare l’anima in crisi, confortarla, consigliarla, sostenerla con la preghiera. Ma non basta! Tutta la società è in crisi, e allora ogni milite lavora all’educazione “delle masse, forma l'opinione pubblica, attenua l'avversione nei confronti del cattolicesimo, chiarisce e lentamente rimuove dalle menti prevenzioni e obiezioni inveterate, predispone ad un graduale lealtà nei confronti della Chiesa e col tempo, più o meno lungo ad una certa simpatia, alla fiducia, infine al desiderio di conoscere più a fondo la religione. E' una strada lunga, tuttavia un missionario di questo tipo vi conduce non già le singole persone soltanto, ma le masse” (SK 1193). Un compito immane certamente, al quale il milite però non lavora da solo, ma insieme al suo gruppo, a tutta la MI e all’Immacolata stessa. E’ la missione della MI di secondo grado che “si distingue con un'azione sociale, colle comuni forze nel pregare, combinare le cose da farsi e nell'operare” (SK 41). Ciò è di bruciante attualità: “Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! (Papa Francesco, 19.8.2013).

 
 
3.«Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la  Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso. La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”(Papa Francesco, 19.8.2013). Dinnanzi alla folla immensa dei feriti dal relativismo, delle famiglie distrutte, delle anime che non trovano, o non cercano addirittura, il senso della vita, dei bambini violati ed uccisi, degli anziani abbandonati candidati all’eutanasia, dei giovani in balia di sesso, droga ed internet, la MI parte, lancia in resta, e rilancia il prima grande fondamentale annuncio della centralità di Gesù nella vita di ogni uomo e di ogni società.

 
4.“In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi. Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la  Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala” (Papa Francesco 18.5.2013). E la stesso vale per la   MI. Quando i militi dormicchiano nel salotto parrocchiale, l’età avanza, lo zelo si spegne e non si fanno più consacrazioni. Le anime sonnacchiose saranno contente di “fare le letture” durante la S.Messa, un pasticcino per i compleanni ci sarà sempre, qualche obolo del nostro superfluo, dato per qualche buona causa, sarà sufficiente per quietare la coscienza. Ma è vero? Gesù si accontenterà di questo? E Massimiliano ha fatto la MI per questo? Lui ha vissuto così? Sono domande retoriche di cui conosciamo le risposte.
 
 
Coraggio allora. Non salotto o accademia letteraria, ma ospedale da campo, fucina di anime, palestra d’esercizio. Per tutte queste ragioni che, oggi più che mai, la  MI “… non può permettersi di riposare!” (SK 327). E neanche i militi. Almeno fino a 96 anni. Poi forse…
 
Diego Torre
 
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