IV domenica di Pasqua 12 maggio 2019 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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Lectio Divina

IV Domenica di Pasqua di Resurrezione 12 maggio 2019
 
Ascoltiamo la voce del Pastore

Vangelo: Gv 10,27-30


LECTIO

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

MEDITATIO

Il contesto di questo brano è il decimo capitolo del vangelo di Giovanni nel quale si discute la vera identità di Gesù. Egli si rivela figlio di Dio ma i giudei non credono in Lui. Lo Spirito che Gesù ha guadagnato al suo popolo con la sua morte e risurrezione, dona agli uomini quel giusto modo di vedere Gesù, dona occhi di fede per credere nel Figlio di Dio, senza lo Spirito non si può aderire a Dio e alle cose divine, in sintesi, solo chi nasce dall’alto può entrare nel regno di Dio (Gv 3,3).
 
27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Gesù è il buon pastore, non è un mercenario che non si cura delle sue pecore e per lui sono solo fonte di guadagno. Il buon pastore conosce tutto delle sue pecore: bisogni, aspirazioni, talenti ecc. Egli si prende cura di loro. Le pecore di Gesù sono delle persone rinate dall’alto ed è questo che li distingue dalle altre persone che non credono e non ascoltano la parola.
 
28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. L’amore di Gesù ci rende forti nelle prove e nella tribolazione e niente ci può separare da questo amore che è destinato a perseverare in eterno (Rm 8,33-39). Dio Padre ha dato potere al Figlio su tutte le cose e le persone, Questa è la regalità del Figlio che si manifesterà alla fine dei tempi (Gv 3,35+).
 
30Io e il Padre siamo una cosa sola». In questo versetto si intravede chiaramente l’unione di Gesù con il Padre, non è solo unità di intenti e di opere quindi condivisione di potenza. In questa unione c’è qualcosa in più, è l’essenza del Padre che Gesù condivide: Gesù è Dio.
 
Per comprendere meglio questo brano del vangelo di Giovanni, è importante fare una distinzione tra sentire, e ascoltare. Noi sentiamo tanto, al nostro udito arrivano parole, tante parole, ma anche rumori, dalla strada, dalla tv, dalle persone che chiacchierano, il cellulare che squilla, gli sms ecc. Si sente di tutto ma non si ascolta tutto, l’ascolto è dirigere l’attenzione su qualcosa che ci interessa, per comprenderla e farla nostra. Naturalmente affinché possa esserci un ascolto bisogna che ci sia prima silenzio. Il silenzio si potrebbe definire come assenza di rumori, assenza di parole. Se si desidera silenzio questo bisogna cercarlo, prepararlo, costruirlo, se così si può dire. Posso cercare il silenzio esteriore tagliandomi un tempo durante la mia giornata in cui mi chiudo dentro la mia camera magari spegnendo il cellulare, televisione, radio e chiudendo la finestra. Nonostante abbia fatto silenzio fuori di me sento che ho bisogno di un silenzio interiore, che riesca a farmi concentrare nei miei pensieri e ordinarli possibilmente, o addirittura a spegnerli. Tutto questo serve per costruire un silenzio che si deve trasformare in ascolto.
 
Le pecore ascoltano la mia voce (Gv 10,27). L’ascolto della Parola di Dio quindi deve essere prima di tutto voluto, cercato e preparato. Il silenzio interiore si raggiunge con un esercizio molto semplice che però ha bisogno di una pratica costante. Ogni volta che si vuole entrare in ascolto della Parola di Dio bisogna entrare nella camera fisica della propria camera e nella camera interiore del proprio io (Mt 6,6); Può essere di aiuto ripetere una giaculatoria, un versetto dell’inno allo Spirito Santo, ripetere lentamente il Padre nostro oppure ripetere più volte “Signore parla, il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,9-10).
 
L’ascolto è il primo passo verso il paradiso; l’ascolto è dire di si a Dio, è obbedire (Es: Abramo: Gen 22,18; 26,5. Maria Lc 1, 38. Pietro At 5,29 ). L’ascolto della parola di Dio non è un acquisire informazioni come quando si ascolta il telegiornale o si legge un romanzo o un altro testo, l’ascolto della parola ha obiettivi specifici:
 
La relazione con Dio: “27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.” Questo versetto sembra esprimere bene una relazione (io le conosco: il verbo conoscere nella Bibbia indica sempre una relazione molto intima cfr. Lc 1,34) tra le pecore che ascoltano il pastore e gli obbediscono. Ma soffermiamoci un attimo a capire cosa sia l’ascolto. Si è detto che l’ascolto è quindi porgere l’orecchio, qualcosa attrae l’attenzione e il soggetto si pone ad ascoltare. Esistono secondo la psicologia tre tipi di ascolto: conoscitivo, emotivo ed esistenziale.
 
Ascolto conoscitivo: è il primo livello di ascolto nel quale il soggetto si pone in silenzio per accogliere informazioni su chi gli si pone innanzi; è il livello più superficiale dell’ascolto. Quando ascoltiamo la Parola di Dio con attenzione possiamo raccogliere informazioni su di essa e arricchirci di notizie.
 
Ascolto emotivo: è il secondo livello dell’ascolto nel quale il soggetto entra in una relazione più intima con chi ha davanti e riesce a percepirne emozioni positive e negative. È il livello medio di ascolto. Quando davanti la parola di Dio questa mi fa sorridere o piangere o sento qualsiasi altro sentimento.
 
Ascolto esistenziale: è il terzo livello di ascolto nel quale il soggetto entra in piena relazione con chi ha davanti e quindi non solo attinge informazioni, percepisce le sue emozioni ma riesce a vedere le situazioni e gli eventi con gli occhi dell’altro, si potrebbe affermare che il soggetto lo conosce dal di dentro, nella sua piena esistenza. E’ il livello più profondo della conoscenza. Un esempio di ascolto esistenziale mancato ce lo offre il vangelo di Marco 8,31-33. Gesù annuncia la sua passione e morte e Pietro in disparte lo rimprovera, ma Gesù gli replica “tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. L’ascolto esistenziale ci conduce a pensare e a vivere secondo Dio e non secondo gli uomini, è questa la relazione che dobbiamo cercare e raggiungere nell’ascolto della parola di Dio, la Parola deve entrane nelle nostre vite e cambiarle interiormente in una parola dobbiamo lasciare che la Parola ci converta.
 
Conoscere il Signore è vita eterna (Gv 17,3; Gv 10,28). Giovanni dice espressamente nel suo vangelo che la conoscenza di Dio e del suo Cristo è la vita eterna. La vita eterna non è necessariamente quella dopo la morte fisica, essa inizia in questa vita (Lc 17,20-21), e non si concluderà nell’altra perché questa è la vita eterna conoscere il Signore.
 
Conversione personale (Mc 1,15). Gesù nel vangelo esorta alla conversione e credere alla parola di Dio. L’ascolto è il primo passo verso il paradiso ma per arrivare ad esso bisogna impegnarsi da subito; la Parola di Dio cambia dal di dentro il fedele che si pone in ascolto sincero perché essa e una lama a doppio taglio che entrando dentro la persona sa evidenziare e mettere a nudo tutto ciò che si trova dentro l’uomo (Eb 3,4-12), esortandolo a perfezione.
 
Scoprire e fare la sua volontà (Mt 7, 21-23). L’ascolto mira anche, tra le altre cose, a scoprire la volontà di Dio sul singolo; Gesù dice nel vangelo che non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno di Dio ma chi fa la volontà di Dio. Quindi è importante pregare ma da sola la preghiera non basta, bisogna ascoltare la Parola per comprendere quale sia la volontà di Dio su di me e poi chiedere a Dio di saperla mettere in pratica.
 
Crescere nelle virtù (Mt 5,1-12). Conoscere la parole è soprattutto mettere in pratica ciò che Dio comanda: dai dieci comandamenti alla pratica della preghiera, l’elemosina, il digiuno, la carità, le beatitudini, ecc. Chi ascolta e non mette in pratica e come colui che si specchia e poi subito dopo non ricorda più il suo viso (Gc 1,23-24), rendendo inutile l’impegno dell’ascolto.
 
 
ORATIO

 
Signore Padre Santo, invia su di me lo Spirito di conoscenza affinché sappia ritirarmi nel silenzio per sapere ascoltare la tua Parola che mi guida, mi esorta, mi consola, fammi un ascoltatore attento e un predicatore convinto con la parola e con le mie azioni, te lo chiedo per Cristo tuo Figlio e nostro Signore, amen.
 
 
CONTEMPLATIO

 
La conseguenza dell’ascolto è soprattutto annunciare la Parola di Dio (Mc 16,15), con la parola e con la vita. Il vero annunciatore di Dio è colui il quale è in stretta relazione con Dio tanto da condividerne i pensieri e le azioni, come gli apostoli. L’ascolto costante della Parola trasforma il singolo in credente, gli fa conoscere Dio e la sua volontà, lo conduce alla pratica della virtù, quindi lo porta a divenire vero testimone di Dio. Purtroppo però non tutti seguono questo schema spirituale e quindi molti si trovano ad affollare le parrocchie senza ascoltare, senza mettere in pratica e quindi risultando falsi testimoni di Dio.
 

a cura di: Caterina Lopes  Dott. in scienze religiose e psicologia


 
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