Sfida antropologica - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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LA SFIDA ANTROPOLOGICA

 
Questo scritto denuncia e riassume le tappe del crollo antropologico in atto, soprattutto in Italia. Il 2017 si è concluso in modo triste. L'eutanasia è stata legalizzata e la sua approvazione totale ed esplicita è stata promessa dall'on. Cappato per la prossima legislatura. Lo stesso ha detto l’on. Cirinnà circa l'adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali; pratica comunque già iniziata con sentenze giudiziarie. La legge sulle DAT, approvata da un parlamento agli sgoccioli, protagonista della più pesante aggressione a  vita e famiglia ,  ha così festeggiato il 40° avversario della legge 194, quella che ha legalizzato l’aborto, mettendo la ciliegina sulla torta. La cultura di morte, figlia del relativismo, procede implacabile. E non intende fermarsi.

 
ABORTO
 
Nel maggio 1978 il parlamento  legalizzò l’aborto su richiesta, cioè la possibilità di uccidere un essere umano nel grembo materno, per poi estrarne il corpicino e buttarlo fra i rifiuti ospedalieri. La cultura dominante, preoccupata di salvaguardare i diritti (li chiamano “sessuali” o “riproduttivi”) della donna, non pensa affatto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti. La legge 194 è fra le più permissive del mondo. In 40 anni ha lasciato sul campo 6.000.000 di vittime innocenti secondo i dati forniti dal Ministero della Salute nella sue relazioni annuali. Ma la cifra reale è di gran lunga superiore, vista l’ampia persistenza dell’aborto clandestino e l’uso ormai diffuso di efficaci pesticidi umani. La pillola del giorno dopo e quella di 5 giorni dopo …. non sapremo mai neanche il numero delle vite soffocate sul nascere dalle pillole abortive, ma sappiamo che ogni anno se ne vendono centinaia di migliaia di confezioni. Sappiamo anche che in alcuni casi esse possono provocare la morte delle madri, e contravvengono la stessa legge 194 che prevede il ricovero in strutture ospedaliere. Il ricorso all’aborto ha inoltre contribuito alla formazione di una mentalità denatalista e ad una desacralizzazione della vita umana di cui piangiamo le conseguenze nel vuoto delle culle e nella violenza che quotidianamente riempie le nostre cronache.

 
SUICIDIO DEMOGRAFICO
 
    Il declino demografico nel nostro Paese iniziò negli anni ’70, quando l’Italia non era certo in crisi, e nel 1983, per la prima volta, il numero dei morti superò quello dei nati. Non è la crisi economica che favorisce la denatalità, bensì sono le culle vuote che hanno contribuito alla crisi. Così dice da anni l’economista Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello IOR: «La crisi in corso nasce grazie al crollo delle nascite nel mondo occidentale, iniziato intorno al 1975. Tale caduta ha provocato la flessione dello sviluppo economico, l’aumento dei costi fissi (i costi sociali, con sanità e farmaci) a causa dell’invecchiamento della popolazione» e di conseguenza «l’aumento delle imposte e il crollo del tasso di crescita del risparmio prodotto». Innescatosi tale processo, generato dal consumismo, ne è oggi derivato che, per tanti, fare un figlio comporta il passaggio dalla sopravvivenza economica alla miseria.  
 
Per il 2017 i dati ISTAT , comprensivi degli stranieri , indicano un numero di decessi di 647.000 e di nati di 464.000 (quest’ultimo il valore più basso dall’Unità d’Italia del 1861, con 9.000 nati in meno del 2016). Abbiamo un saldo negativo (decessi meno nascite) di 141.823. Per mantenere crescita zero serve una quota di 2,1 figli per ogni donna; in Italia siamo a quota 1,34 figli (1,27 per le donne italiane)! Si conferma così una tendenza in atto da tantissimo tempo: aumentano separazioni e divorzi (rispettivamente raddoppiati e triplicati in 20 anni), aumenta l’età media dei nubendi e delle donne che partoriscono. Raddoppiano in dieci anni le unioni di fatto, certamente meno prolifiche delle famiglie. Il popolo italiano diminuisce di numero ed invecchia.
 
Il denaro c’entra poco; gli immigrati infatti continuano a fare più figli degli italiani. Ma, se uccidi culturalmente la famiglia, inibisci le nascite ed uccidi un popolo. Il figlio viene messo al mondo solo se c’è una volontà  di stabilità nella coppia. Chi convive ha instaurato una relazione per sua natura precaria e non intende riempire culle che restano quindi vuote. Il problema è quindi anche culturale. Infatti nei Paesi d’Europa in cui si sono elargiti sostanziosi bonus bebè e serie agevolazioni fiscali per la famiglia, le culle non si sono riempite come sperato. In Francia (il paese più prolifico d’Europa, con il migliore sostegno economico alle nascite) il 2017 è stato il terzo anno consecutivo a chiudersi con un calo. Qui certamente  l’approvazione, nel 2013, del matrimonio  per coppie dello stesso ha contribuito a smantellare l’idea stessa della famiglia naturale.  Ma in Italia di  misure economico-fiscali a favore di famiglia e natalità c’è poco o niente, poiché vengono destinati  fondi per la famiglia pari a 1,3% del PIL, contro il 2,1% della media Unione Europea.  Restiamo così al sesto posto nell’Unione Europea per la fecondità più bassa. Eppure, poiché un concepimento su cinque finisce in un aborto procurato, la lotta all’aborto recupererebbe il 20% della popolazione. Prima di cercare di far nascere nuovi italiani, sarebbe ovvio non uccidere quelli che vorrebbero venire alla luce, dando un adeguato sostegno a madri e famiglie.

 
PEDOFILIA
 
Sembra il crimine di una sparuta minoranza di orchi. Ci sono organizzazioni internazionali, come Telefono Azzurro, che dicono di 18 milioni di minori abusati in Europa. Ma, oltre al notevole numero  di abusi, perché stupirsi del fatto che, nel relativismo etico in cui siamo immersi, la sessualizzazione precoce dei minori avanzi, anche con la violenza? Siamo immersi in una società pansessualista che promuove l’istinto e il piacere in qualsiasi forma, generando anche gli orchi. Bisognerebbe smettere di presentare il sesso ai bambini (ma anche agli adulti) come di un diritto umano e di un piacere, slegato da ogni scopo e da ogni responsabilità. Se il sesso è solo piacere, perché negarlo ai minori, posto oltretutto che si vive solo per il piacere? E già alcuni Stati e istituzioni internazionali parlano di diritti sessuali del bambino, se consenziente, mentre non vi è invece alcuna seria reazione da parte delle autorità al fenomeno, che dilaga sempre più, soprattutto via internet, colpendo anche neonati inermi.

 
ATTACCO ALLA FAMIGLIA
 
Una famiglia su tre è composta da una sola persona (ISTAT 2016). Con il divorzio breve  abbiamo avuto un balzo dei divorzi nel solo 2016 da 52.355 a 82.469. Ma in Italia è più conveniente convivere o dichiarasi single che essere coniugati: dal punto di vista fiscale/assegnazione case popolari/ISEE/asili nido/ pensioni reversibilità etc. La legge n. 76 del 20 maggio 2016, legge Cirinnà, in merito alla regolamentazione delle unioni civili ha di fatto equiparato famiglie e convivenze, sia per le coppie eterosessuali che per quelle omosessuali. Per ottenere ciò il governo Renzi ha ottenuto che il ddl saltasse il passaggio in commissione e si ricorresse al “canguro” e alla fiducia. Era una legge “urgente” e “di civiltà”. Ma il riconoscimento delle unioni di fatto comporta una vera discriminazione della famiglia matrimoniale, che sarebbe posta su un piano di uguaglianza con tutte le altre forme di convivenza. Non è giusto trattare in  modo in modo uguale situazioni diseguali. La famiglia procrea ed educa i futuri cittadini nelle migliori condizioni di stabilità e ad essa sola conviene che la società usi un trattamento di sostegno assolutamente speciale. Come è sempre avvenuto in tutti i tempi e in tutti i luoghi.
 
Anche qui, il problema non è soltanto legislativo, ma sopratutto culturale. Alla stabilità di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre piuttosto la roccia, sulla quale ancorare fondamenta solide. E la roccia è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale.

 
GENDER E LIBERTA’
 
Nel processo di destrutturazione del matrimonio e della persona ha un ruolo importante l’ideologia gender. L’essere uomo o donna non sarebbe determinato dal sesso, dalla natura, bensì dalla cultura, da fattori sociali e ambientali. E’ un’ideologia che trova terreno fertile nella mentalità consumista e individualista che il neo-liberismo sta imponendo al mondo. Se la vita è solo un piacere, qualunque cosa piaccia non solo è un diritto, ma anche qualcosa da promuovere e sostenere  con la forza della legge. Quella sulla buona scuola (L. 13 luglio 2015 n. 107) continua a predisporre all’indottrinamento gender degli alunni; processo  già iniziato da anni con alcuni libri di testo ed iniziative di comuni, case editrici e organismi governativi come l’UNAR.
 
E per chi non fosse d’accordo? La  persecuzione culturale e mediatica o addirittura giudiziaria! Non è fantascienza. Dal 2017, in Francia, chi si renderà colpevole del reato di intralcio digitale alla pratica dell’aborto, fornendo informazioni dissuasive, rischia fino a due anni di prigione e 30mila euro di ammenda. Ma anche in Italia, per poco non è passato al senato il ddl Scalfarotto, già approvato dalla camera, che puniva col carcere il reato di “omofobia” senza neppure definirlo. “Nessuna libertà per i nemici della libertà” proclamavano i giacobini francesi mentre tagliavano le teste. Avanza la dittatura del relativismo: è sempre più sfacciatamente chiaro il desiderio di mettere le manette ai dissidenti, nel nome della più assoluta libertà.
 
EUTANASIA
 
A fine 2017 il parlamento  italiano ha varato l’eutanasia (anche di minorenni) su richiesta, cioè la possibilità di far morire un essere umano con l’abbandono delle cure mediche, ma anche con la cessazione dell’idratazione e dell’alimentazione, con le relative, atroci sofferenze. E quando ciò avvenga, la sedazione profonda è pronta a far cessare sofferenze e sofferente. I dottori, servitori della vita, diventeranno esecutori di morte (non è prevista per loro l’obiezione di coscienza). Questa legge incoraggerà l’abbandono terapeutico, facendo sentire i malati un peso inutile, come già avviene negli altri paesi che hanno legalizzato l’eutanasia. La libertà di scelta (che diventerà un incentivo alla scelta) è l’esca per le vittime, per eliminarle in quanto malati cronici, costosi e improduttivi.
 
Il fenomeno è ancora più evidente in quelle nazioni in cui anche i bambini possono essere soppressi; anche su loro richiesta; o, contro la volontà dei genitori, per decisione di medici e giudici, come in Gran Bretagna. Il numero dei pazienti uccisi aumenta ogni anno in modo precipitoso e sempre più banali diventano le ragioni della richiesta di eutanasia. In Olanda siamo al 4% delle cause di morte (triplicato in 15 anni) con casi allucinanti come i seguenti. A dicembre 2017 hanno fatto “morire con dignità” un uomo di 41 anni perché era…alcolista. A gennaio 2018 una ragazza di 29 anni, non in fin di vita, anzi fisicamente sana, ha ottenuto di essere soppressa perché affetta da una patologia mentale, incoraggiata in tale scelta da tanti fans e followers. In Italia la prima vittima della legge, 49enne, ha ottenuto la cessazione della ventilazione (peraltro non prevista dalla legge). Basta solo iniziare; la valanga poi scende da sola e si ingrandisce per strada.
 
 
SALVIAMO L’UMANO DAL DISUMANO
 
 
Ormai è chiaro: siamo in una Italia ed in una Europa permeate dalla cultura della morte. La crisi economica, la violenza più cinica e immotivata di cui sono pieni i media, la fuga all’estero dei giovani… mostrano  nazioni al tramonto a cui le classi politiche hanno dato leggi mortifere ed antiumane, ammantate di parole eleganti come “diritti” e “libertà”. La causa di fondo è una cultura economica e politica che è individualista, materialista e consumista. Essa è però miope perchè produce, anche in prospettiva, gravi rischi economici e sociali. Chi pagherà le pensioni? Chi assisterà gli anziani? I popoli, senza procreare figli, muoiono; senza educarli, imbarbariscono. I diversi passaggi sopraelencati fanno parte di un’unica strategia, mirante ad annichilire la persona umana e i popoli, riducendoli rispettivamente ad individuo senza valori ed a masse informi.

 
COSA FARE
 
    All’inverno demografico bisogna reagire (anche) incentivando famiglie e figli. Sembra che un figlio sia solo un costo. In realtà egli è un investimento; per la famiglia  e per la società tutta. La sua nascita ha un forte impatto sul PIL, anche ai fini della creazione di nuovi posti di lavoro. Egli costa mediamente 8.500 euro all’anno, ma innesca una spirale benefica: sistema dei servizi scolastici ed educativi, sistema sanitario, indotto sulle imprese produttive e commerciali, acquisto da parte dei genitori di auto e casa da adattare alle nuove esigenze familiari, regali dei nonni, parenti e amici (giochi, libri, dolci, pizza, vacanze, etc.) e altro ancora. Prodotti, servizi, posti di lavoro, contribuenti che pagano tasse allo Stato e pensioni alla generazione precedente. Egli è soprattutto il futuro della società! Serve uno sforzo senza precedenti per promuovere la natalità con tutte le misure economico-fiscali possibili e per rimuovere gli ostacoli che impediscono ad una coppia di fare figli.
 
Solo la centralità della famiglia col suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale, culla e prima scuola dei futuri cittadini, ammortizzatore sociale e sito d’accoglienza per gli anziani, può formare una società pienamente rispettosa del bene della persona. Va ribadita con forza la sua unicità ed insostituibilità.
 
Bisogna che, immediatamente, si riscopra la civiltà dell’amore e della vita, che pure ha fatto bella e grande l’Italia e l’Europa, e si imbocchi la strada decisamente opposta a quella finora percorsa. La dignità e l’integrità dell’uomo sono ad un bivio. Solo una visione dell’uomo come persona, che ne rivaluti la dignità e non lo riduca a consumatore o bene di consumo, può rinnovare la nostra società e la nostra civiltà. Necessita un’autentica svolta antropologica, cominciando dal ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile. Parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità di tale dignità. I diritti, di cui tanti cianciano, derivano dalla natura che accomuna il genere umano, dal rispetto di quella legge naturale che dev’essere posta a fondamento pre-politico del diritto positivo; solo così sarà possibile realizzare il vero “bene comune”.
 
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Palermo 9.2.2018







 
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