SK 1268 -- Shogatsu (Capodanno)
Mugenzai no Sono, verso la fine del 1933 1
Maria L'anno scorso abbiamo ammirato gli addobbi di capodanno2 ; ci saranno anche in occasione del capodanno prossimo. In tutto questo ci sono pure delle cose sicure e delle cose incerte. È cosa certa che noi abbiamo ammirato lo “shogatsu” dell'anno scorso; inoltre non c'è dubbio che stiamo ammirando quello di quest'anno. Ma vedremo noi quello dell'anno venturo? Non lo sappiamo. Non dobbiamo avere paura di riflettere sulle verità, anche se ci appaiono spiacevoli, poiché la verità è sempre utile. Noi, quindi, non sappiamo se vedremo il prossimo “shogatsu”, poiché ogni anno se ne vanno da questo mondo sia vecchietti, sia persone di mezza età, sia giovani, perfino fanciulli, e non sap piamo quando giungerà la nostra ora. Una cosa, tuttavia, è sicura, la conosciamo con assoluta certezza: dallo scorso “shogatsu” ci siamo avvicinati alla morte di un anno intero. Questo è certo. Ogni giorno che passa ci avviciniamo alla morte di un giorno intero, ogni ora di un'ora, ogni mi nuto di un minuto. Questo è certo. E ciò riguarda tutti gli uomini singolarmente, in qualsiasi parte del mondo, in qualunque nazio ne, i poveri e i ricchi, gli illetterati e i dotti, i grandi, i potenti e gli umili, senza alcuna eccezione. Molti non amano pensare a questa realtà e si rendono simili allo struzzo, il quale, quando non riesce più a sfuggire all'inseguimento, nasconde la testa nella sabbia, sicuro di non vedere colui che gli sta dando la caccia. Noi, tuttavia, ci facciamo coraggio e andiamo oltre: che cosa ci sarà dopo la morte? C'è l'altra vita oppure no? Se Dio esiste, deve essere giusto. In questa vita, purtroppo, spesso non c'è giustizia; perciò essa ci deve essere nell'altra, dopo la morte. Paradiso e inferno, dunque! Dalla bocca di due propagandisti del buddismo son venuto a sapere che essi insegnano l'esi stenza del paradiso e dell'inferno, ma in realtà non è così e non ci credono. “Ma in questo modo - intervenni io - voi ingannate la gente”. La loro risposta fu: “Shigata ga nai (Non c'è niente da fare)”. Non è lecito insegnare delle cose che non sono vere. Se il paradiso e l'inferno non esistono, tutti devono conoscere la verità, ma se esistono, allora questo deve valere per tutti, poiché davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali. Se Dio esiste, un Dio infinitamente perfetto, allora Egli deve essere infinitamente sapiente, buo no e giusto; ciascuno, quindi, senza alcuna eccezione, dopo la morte, renderà conto a Lui di ogni pensiero, parola e azione, e riceverà la più giusta ricompensa o la più giusta punizione. Il pensare a queste cose eccita i nervi, perciò, non avendo la forza di cambiar vita, molte per sone spiritualmente più deboli negano perfino l'esistenza di Dio, anche se non trovano nemmeno una prova per sostenere tale affermazione. Eppure, qualsiasi albero pieno di fiori e poi di frutti grida a gran voce che sarebbe assurdo af fermare che tutto ciò sia avvenuto senza un Creatore, il quale abbia voluto strutturare l'albero in modo tanto sapiente, così che potesse affondare le radici nella terra per succhiarne gli umori, po tesse estendere i rami verso l'alto, potesse spiegare le foglie dinanzi ai raggi vivificanti del sole, fa cesse sbocciare delicatamente i fiori multicolori che attirano gli insetti, i quali traggono da essi il dolce nettare in cambio del trasporto del polline che permette ai medesimi fiori di diventare un frutto con i suoi semi che, piantati nella terra, saranno in grado di riprodurre un albero simile a quello da cui hanno avuto origine. Chi osserva la natura con molta serenità, non può far altro che sorridere dinanzi alla sfrontatez za dell'ateismo. Anche in Giappone giungono libri scritti da tali persone spiritualmente deboli, vengono tradotti con entusiasmo in lingua giapponese e molti, talvolta, ne assorbono acriticamente il contenuto, di menticando di possedere anch'essi un'intelligenza, al cui giudizio deve essere sottoposto tutto ciò che si ascolta e si legge, anche se i nomi di quegli oratori e di quegli scrittori sembrano essere ri nomati nel mondo. Anche le cause della rinomanza, infatti, sono varie. Korube3
Nota 1268.1 Data probabile. Questo articolo venne poi tradotto in giapponese e pubblicato nel numero di gennaio 1934 del Kishi (SK 1176).
Nota 1268.2 Nell'originale polacco p. Massimiliano introduce qua e là delle espressioni in lingua giapponese.
Nota 1268.3 Cf. SK 1267, nota 2 . SK 1269 - La canonizzazione di santa Bernardetta Mugenzai no Sono, prima di marzo 1934