Scheda 1247 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1247 Fr. Antonio Maria Mansi [*]
Cracovia, prima del 31 X 1919 1
SCRITTI INEDITI

[...]2  ordinato accolito il 10 maggio, al termine del secondo anno di teologia.   Una rievocazione più dettagliata delle virtù di questo santo chierico richiederebbe un lavoro più  ampio.   Egli coltivava in modo sublime l'umiltà, l'obbedienza, la pazienza, la semplicità, la povertà reli giosa, l'amore fraterno, l'impegno nella più esatta osservanza delle regole, la fede più viva, l'attac camento più tenero alla preghiera, alla gloria di Dio, alla Chiesa, al santo Padre e all'Ordine, una  speranza ferma e incrollabile, per cui egli scriveva:   “Voglio chiamarmi fr. Antonio della speranza” e nelle sue composizioni letterarie si firmava:  “Speranza”.   Era felice e gelosissimo custode della sua castità, per il fatto che era pieno d'amore verso la  Ss. Vergine Maria.   Egli poi aveva nascosto tutte le sue virtù e le teneva al sicuro con la pratica di una vita nasco sta, interiore e, con un atteggiamento semplice, sereno, naturale, faceva di tutto per non mettere in  evidenza nessuno dei grandi tesori di cui Dio lo aveva arricchito.   Dotato di particolari capacità, di gusto letterario e artistico, coltivava pure la poesia, la lingua in glese (gli erano particolarmente care le opere di Faber), il canto e la musica, che studiava al Ponti ficio Istituto di Musica Sacra e nella quale lasciava sperare molto bene, a motivo delle sue capacità.   Prendeva nota di tutto ciò che di meglio poteva trovare per la scienza e per la pietà; ha lasciato  alcuni manoscritti, veramente preziosi, dei suoi ricordi e delle sue riflessioni di vita spirituale, che  dimostrano a quale sublime perfezione, prudenza, maturità di giudizio e saggezza il Signore avesse  ormai innalzato questo suo servo in così giovane età.   Nel gennaio 1913 egli aveva letto la biografia di s. Giovanni Berchmans.   Da quel momento si era scelto come modello questo santo studente della Compagnia di Gesù  e gli diceva interiormente:  “Ti terrò sempre davanti agli occhi, o mio caro s. Giovanni Berchmans, o santo che tanto bene  hai fatto alla mia anima”.   In questa breve biografia è impossibile descrivere tutti gli atti di virtù da lui compiuti con vera  perfezione; l'esempio più commovente e mai dimenticato sono i nove giorni della sua ultima malat tia, che furono per tutti una scuola di santità: obbedienza ai superiori, amore filiale verso i genitori,  ai quali rivolgeva un pensiero pieno di affetto, distacco da ogni realtà terrena, conformità alla volon tà di Dio, serenità e gioia del giusto, desiderio di essere sciolto, liberato da questa terra e di avviarsi  verso il cielo.   Consumò le sue ultime energie in una preghiera quasi continua; non interrompeva mai l'unione  della sua mente e del suo cuore con Dio.   Ricevette con grande devozione gli ultimi sacramenti dalle mani di p. Alessandro Basile, S.J.;  ogni giorno chiedeva di poter essere nutrito e fortificato dall'Eucaristia.   Chiedeva al superiore il permesso di cantare qualche canzoncina alla Madonna e, ottenutolo,  intonava il ritornello:   “Sei pura, sei pia, sei bella, o Maria; ogni alma lo sa che madre più dolce il mondo non ha”.   Si realizzava in questo modo la speranza che egli aveva espresso in un inno in onore del beato  Bonaventura da Potenza (da lui composto):  “Agonizzante accanto a Te, cantando "Ave Maria", io possa volare al cielo”.   Nella notte che precedette il suo trapasso offrì a Dio la propria vita in sacrificio per il bene della  Chiesa, per il santo Padre [Benedetto XV] e per l'Ordine.   Dopo il rito funebre in suo suffragio celebrato in collegio, fu sepolto nella tomba dei suoi confra telli nel cimitero chiamato “Campo Verano”.   Il 12 novembre a Ravello  , accanto alla tomba del beato Bonaventura da Potenza, dove avrebbe  voluto celebrare la sua prima Messa, fu celebrato un rito funebre con un discorso commemorativo.   Quale documento della santa disponibilità, della santità di quest'anima, riportiamo qui i senti menti che egli annotò nel proprio diario in data 27 agosto 1915, allorché giunse la notizia di una sua  probabile partenza per la guerra:   “Ed ecco, nei tuoi piani, o Gesù, è giunta ormai l'ora anche per me...   Devo partire...   Sicuramente, sei Tu che lo vuoi, o almeno lo permetti...   Inoltre è conforme ad una ispirazione del tuo cuore paterno che, in quest'ora per me incerta, io  parta, per dare ai miei genitori un segno di riconoscenza e di attaccamento.   Sì, va bene.   Ma... e che sarà di me?   O Gesù, che farò io, barchetta sconquassata in mezzo al mare tempestoso delle occupazioni  mondane?   Ah! Padre buono, Amico fedele, ecco la prima cosa che ti chiedo: se dovrò essere sottoposto a  questa prova, non permettere che io sia sopraffatto da essa, ma che voli sempre con il cuore verso  di Te, o divino Amante, Sposo dell'anima mia!   Ho rinunciato al mondo, perciò, o Gesù, che esso non mi contamini, non divenga mai padrone  del mio cuore, dei miei sentimenti, dei miei pensieri, della mia volontà!   Tornerò, o Signore, a cantare la Tua lode attorno ai Tuoi altari insieme con i numerosi amati  confratelli?   Riprenderò presto la mia dolce occupazione dello studio, il mezzo indispensabile per diventare  un Tuo zelante sacerdote?   Tornerò a scrivere su questi fogli i miei appunti: le consolazioni della mia anima, il mio progres so spirituale, le mie cadute?...   Non lo so.   Ti dico solo questo: lo hai voluto Tu, e io vado a compiere la Tua santissima Volontà.   Dichiaro che voglio compiere sempre questa volontà: può darsi, o Signore, e io non ne dubito,  che la mia natura si agiti, resista e addirittura si ribelli, ma Tu volgi lo sguardo alla mia costante in tenzione; fortificami quando sarò debole; vieni quando sarò barcollante e sorreggimi; perdonami  quando cadrò e rialzami.   Quanto, poi, al motivo che mi strappa dalla mia piccola celletta, non so che cosa dire, o Signo re, non so che cosa scegliere, che cosa chiedere: se essere liberato da questo peso (e confido  fermamente che Tu lo puoi), oppure se andargli addirittura incontro.   Perciò, è meglio che io mi rivolga a Te: Tu conosci la mia natura, le mie forze, quel poco di cui  posso disporre.   Ah! ti supplico, o Padre buono, interèssati Tu di questa faccenda e mettimi dove vuoi.   Devo fare il soldato.   Permettimi, allora, in mezzo a questi spaventosi frangenti, di poter svolgere anche in questa si tuazione la bella missione per la quale mi hai chiamato: sollevare le anime per mezzo delle opere di  misericordia, renderle felici, facendomi guida di molte, molte di esse e conducendole tutte a Te.   Vuoi che io torni e indossi di nuovo il caro abito religioso?   Ah! venga quel momento benedetto e io ti sarò riconoscente con una vita più fervorosa e più  amante della disciplina, con l'obbedienza e con questa amata convivenza fraterna.   In una parola, io dichiaro, o Gesù, che d'ora in poi voglio accettare tutto dalle Tue mani santis sime: vita o morte, consolazioni o tristezza.   Attesto ancora che voglio essere un Tuo fedelissimo amante, voglio amarTi sempre con la  maggior fedeltà possibile, memore dei voti che mi hanno legato dolcemente a Te; voglio essere un  figlio tenerissimo della Tua cara Madre, nelle cui mani pietose spero di consegnare il mio spirito,  finché non mi attirerai a Te per godere eternamente in paradiso.   Così avvenga, o Gesù. Gloria a Gesù, gloria a Maria”.   Dio, però, volle che egli fosse riconosciuto inabile alla vita militare, a causa di un grave disturbo  alla vista.   Preghiamo per quest'anima eletta, con la viva fiducia che egli preghi per noi e ottenga a noi tutti  ciò che lui stesso promise di impetrare in paradiso per coloro che lo hanno assistito e servito duran te l'ultima malattia: una morte serena e gioiosa.   [*] L'asterisco tra le parentesi quadre posto accanto ad alcuni titoli indica che il medesimo titolo - assente sul la rivista in cui venne stampato il documento - è stato composto dal traduttore.



Nota 1247.1 P. Massimiliano stese questa conferenza sulla vita di fr. Antonio Mansi servendosi di una breve biografia  scritta da p. Stefano Ignudi, e la lesse ai chierici di Cracovia durante la seduta del Circolo M.I. il giorno 31 X 1919. Al cuni mesi più tardi la biografia di fr. Antonio Mansi venne pubblicata su una rivista polacca - cf. SK 35.
Nota 1247.2 Manca l'inizio della conferenza, forse un foglio, che conteneva i principali dati biografici di fr. Antonio Man si. Li riprendiamo brevemente dal sunto della conferenza, riportato da p. Alfonso Kolbe in notatki o M.I. Appunti sulla  M.I., pag. 10: fr. Antonio nasce il 19 III 1896 a Londra  , dove i genitori risiedono provvisoriamente; poco dopo la famiglia  torna a Ravello. A tredici anni, il 13 VI, festa di s. Antonio di Padova, entra nel convento di Ravello dei Frati Minori Con ventuali, dove compie gli studi medi. Il 4 X 1914, ad Assisi, emette la professione semplice. Compie il biennio di studi  filosofici a Montottone (Ascoli Piceno  ) e inizia quelli teologici nel collegio serafico internazionale di Roma. Dopo il se condo anno di teologia, durante l'epidemia di febbre spagnola, il 23 X 1918 cade malato e muore il 31 X 1918. P. Mas similiano parla della morte di fr. Antonio anche negli appunti di cronaca (SK 988D, alle date 31 X e 2 XI). Nell'estate  1919 p. Massimiliano visitò a Ravello la casa paterna di fr. Antonio e incontrò i familiari del defunto confratello (cf. SK  988F, giugno 1919).   




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