Scheda 1217 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1217 -  Quel che possiamo
Rycerz Niepokalanej, X 1937, p. 292-293

Quante volte sono giunte ai nostri orecchi queste espressioni rassegnate o addirittura dispera te: non ci riesco, non ce la faccio, mi mancano le forze.   Indubbiamente, nel campo fisico noi abbiamo delle energie limitate: invano qualcuno potrebbe  tentare di sollevare con una mano sola dei pesi di alcune tonnellate.   Ma anche nel campo morale càpita, talvolta, di ascoltare questo stesso lamento: non riesco a  sbarazzarmi di questo difetto; non ho la forza di decidermi ad acquistare questa virtù; questo è su periore alle mie possibilità.   Ma è proprio vero che anche in questo caso noi non ce la possiamo fare?   Eppure s. Paolo afferma espressamente: “Posso tutto”!... Tuttavia egli non interrompe qui la  frase, ma aggiunge: “in Colui che mi dà la forza” [Fil 4, 13]. Solo “senza di me - afferma Gesù stes so - non potete far nulla” [Gv 15, 5].   E perché?   Perché se Dio ci chiede qualcosa, sicuramente ci colma pure di energie, affinché possiamo at tuare la Sua Volontà, a condizione che noi, da parte nostra, non trascuriamo di fare ciò che dipende  da noi.   Per operare bene è indispensabile la grazia divina e l'anima può con tutta sicurezza procurarsi  tale grazia mediante la preghiera.   Noi abbiamo a disposizione un mezzo tanto facile e sicuro per ottenere questo: abbiamo la  Mediatrice di tutte le grazie. È necessario solo che anche noi lo vogliamo veramente e perciò che  La sfuggiamo sempre meno, che La amiamo sempre più ardentemente nelle tentazioni, nelle diffi coltà, nelle contrarietà, riconoscendo la Sua potenza, la Sua universale Mediazione presso Dio, e  che ricorriamo a Lei con tutta fiducia.   Anche noi, allora, potremo tutto, ma in Colui che ci dà la forza attraverso l'Immacolata.   Ecco qui sotto la voce di un'anima, una tra le tante, la quale conferma che tutto è possibile at traverso l'Immacolata:   “Da giovane ero impiegato in un ufficio statale e, trovandomi tra cattivi compagni, avevo dimen ticato la buona formazione ricevuta in famiglia e peggioravo ogni giorno più. Tale maniera di vivere  mi aveva condotto ad una completa depravazione morale; per giunta mi ero dato al vizio del bere.  Dopo un certo tempo cambiai ambiente e mi sforzai di intraprendere un'altra vita, ma non trovavo la  serenità neppure qui. Durante questo periodo, anche se molto di rado e solo per abitudine, mi ac costavo alla confessione e alle funzioni religiose. Qualche anno dopo, rispondendo ad un invito che  mi era stato rivolto, mi abbonai al Rycerz Niepokalanej, ma lo leggevo senza troppa riflessione, anzi  talvolta mi dimenticavo pure di versare la quota d'abbonamento, anche se i soldi mi bastavano per  altre spese meno indispensabili, spesso assolutamente voluttuarie e perfino peccaminose. Vivendo  in tal modo, mi trovai al fondo della degradazione morale e, pur avvertendo in me la voce della co scienza, non mi ritraevo da tale strada.   “Alcuni anni più tardi si abbattè sulla mia vita una grave disgrazia, grave per gli effetti e per le  conseguenze, e con essa vennero le ristrettezze, la miseria; poco mancò che venissi privato  dell'impiego. Quelle disgrazie mi strapparono del tutto qualsiasi voglia di vivere. Mi piombavano ad dosso dei momenti nei quali mi veniva da credere che la mia vita fosse appesa ad un esile filo ed  ero sbattuto dalla tempesta della disperazione e dal pensiero del suicidio.   “Trovandomi in uno stato così pietoso, totalmente abbandonato e deriso dagli uomini, infangato  dalle lingue umane, mentre un giorno me ne stavo seduto nel mio appartamento, mi misi a scorrere  i  vecchi numeri del Rycerz: fu come se una nuova vita incominciasse a risvegliarsi in me. Non a vendo perso del tutto quel bene che mia madre mi aveva insegnato, leggendo il Rycerz Niepokala nej, in particolare i ringraziamenti, pensai che anch'io potevo pregare ancora la Santissima Vergine  Maria, la quale non respinge né disprezza nessuno. Forse potevo ancora ottenere la grazia di con vertirmi e di allontanare da me le disgrazie della vita. Mi proposi di partecipare con assiduità alle  funzioni del mese di maggio e di fare una novena a s. Teresa di Gesù Bambino.   “Dopo un certo tempo sperimentai una profonda serenità interiore e cominciai una vita nuova; e  decisi di rendere pubblica questa grazia.   “E così, non ero rimasto deluso nella fiducia che avevo riposta, poiché la Santissima Vergine  Maria e s. Teresa mi avevano fatto riacquistare la serenità interiore, la salute e in più avevano ridot to il numero delle piccole croci della vita.   “A., impiegato, indegno servo di Maria”.   Se ti stai perdendo d'animo, prova a trarre vantaggio da questa verità e ti convincerai che an che tu puoi tutto attraverso l'Immacolata.   R.N.


Milizia Dell'Immacolata  di Sicilia  

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