Scheda 1113 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1113 - Poveretti... Rycerz Niepokalanej, I 1926, p. 2-7

Nel tempo Egli ha chiamato dal nulla all'esistenza gli esseri spirituali, dotati di ragione e di libe ra volontà.   Come tali, essi dovettero scegliersi coscientemente il proprio avvenire, dare una prova di fedel tà.   Una parte di essi, pur essendo semplici creature, vale a dire un nulla da sé stesse, attribuisco no a se medesimi ciò che sono e vogliono, con le loro sole forze, farsi simili a Dio.   Peccano di orgoglio.   Nel medesimo istante ricevono il castigo meritato, la riprovazione.   Coloro che rimangono fedeli, invece, riconoscendo umilmente la verità, ossia di dover attribuire  a Dio tutto ciò che sono e che possono, e di essere in grado di conoscerlo sempre di più solamente  per mezzo di lui, fonte dell'esistenza, di amarlo, di possederlo sempre di più e quindi di divinizzarsi  (se è lecito esprimersi così) sempre di più, Iddio li ha resi felici con sé, in paradiso.   Iddio, poi,   ha creato altresì un essere di carne: pure a lui ha dato un'anima dotata di ragione e di libera vo lontà. Pure a lui ha offerto un periodo di prova.   Lo spirito superbo, con la permissione di Dio e per l'invidia che prova per la felicità di quest'es sere, lo suggestiona dicendogli che con le sue proprie forze “potrebbe diventare come Dio” [cf. Gen  3, 5]. L'uomo si lascia ingannare, la smania della superbia genera la disobbedienza.   La mente umana, tuttavia, non possiede affatto la chiarezza di conoscenza propria di uno spiri to puro, perciò anche la colpa è minore.   E così Dio non gli infligge una punizione eterna, ma lo condanna alle sofferenze e alla morte.   Chi, pertanto, è in grado di offrire alla giustizia divina una soddisfazione adeguata?   La grandezza di un'offesa si misura con la dignità di colui che è stato offeso, vale a dire Dio in finito. Nessuna creatura finita, dunque, e neppure tutte le creature insieme sono in grado di offrire  una soddisfazione infinita.   Dio, e solamente Dio infinito, può soddisfare in modo infinito.   E avviene una cosa inconcepibile. Dio si abbassa fino alla creatura, si fa uomo per redimerlo e  per insegnargli l'umiltà, il silenzio, l'obbedienza, la verità.   Perché gli uomini possano riconoscerlo, sceglie un uomo, Abramo, e circonda la sua discen denza con una speciale protezione; affinché non perda la fede nel vero Dio, suscita in essa i profeti,  che preannunciano il tempo della Sua venuta, la località e i particolari della Sua vita, morte e resur rezione.   È venuto in una povera stalla, ha preso dimora in una povera casetta, per trent'anni è rimasto  sottomesso in umiltà, ha insegnato un modo di vivere, ha accolto benevolmente i peccatori che fa cevano penitenza, ha rimproverato i farisei ipocriti e infine è stato appeso all'albero della croce, rea lizzando in tal modo le profezie.   L'uomo è stato redento.   Cristo Signore è risorto, ha fondato la sua Chiesa sulla roccia, Pietro, e ha promesso che le  porte degl'inferi non prevarranno contro di essa [cf. Mt 16, 18].   Una parte del popolo ebreo ha riconosciuto in lui il Messia, gli altri, soprattutto i superbi farisei,  non han voluto riconoscerlo, hanno perseguitato i suoi seguaci e hanno dato il via ad un gran nu mero di leggi che obbligavano gli ebrei a perseguitare i cristiani.   Queste leggi, insieme ad alcune narrazioni di rabbini precedenti, furono raccolte nell'anno 80  dopo Cristo dal rabbi Johanan ben Sakai e vennero definitivamente ultimate verso l'anno 200 da  rabbi Jehuda Hannasi e in tal modo ebbe origine la “Misnah”.  I rabbini posteriori aggiunsero ancora molte altre cose alla “Misnah”, così che verso l'anno 500  rabbi Achai ben Huna poté ormai raccogliere queste appendici formando un volume distinto, chia mato “Gemara”.   La “Misnah” e la “Gemara” costituiscono insieme il “Talmud”.   Nel “Talmud” quei rabbini chiamano i cristiani: idolatri, peggiori dei turchi, omicidi, libertini impu ri, sterco, animali in forma umana, peggiori degli animali, figli del diavolo, ecc. I sacerdoti vengono  chiamati “kamarim”, vale a dire indovini, e “galachim” ossia teste pelate, ma in particolare non sop portano le anime consacrate a Dio nella vita religiosa.   Invece che “bejs tefila”, casa di preghiera, chiamano la chiesa “bejs tifla”, casa di scempiaggi ne, di sporcizia.   Le immagini, le medagliette, i rosari, ecc., li chiamano “elylym”, cioè idoli.   Nel “Talmud” le domeniche e le feste vengono denominate “jom ejd”, ossia giorni di perdizione.   Insegnano, inoltre, che ad un ebreo è permesso ingannare, derubare un cristiano, poiché “tutti i  beni dei goim, miscredenti”, vale a dire dei cristiani, “sono come il deserto: il primo che li prende, ne  diviene proprietario” (baba batra).   Quest'opera, quindi, che raccoglie dodici grossi volumi e che spira odio contro Cristo Signore e  i cristiani, viene messa in testa ai rabbini e si obbligano questi ultimi ad istruire il popolo sulla base  di essa, aggiungendo che si tratta di un libro sacro, più importante della s. Scrittura, tanto che Dio  stesso impara il “Talmud” e si consulta con i rabbini esperti nel “Talmud”.   Nulla di strano, quindi, che né un comune ebreo né un rabbino abbia, di solito, un'idea esatta  della religione di Cristo: nutrito unicamente di odio verso il proprio Redentore, sepolto nelle faccen de di ordine temporale, bramoso di oro e di potere, non immagina neppure quanta pace e quanta  felicità offra fin da questa terra il fedele, ardente e generoso amore verso il Crocifisso! come esso  superi tutte le “felicità” dei sensi o dell'intelligenza offerte da questo misero mondo!   Non molto tempo fa mi sono incontrato in treno con un giovane ebreo, che avrà avuto 18 anni  circa. La conversazione si indirizzò sul tema della felicità.   Dichiarò con tutta sincerità che né il denaro né le ricchezze danno la felicità, anzi questa non la  si può trovare neppure nei piaceri dei sensi.  Mentre, tanto desideroso di conoscere la vera fonte della felicità, continuava a trattenersi in  conversazione, improvvisamente si fece udire, dallo scompartimento accanto, la voce di un ebreo  più anziano che lo esortava a non inoltrarsi tanto nell'argomento.   Dispiaciuto per un simile impedimento frapposto alla sua ricerca della verità, il giovane si rivol se all'altro ebreo per chiedergli: “Ditemi voi, allora, come stanno le cose”.   Ma non ricevendo alcuna risposta in proposito, non poté trattenersi dal pronunciare alcune pa role più dure di rimprovero. Vi sono, dunque, anche tra gli ebrei taluni che ricercano la verità, sia tra  la gente comune, sia tra i rabbini.   Sovente capita pure che sincere ricerche, sostenute da ferventi preghiere, accompagnate da  una vita pura, conducano alla conoscenza della verità, alla conversione.   Fece un gran clamore in tutto il mondo la conversione di Ratisbonne, un ebreo accanito, avve nuta dopo che egli aveva accettato la medaglia miracolosa; inoltre, l'istituto religioso da lui fondato  successivamente ha lavato molti suoi connazionali con l'acqua del santo battesimo.   Non dimenticherò mai le preghiere di un ebreo convertito, celebre musico dell'Italia settentrio nale, divenuto poi religioso, francescano, p. Emilio Norsa.   Lo conobbi a Roma.   Amava molto l'Immacolata.   Durante la sua ultima malattia teneva sempre un'immaginetta dell'Immacolata sul tavolino e  spesso la baciava.   Quando gli si diceva che quei momenti di solitudine potevano essere favorevoli per la sua ispi razione musicale, indicava il quadro della Madre di Dio appeso alla parete di fronte a lui e diceva:  “Ecco da dove mi verrà l'ispirazione”.   Ebbene, questo ardente devoto dell'Immacolata, ebreo, sacerdote, dell'Ordine dei PP. France scani, mi chiese di congiungere, nella celebrazione della s. Messa, le sue alle mie intenzioni (sen tendo un momentaneo miglioramento, pensava di riuscire a celebrare la s. Messa per altri tre gior ni). Le intenzioni erano le seguenti:
1) per il santo Padre,
2)  per la pace nel mondo,
3)  per la conversione degli ebrei.
Accogliendo il desiderio del defunto p. Norsa, chiedo anche a voi, egregi lettori, una preghiera  all'Immacolata “per la conversione degli ebrei”, di questo popolo che, com'era solito dire p. Norsa, è  “il più infelice tra tutti i popoli”, poiché sepolto in faccende terrene e passeggere.   Dunque:

1) Ogni membro della Milizia reciti ogni giorno con attenzione e con fervore la nostra giaculato ria: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi, che a Te ricorriamo... e per tutti coloro che a  Te non ricorrono..., in particolare per i massoni...”, poiché i massoni non sono altro che una cricca  organizzata di ebrei fanatici, i quali mirano sconsideratamente, a distruggere la Chiesa Cattolica, al la quale lo stesso   Uomo-Dio ha assicurato che le porte degli inferi non la potranno sopraffare [cf. Mt 16, 18]. Po veretti, pazzi, vanno a sbattere la testa contro una roccia!

2) Quando uno di noi incontra un ebreo, rivolga una breve invocazione all'Immacolata per la  sua conversione, anche se solo mentalmente, ad esempio: “Gesù, Maria”; mentre se capita di in contrare un rabbino, che ha una maggiore responsabilità, poiché deve rendere conto a Dio di se  stesso e di coloro che egli guida, bisogna offrire una preghiera più intensa, magari una “Ave Maria”.
3) Ricordiamoci bene che Gesù è morto per ciascuno, senza tener conto della differenza di na zionalità e che ognuno di noi, quindi anche ogni ebreo, è un ingrato, tuttavia figlio della nostra co mune Madre celeste.   Diamoci da fare con la preghiera (in particolare con la recita del s. rosario), con la mortificazio ne (della vista, dell'udito, del gusto, della volontà), con il buon esempio e, se la prudenza lo permet te, con salutari conversazioni, ma soprattutto con una prudente diffusione della medaglia miracolo sa, anche tra gli smarriti figli di Israele; diamoci da fare per condurre costoro alla conoscenza della  verità e al conseguimento della vera pace e della felicità, attraverso l'offerta incondizionata di se  stessi alla nostra comune Signora e Regina e, per Suo tramite, al Sacratissimo Cuore di Dio Salva tore, che arde d'amore per ogni anima.

4) Per manifestare il proprio amore verso l'Immacolata, ognuno faccia di tutto, secondo quanto  l'abilità dell'intelligenza, la furbizia, la forza di volontà e lo zelo gli permetteranno, per far sì che i  Rycerz Niepokalanej, fin dal presente numero di gennaio, giunga dappertutto, magari anche tra i  non-cattolici, tra gli ebrei, qualora ci sia una speranza che possano leggere.   Nessuno trascuri neppure uno dei propri parenti, dei propri amici, delle persone che conosce  attualmente e che ha conosciuto in passato, sia in patria, sia all'estero.   Dopo aver invocato la benedizione dell'Immacolata - è da Lei, infatti, che dipende tutto il frutto  dei suoi tentativi - esorti tutti, a voce o per lettera, ad abbonarsi al Rycerz Niepokalanej, oppure ci  mandi almeno i loro indirizzi, affinché possiamo far giungere ad essi un numero di propaganda.   Il nostro scopo è chiaro:   L'Immacolata, Regina del cielo, deve essere riconosciuta, e al più presto, quale Regina di tutti  gli uomini e di ogni singola anima, sia in Polonia, sia fuori delle sue frontiere, in ambedue gli emisfe ri della terra. Da questo, osiamo affermare, dipende la pace e la felicità delle singole persone, delle  famiglie, delle nazioni, dell'umanità.   Fin da oggi, dunque, tutti noi, senza tregua alcuna, ponendo tutta la nostra fiducia non nell'oro,  né in una superba presunzione, come i poveri massoni, ma esclusivamente nell'Immacolata, che  può tutto, per la potenza del Figlio Divino, offriamoci fattivamente (con la preghiera, la mortificazio ne e il lavoro) all'Immacolata “senza alcuna riserva”, per divenire, in mano Sua, uno strumento effi cace per la diffusione del suo regno in tutte le anime.   Facciamo ogni sforzo, affinché Ella conquisti il mondo con il suo Rycerz e la sua medaglietta.   Come sarà dolce per noi nell'ultima ora... ricordare il lavoro... le sofferenze... le umiliazioni...  sopportate per Lei, soprattutto se saranno state molte, il maggior numero possibile...

R.N.




Milizia Dell'Immacolata  di Sicilia  

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