Scheda 1028 - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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SK 1028 - Il digiuno quaresimale.
Rycerz Niepokalanej, III 1923, p. 33-35
Una studentessa universitaria mi presenta, a Zakopane, un opuscolo del signor William Rose1 , noto a Cracovia, sull'YMCA e, ricollegandosi ad una mia critica in proposito, mi dice: “Io non ci vedo nulla di male”.   Ho preso l'opuscolo e l'ho esaminato un po' in fretta.   Pur avendo dichiarato di voler lasciare le questioni dogmatiche “agli specialisti, ai sacerdoti”, l'autore non gliele ha lasciate affatto. In realtà, ho notato che in quell'opuscolo si insegna che la re missione dei peccati avviene per mezzo della preghiera, e più oltre si afferma che nel medioevo i fedeli sbagliavano nel mortificare il loro corpo.   Ho avuto altresì l'occasione di parlare di questo stesso argomento con un pastore protestante nella città di N.2 Anch'egli, come in generale i protestanti, inorridiva di fronte alla penitenza e quan do gli ho fatto osservare che s. Paolo confessa: “Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù, perché non succeda che, dopo aver predicato agli altri, venga io stesso squalificato” [1 Cor 9, 27], mi ha risposto che queste cose le ha attuate soltanto san Paolo, mentre gli altri non so no obbligati ad imitarlo.   Anche ai nostri giorni molti desidererebbero abolire qualsiasi mortificazione, poiché il degradato mondo d'oggi cerca la felicità nei piaceri passeggeri, sensuali e spesso anche peccaminosi.   Nondimeno la penitenza non è soltanto un privilegio esclusivo di san Paolo, né un “errore” del medioevo, ma un dovere, un preciso dovere di tutti, poiché nessuno è senza peccato.   E non hanno incominciato a sbagliare soltanto i secoli del medioevo, poiché fin dai primi secoli della Chiesa i fedeli, obbedienti ai comandi di Cristo, tenevano a freno il proprio corpo.   Lo stesso Gesù Cristo nel deserto ha digiunato per quaranta giorni e ha raccomandato di far penitenza sotto la minaccia della perdizione: “Se non farete penitenza perirete tutti insieme” (Lc 13, 5). E san Pietro nel tempio insegnava: “Fate penitenza e convertitevi, affinché siano cancellati i vo stri peccati” (Atti 3, 19).   Già i primi cristiani facevano delle opere penitenziali, anzi tra di essi era già conosciuto anche il digiuno quaresimale.   Lo testimoniano s. Agostino († 430), s. Giovanni Crisostomo († 407), Origene († 253) e s. Ire neo († 202). Essi esortavano i fedeli ad osservare fervorosamente il digiuno quaresimale ed am monivano coloro che non lo osservavano secondo l'austerità del tempo; eppure non si era ancora nei secoli del medioevo.   Chiunque vuol salvarsi, perciò, deve far penitenza.   La santa Chiesa, benché non possa sopprimere completamente la penitenza, tuttavia, in virtù del potere ricevuto da Cristo, determina il modo di far penitenza a seconda dei tempi e dei luoghi.   Uno di tali mezzi di penitenza è anche il digiuno quaresimale che stiamo ora percorrendo.   Nei primi secoli esso era più breve, ma in compenso era notevolmente più austero.   I Didascalia Apostolorum (del III secolo) prescrivono il digiuno, vale a dire la completa astensio ne dal cibo e dalle bevande, nel venerdì e nel sabato della settimana santa, e nei quattro giorni pre cedenti un digiuno a pane, acqua e sale.   Agli inizi del IV secolo si digiunava per 40 giorni, sul modello del digiuno di Gesù, mentre il si nodo di Nicea chiama già questo digiuno (nel canone n. 5) con il nome di “Quadragesima”, quare sima.   In occidente si digiunava per sei settimane eccetto le domeniche, in oriente invece (ad Antio chia, a Costantinopoli) invalse l'usanza di dispensare dal digiuno anche nei sabati, perciò il digiuno iniziava sette settimane prima di Pasqua.   In pratica, dunque, si digiunava 30 giorni.   Solo nel secolo VII a Roma il numero dei giorni di digiuno fu arrotondato a 40, poiché il digiuno iniziava con il mercoledì delle ceneri.   Agli inizi del medioevo tutto il mondo cattolico aveva accolto questa usanza.   Nel sinodo di Benevento Papa Urbano II comandò pure di osservare in tutta la Chiesa l'usanza, già allora antica, di cospargere il capo di cenere, all'inizio del digiuno.   Contemporaneamente ebbero origine anche i nomi delle domeniche di quinquagesima, sessa gesima, settuagesima3 .   Fin dai tempi di Innocenzo IV (1243-1254) in Polonia l'austero digiuno iniziava dalla settuagesi ma.   Questo digiuno era rigido, poiché non erano escluse né le domeniche né i sabati, ed era per messo mangiare soltanto una volta al giorno, per di più escludendo la carne, le uova e i latticini.   Nel secolo XV la Sede Apostolica attenuò i digiuni per i paesi settentrionali, tuttavia i polacchi, nonostante la decisione del sinodo di Włocławek (1248) di iniziare il digiuno dal mercoledì delle ce neri, continuarono a digiunare come in passato.   Nell'anno 1505 Erasmo Ciołek, vescovo di Płock, ottenne, dietro richiesta del re Alessandro, la dispensa dal digiuno nei mercoledi di tutto l'anno; ma neppure questo fu accettato.   Successivamente Pio X permise (in data 5 aprile 1903) per le diocesi del Regno di Polonia l'uso delle carni in tutti i sabati dell'anno, nelle domeniche di quaresima e di fare uso della carne una vol ta al giorno nei lunedì, martedì e giovedì (escluso il giovedì santo) di quaresima. Inoltre, l'astensione dai latticini era limitata al venerdì santo.   Il recentissimo codice di legislazione ecclesiastica4 distingue accuratamente digiuno e astinen za dalla carne.   Digiuna colui il quale mangia fino a saziarsi una sola volta al giorno, mentre al mattino e alla se ra fa uno spuntino leggero, adattandosi alle usanze locali per quel che riguarda la quantità e la qua lità (can. 1251), anche se fa uso di carne.   L'astinenza dalla carne, invece, comporta l'astensione dagli alimenti e dal brodo di carne; non, però, dalle uova e dai latticini.   È permesso, inoltre, condire i cibi con il grasso e mangiare più volte fino a sazietà.   In quaresima il digiuno e l'astinenza sono obbligatori il mercoledì delle ceneri, nei venerdì e nei sabati; il digiuno solo, invece, negli altri giorni della quaresima.   All'astinenza dalla carne sono tenuti tutti coloro che hanno compiuto il settimo anno di vita, mentre al digiuno sono obbligati solamente coloro che hanno compiuto il ventunesimo anno e non hanno ancora iniziato il sessantesimo.   La legge, inoltre, dispensa dal digiuno i malati, i convalescenti e coloro che svolgono un duro lavoro fisico o intellettuale.   Ragioni più gravi sono richieste, invece, per la dispensa dall'astinenza dalla carne.   Solamente un lavoro molto pesante o l'impossibilità, come ad esempio la vita militare, dispen sano da quest'obbligo.   Noi, membri della Milizia dell'Immacolata, per quanto ci è possibile dobbiamo osservare questo santo digiuno con un fervore maggiore, poiché la mortificazione è una potenza, la quale, insieme con la preghiera, ottiene le grazie divine, purifica l'anima, la infiamma d'amore verso Dio e verso il prossimo e sottomette amorosamente le anime a Dio attraverso l'Immacolata.   Rycerz Niepokalanej Nota 1028.1  WILLIAM JOHN ROSE, Duchi praca YMCA - Chrze cia skiego Zwi zku M odych Ludzi w Ameryce Spirito e attività dell'YMCA -

Associazione Cristiana della Gioventù Maschile in America con presentazione del prof. Giuseppe Lewicki, Varsavia 1920.


Nota 1028.2  Nieszawa; il pastore protestante era certamente il Krenz ricordato in SK 61; 62; 65.
Nota 1028.3 Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II queste domeniche che precedevano la quaresima sono state abolite.
Nota 1028.4 Cf. SK 19, nota 3. La legislazione penitenziale fu successivamente modificata, soprattutto in seguito alle indicazioni del Concilio Vaticano II e la costituzione apostolica Paenitemini, promulgata da Paolo VI il 17 II 1966.




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