EUROPA: SOGNO O INCUBO? - Milizia dell'Immacolata di Sicilia

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EUROPA: SOGNO O INCUBO?

Per La Vita
 C’era una volta un sogno, concepito in una grotta dove viveva un eremita. Il sant’uomo aveva deciso di vivere in quell’antro per querere Deum, cercare Dio, e non sapeva che Dio servendosi di lui preparava il sogno di un mondo dove Egli fosse al centro; e di conseguenza ogni persona, ogni cosa, trovassero il giusto posto e vivessero felici, di quella felicità che è possibile su questa terra. Quando l’eremita uscì dalla grotta (era la Pasqua del 500) e fu costretto ad interessarsi ad altri uomini, e a farli vivere insieme dando loro una regola, l’embrione di quel sogno che si chiamò Europa era definitivamente formato. Per mezzo delle abbazie San Benedetto e i suo monaci tramandarono la cultura classica, svilupparono le scienze della terra e dell’allevamento, la botanica e la farmacologia, contribuirono ad  eliminare aborto e schiavitù, e fornirono quel modello di governo e quello stile di vita che ispireranno le corti e la società medioevale. Era nata l’Europa; l’abbazia si fece tavola rotonda. Servirebbe molto spazio per mostrare la filiazione del cosiddetto medioevo da quel genio, santo ed organizzatore, che fu San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. Basti al momento sapere che dopo un paio di secoli, apparve nella storia un altro gigante Carlo Magno, che portò l’embrione europeo alla luce. Nella notte di Natale dell’800 egli verrà incoronato imperatore. Rinasceva l’impero di Roma, col suo diritto e la sua giustizia, ma ora era sacro e cristiano; scriverà in latino da Oslo a Cefalù, pregherà e crederà nella stessa fede. Unto e benedetto dalla Chiesa di Roma, i suoi eroi saranno santi monaci e generosi cavalieri. “Tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli…quando procedevano concordi il sacerdozio e l’impero stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocanza di servigi. Ordinata in tal guisa la società reco frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici che niuno artifizio di nemici potrà falsare od oscurare”(Leone XIII, Immortale Dei). Quell’impero durò 1000 anni e fu il crogiuolo in cui tanti popoli confluirono per dare vita all’Europa e alla sua civiltà.
 
Lo sfacelo che seguì la seconda guerra mondiale, la seconda guerra civile europea, costrinse molti cristiani ad interrogarsi sulla necessità di far rivivere l’unità del vecchio continente in forme nuove. Sarà lo sforzo generoso di Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi,  Robert Schumann (degli ultimi due è in corso la causa di beatificazione) per la creazione di una federazione europea. Si iniziò con la messa in comune delle risorse energetiche, in particolare con la Comunità del Carbone e dell'Acciaio (CECA),  punto di partenza del processo di integrazione europea, che condusse poi alla formazione dell'Unione europea (UE). Dall’unità economica a quella politica. Fu un periodo di grandi speranze. L’Europa, per metà invasa dall’Armata Rossa, per l’altra metà sottomessa all’egemonia USA, tentava la via dell’unità e il ritorno a protagonista della sua storia. La sua arma segreta? L'Europa è cristiana nelle sue stesse radici. Le due forme della grande tradizione della Chiesa, l'occidentale e l'orientale, le due forme di cultura si integrano reciprocamente come i due «polmoni» di un solo organismo (cfr. Redemptoris Mater, 24). Tale è l'eloquenza del passato; tale è l'eredità dei popoli che vivono nel nostro continente. Si potrebbe dire che le due correnti, l'orientale e l'occidentale, sono diventate simultaneamente le prime grandi forme dell'inculturazione della fede, nell'ambito delle quali l'unica e indivisa pienezza, affidata da Cristo alla Chiesa, ha trovato la sua espressione storica. Nelle diverse culture delle nazioni europee, sia in Oriente sia in Occidente, nella musica, nella letteratura, nelle arti figurative e nell'architettura, come anche nei modi di pensare, scorre una comune linfa attinta ad un'unica fonte.” (S. Giovanni Paolo II, Euntes in mundum, 25.01.1988).
 
Quante contestazioni e umiliazioni subì il santo papa polacco per questo suo appassionato richiamo alle radici cristiane! L’Europa degli anni ’80 era ormai cieca dinnanzi all’evidenza storica e sorda al richiamo dei suoi valori fondativi. Il sogno si infranse perché di esso si impossessarono una burocrazia ben pagata e prepotente, i mercati finanziari adoratori del denaro e quelle elitè politiche formate dal laicismo anticristiano e dalla sinistra marxista che controllano la maggioranza delle nazioni occidentali. Da lì partono le pressioni contro le nazioni che ancora si oppongono all’aborto, e la spinta alla parificazione legislativa della famiglia con le unioni omosessuali. Quest’Europa infine assiste compiaciuta al crollo delle nascite, un autentico “suicidio demografico”, per dirla con San Giovanni Paolo II. Essa si è ridotta al grande mercato senza frontiere, realizzato attraverso la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, dove per la legge di mercato si impongono gli Stati e i poteri finanziari più forti. I tecnocrati di Bruxelles stabiliscono le misure standard dei prodotti agricoli, come la lunghezza e la curvatura dei cetrioli, o tentano di proibire la bistecca alla fiorentina e prendono le multe agli stati contravventori. L’U.E. ha sostituito il cittadino con il consumatore; al potere della politica ha sostituito quello della finanza anonima, e per meglio riuscirvi fa la guerra ai “principi non negoziabili” richiamati da Benedetto XVI.  

Tutto ciò passa anche dall’annichilimento, fino all’eliminazione, delle sovranità nazionali. L’ultima parola è a tecnocrati, che non rispondono ad alcun elettore o a governi, ma a club, logge, gruppi di potere. E così “L’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al  congedo dalla storia”  (Benedetto XVI, 24.3.2007), con grande danno per il mondo intero; iniziando dall’Africa.
Bisogna allora ripartire dal senso di comunità, che recuperi la memoria storica, non disprezzando o contrapponendo  le tradizioni dei singoli popoli, ma armonizzandole in nome del comune patrimonio culturale-spirituale, quello delle radici cristiane.


Se non vogliamo che l’Unione Europea sia la continuazione dell’Unione Sovietica, di  cui ha già alcuni tratti, strumento della dittatura del relativismo come l’URSS fu strumento della dittatura del comunismo, dobbiamo riscoprire e valorizzare le  radici cristiane per ragioni di fede, ma anche perché soprattutto il  cristianesimo ha valorizzato la persona umana, esaltandone al massimo la  dignità e  difendendone i diritti reali.  Lo stesso concetto  di persona  umana,  quale ancora lo  intendiamo, è un  prodotto culturale di  quella Croce che gli  eurocrati  vorrebbero  cancellare  dalla storia  e  dal futuro  della nostra terra. Per questa croce, per una società a misura d’uomo secondo il progetto di Dio, per il futuro della patria europea, bisogna impegnarsi con tutte le proprie energie, per evitare che il sogno dei padri si trasformi in incubo.    
 
 

 
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